mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi, il Lingotto
e il debito pubblico
Pubblicato il 14-03-2017


Sulla tre giorni del Lingotto, si è detto ovviamente molto. Le analisi sullo storytelling, che avrebbe dovuto rilanciare l’azione di Renzi, sono state le più disparate. E non di rado si sono differenziate per via dell’appartenenza politica.

Molti hanno visto l’ex presidente del consiglio non particolarmente esplosivo; ed uno dei motivi potrebbe essere la non trascurabile posizione di ripartenza di Renzi: ovvero, quella di uno sconfitto.

Egli ha cercato di ricreare (o creare ex novo?) i “recinti ideali” di un partito con un’identità, il quale abbia i caratteri di una sinistra capace di misurarsi con le sfide che il mondo attuale impone.

Ha provato a smarcarsi da un “io”, risultato ingombrante per eccessiva autosufficienza, al fine di far posto ad un “noi” più tranquillizzante e cooperante.

Uno dei punti qualificanti del suo discorso è stata l’importanza della costruzione dell’Unione Europea; lanciando, di conseguenza, la proposta dell’elezione diretta, da parte dei cittadini, del Presidente della Commissione. E non facendosi mancare qualche bordata ai sempre vituperati burocrati, quelli con la matita rossa e blu in mano e solerti sottolineatori dello “zero virgola”.

Si è buttato anima e cuore sulla parola “compagno”, nei confronti della quale mai aveva nutrito particolare trasporto. Ha riaperto le porte delle “Frattocchie”, riconoscendo esplicitamente il ruolo fondamentale della formazione politica per preparare i futuri amministratori. Ha ridato lustro alla territorialità del partito. A quei circoli che, forse, qualcuno pensava di poter rottamare grazie ai sedentari social network. Ma che, e probabilmente non è un caso, hanno garantito la vittoria del “si” al referendum costituzionale, proprio in quelle zone dove sono ancora diffusi: Toscana ed Emilia-Romagna.

Ha invitato ha rivolgersi al futuro senza paura. Ha elogiato, sostanzialmente, il modello Marchionne. Ha ricordato il problema del Sud. E tentato di rivendicare quella parte di azione di governo che ha provato a dare un cambio di passo al paese. Poi, immigrazione, demografia, garantismo e quant’altro.

Insomma, ha cercato di venir fuori da un momento per lui difficile, provando ad uscire dall’angolo, dove anche le inchieste giudiziarie rischiano di prendere sempre il “bersaglio grosso”. Se ci sia riuscito, non è dato ora saperlo. E non è qui che si vuole appurarlo.

Ma c’è stato un grande assente in tutto il discorso renziano, di cui ognuno ormai si è fatta l’idea che vuole. E non è un’assenza qualsiasi, perché, scusate il giro di parole, è una presenza “pesante”. La quale sarebbe buona ad affossare inevitabilmente qualsiasi ottima idea. O a vanificare ogni sforzo programmatico.

Stiamo parlando del debito pubblico, che grava come un macigno sulla nostra condizione presente, e ipoteca, negativamente, anche il futuro.

I dati ci dicono che, attualmente, esso veleggia intorno al 133% del PIL nazionale. Circa 2200 miliardi di euro!

Secondo uno studio dell’Adusbef, il peso del debito sui cittadini italiani è cresciuto in 20 anni di 14.362 euro arrivando alla fine del 2016 a toccare 36.670 euro pro-capite.

Forse, il Lingotto non era il posto giusto per parlare di debito pubblico? Forse, il dover galvanizzare un partito e un paese non rendeva “agibile” un discorso su questo spinoso argomento? Forse, non essendo neanche Renzi riuscito ad uscire indenne dall’aumento del debito, durante il suo governo, si è preferito soprassedere sull’argomento, che è sinonimo (non solo per Renzi) di sconfitta? Forse, la complessità del discorso sul debito pubblico avrebbe reso farraginosa qualsiasi narrazione?

Forse, appunto. Ma se ci si vuole “prendere cura” di questo paese, rispetto soprattutto alle sue generazioni future, bisogna mettere questo problema sul tavolo. Al fine, anche, di non farselo risolvere sempre dai burocrati europei, che chiedono tagli, e sempre tagli, senza alcuna visione politica, che non sia la “linearità” della necessità economica.

Se si parla di “strategia per i prossimi 10 anni”, bisogna fare i conti con questo mostro enorme. “Stabilizzato”, per ora, dalle riserve del cittadino “formica”, con i conti personali in banca. Ma che, ovviamente, è un equilibrio precario, e  che andrà sempre più erodendosi, per via sia della mancanza di lavoro per i giovani, che delle loro misere paghe da prossimi venturi (se non attuali) “working poor” .

Meno soldi nelle tasche, meno welfare per il futuro, importi da fame per le pensioni che verranno, bassa capacità di investimento personale e statale, servizi essenziali (trasporti, per esempio) sempre più cari. Sono questi alcuni dei problemi che si porta dietro la presenza, per il nostro paese, di un debito di tali dimensioni.

Se non si provvede, il “progetto paese” avrà fondamenta incerte ed insicure. E una discussione sull’argomento va iniziata subito, anche a sinistra e, soprattutto, “da sinistra”. Senza aspettare il prossimo governo tecnico, che con tagli “apolitici” lineari, prenderà le risorse anche là dove andrebbero lasciate. Adducendo come giustificazione: “Ce lo chiede l’Europa”.

