lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Relazione Garante detenuti, rispettare i diritti umani
Pubblicato il 21-03-2017


detenutiAl termine del primo anno di attività, il Garante Nazionale per i diritti delle persone detenute o private della libertà personale presenta la Relazione annuale al Parlamento. Allo scopo di costruire un sistema di prevenzione delle violazioni dei diritti umani in quei luoghi dove appunto le persone siano private della libertà personale o dove tale libertà sia fortemente limitata.
Il Garante Mauro Palma sottolinea che i richiami della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo del 2013, che ha imposto all’Italia un cambio di passo sulle carceri, “è stato declinato in positivo”. Tuttavia lo stesso Palma comunica che nelle carceri italiane mancano ancora almeno diecimila posti: “a fronte di 55.827 detenuti i posti disponibili sono 45.509”.
Palma annota che nelle carceri italiani, c’è una “questione di genere: la detenzione da sempre è pensata al maschile e applicata alle donne che per la loro scarsa rilevanza numerica rischiano di diventare invisibili e insignificanti per il sistema penale”. Ricorda che “le donne rappresentano il 4,2 per cento della popolazione detenuta e che gli istituti penitenziari femminili sono 4 su tutto il territorio nazionale con una presenza, al 31 dicembre 2016, di 589 donne. Le altre 1.749 sono distribuite nei 46 reparti femminili all’interno di istituti maschili. Per le donne c’è meno spazio vitale e meno locali comuni, meno strutture e minori opportunità rispetto agli uomini”. Sottolinea anche che ci sono anche altre due categorie a rischio: i trans e gli omosessuali. Opportuni richiami: occorre “vedere” queste realtà, esserne consapevoli, operare anche su questi fronti.
“Nonostante questa funzione di garanzia sia stata creata a valle di una sentenza di condanna inflitta all’Italia per violazione dei diritti dell’uomo (sentenza della Corte di Strasburgo del 2013)”, afferma il senatore M5S Stefano Lucidi “e nonostante il fatto che dopo la sentenza si siano verificati gravi episodi di violenza e suicidi nei penitenziari, il Garante denuncia che in Italia non c’è ancora un reato di tortura, provvedimento sepolto nei cassetti delle commissioni parlamentari, mentre indica la necessità di avere un codice identificativo per le forze dell’ordine”.
Dopo la sentenza del 2013, dalla stessa corte sono emerse almeno altre due sentenze (considerando solo la corte di Strasburgo) che meritano attenta considerazione in quanto ricordano, una volta ancora, che: “… in Italia le violenze fisiche e morali deliberatamente perpetrate dalle forze dell’ordine sulle persone in Stato di privazione della libertà personale rimangono per lo più impunite”.
Dopo questa Relazione al Parlamento, dunque, toccherà al Governo agire affinché le Raccomandazioni del Garante vengano applicate.

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