Raffaele Tedesco

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Commenti all'articolo
  1. Carissimo Raffaele
    Purtroppo la matematica non è un opinione e quando parla con i numeri ci dice che in 1000 giorni di Governo, l’ex Presidente del Consiglio ha aumentato il debito pubblico di 120 Miliardi (5 milioni all’ora) senza che questa enorme massa di miliardi si sia trasformata in beni infrastrutturali.
    Un giovane Presidente, che avrebbe dovuto alleggerire il debito dalle spalle della sua generazione e di quella futura si è reso artefice dell’opposto, ed infatti l’82% dei giovani gli ha votato contro nel Referendum del 4 dicembre.
    Purtroppo l’ex presidente del Consiglio non ha seguito il saggio consiglio che gli aveva indirizzato l’ex Direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli che così si era espresso:
    “ Se Renzi dice di volere essere un Leader moderno deve fare come Cameron che oltre al Governo ha lasciato la guida del Partito conservatore inglese dopo la sconfitta nella Brexit lasciandone ad altri la guida. Rispetto a passate dichiarazioni, Egli riacquisterà credibilità confermando, come dice, di non essere legato alla poltrona per cui avrebbe lasciato anche la Politica in caso di sconfitta. Essendo giovane gli consiglio di saltare un giro, di riflettere sui suoi errori e, fortificato dall’esperienza e dalla competenza che maturerà, si ripresenti rigenerato sotto una nuova veste che comporta anche quella di sapere unire, com’è nella tradizione del centro sinistra. Renzi ha senza dubbio della stoffa: non la faccia logorare e non si metta in condizione di farsi rottamare per incompatibilità con la storia della Sinistra. Ci sono diverse personalità nella Sinistra che in questo momento particolare hanno le qualità e la capacità di svolgere un ruolo di riappacificazione e di unità. Lasci a loro con umiltà questo compito.”
    A parere di versi opinionisti l’ex presidente del Consiglio continua ad essere prigioniero della sua propaganda. Potrà ritornare ad essere il Segretario del PD ma porterà alla sconfitta il centro sinistra avendolo diviso ad iniziare dal suo stesso partito. La nuova Legge elettorale sarà senz’altro di tipo proporzionale, per cui rispetto alla Lista con cui Egli l’aveva pensata con l’Italicum richiederà una Coalizione. Tramontata la stagione del maggioritario per la Coalizione del centro sinistra occorre un Federatore ben accetto con capacità di riappacificare le varie anime che dovranno unirsi se vorranno competere con possibilità di successo verso gli avversari dei 5 Stelle e del centro destra.
    Questa situazione porrà in difficoltà il nostro Partito in quanto con la Segreteria Nencini è stato definito il PSI renziano anziché il PSI coerente con la coalizione di ITALIA BENE COMUNE con cui aveva eletto i suoi rappresentanti in Parlamento.
    Questo è quanto noi Socialisti, nel solco della verità e non della propaganda, dobbiamo avere la chiarezza di affermare se desideriamo, con un’onesta autocritica, riacquistare la nostra identità ed autonomia.
    Caro Raffaele: mi farebbe piacere avere un tuo commento sulle mie riflessioni.
    Fraternamente da Nicola Olanda

  2. Caro Nicola, io condivido le parole e di Paolo Mieli su Renzi. Avrebbe dovuto “saltare un giro”, e rilanciarsi nell’agone politico dopo un periodo di riflessione. Invece, ha voluto rilanciare. E non sa se ha le carte vincenti in mano. Anzi, credo che ora il paese lo veda “come gli altri” politici che lo hanno preceduto. Il sistema di voto di tipo proporzionale, oggettivamente, rende il panorama politico molto diverso. Ed il Renzi del Lingotto ha assunto toni “proporzionalistici”, più concilianti (il “noi”). Basterà? Non lo so, e non poche sono le mie perplessità, alla luce soprattutto di una azione di governo non particolarmente efficace e discontinua rispetto al passato. Vede, si può anche essere “divisivi”, perchè netti e decisi nell’azione. Ma, a questo punto, si dovrebbero vedere i risultati. E se ne sono visti pochi. Sul PSI faccio delle valutazioni da osservatore. E credo che scegliere di stare con Renzi non sia un male in se. Il problema si pone rispetto alla capacità di un partito, piccolo che sia, di incidere nella politica. Avviene questo? E se non avviene,, perchè? Il partito cresce o meno? E’ un discorso che esula dalle alleanze in se, come lei ben comprenderà. La ringrazio davvero molto per la sua attenzione e per le sue considerazioni. Un saluto fraterno, Raffaele Tedesco

  3. Carissimo Raffaele
    Mi sono premesso di darti del tu come di consuetudine facciamo sull’Avanti, per cui se avremo in futuro occasione per scambiarci delle opinioni e riflessioni avrei piacere di interloquire con questa tradizione con cui ci rapportiamo.
    Ti ringrazio del tuo contributo di qualità che periodicamente ci offri sull’Avanti come della personale attenzione che hai prestato al mio invito.
    Ti auguro ogni bene accompagnandolo con un caro fraterno saluto.
    Nicola Olanda

  4. Caro Nicola, condivido, e con piacere, il fatto che tra compagni si usi il “tu”. Sarò sempre molto lieto di interloquire e scambiare opinioni. E’ il sale di ogni virtuosa comunità, e ne abbiamo tutti bisogno. Ringrazio te per l’attenzione .
    Un fraterno saluto
    Raffaele

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