lunedì, 24 aprile 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Renzi e la fine di Craxi
Pubblicato il 03-03-2017


Non sto paragonando Renzi a Craxi e lo scrivo subito per non generare equivoci e commenti fuori luogo. Craxi era diverso da Renzi per stile, esperienza e cultura politica. Tuttavia ragioniamo su quel che avvenne nel 1992 e su quel che sta avvenendo in queste settimane. Alle elezioni dell’aprile del 1992 il Psi perse lo 0,7 per cento. Si interruppe, a causa dell’avanzata della Lega al Nord, e questo anche come effetto di errori politici del Psi dopo l’ottantanove, la cosiddetta onda lunga socialista. Il mese prima era stato arrestato Mario Chiesa. Dopo il risultato elettorale, che segnò il primo indebolimento politico di Craxi, la Procura di Milano iniziò a dar la caccia al cinghialone, prima con gli avvisi di garanzia agli ex sindaci di Milano Tognoli e Pillitteri e poi, in un crescendo impressionante di provvedimenti giudiziari che costarono la vita a Moroni, Amorese e Balzamo, arrivò a colpire direttamente Craxi nel dicembre dello stesso anno.

Se le elezioni del 1992 avessero segnato una vittoria socialista e un conseguente rafforzamento del leader del Psi la magistratura avrebbe orientato nella stessa direzione le indagini? Ne dubito. Come mai, l’anno prima, la cosiddetta Duomo connection finì in una bolla di sapone? E davvero i magistrati milanesi e Di Pietro in primis non conoscevano, anche nei dettagli, il livello di coinvolgimento dei partiti meneghini nel reperimento illegale di risorse? Sarebbe difficile da credere. Scelsero il momento propizio. Non sono stati loro stessi a suggerire, nel maggio, al neo presidente della Repubblica, eletto anche su indicazione di Craxi, Oscar Luigi Scalfaro, di non dare al segretario del Psi l’incarico di formare il governo? Cosa sarebbe successo se Scalfaro, anziché piegarsi alla volontà di Borrelli, avesse mantenuto fede alle promesse? Come mai il nuovo presidente del Consiglio Giuliano Amato, assieme ai presidenti di Camera e Senato, Napolitano e Spadolini, sono stati, assieme allo stesso Scalfaro, tra i pochi esentati da inchieste e da avvisi di garanzia? Un quadrilatero del potere con scudo giudiziario. Questo lodo sarebbe stato applicato anche a Craxi, da presidente del Consiglio? Domande che rimandano a una risposta logica.

Oggi Renzi viene investito da un ciclone politico, mediatico, giudiziario, un mix bestiale, da cui non se ne esce. Si fa presto oggi a sostenere che un avviso di garanzia non é una condanna. Lo era eccome ai tempi di Tangentopoli e purtroppo lo é anche oggi nell’intreccio tra clamore dell’azione giudiziaria, processi sommari dell’opinione pubblica, amplificazione da parte degli organi di informazione. Lotti é indagato, ma non condannato. Eppure anche autorevoli esponenti del Pd, oltre naturalmente agli scissionisti, ne chiedono la rimozione da ministro. Quel che sta avvenendo merita la stessa domanda rivolta precedentemente. E cioè: se Renzi, anziché perdere il referendum, l’avesse vinto, si sarebbe mossa la magistratura contro Lotti e sarebbero uscite le gravi notizie di coinvolgimento di papà Tiziano nello scandalo Consip?

Se Renzi avesse vinto il referendum probabilmente non ci sarebbero state la scissione, la sfida all’okay Koral di Emiliano, la dissociazione di Orlando, forse non si sarebbero nemmeno verificati i fuorionda di Delrio. E’ evidente che la magistratura ha atteso il momento propizio. Una sconfitta elettorale, una scissione, l’avvento di stupide primarie con un aspro, lacerante, pericoloso conflitto interno, hanno aperto il varco. Poco importa che la stessa vicenda fosse nota ben prima. Per agire sulla politica l’ordine giudiziario ha bisogno del consenso, al quale poi si adeguano pedissequamente gli organi d’informazione. Tutto chiaro. Vedremo gli sviluppi, anche se ormai l’alleanza esplosiva tra magistrati e mass media pare consacrata. Sono venticinque anni che l’Italia attende una riforma della giustizia di stampo europeo con magistratura inquirente e giudicante assolutamente autonome e indipendenti nelle carriere e negli organi di autogoverno. Non si può scherzare su questo e poi lamentarsi degli effetti solo quando si é colpiti. Verrebbe proprio voglia di dire: chi é causa del suo mal…

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Quello che colpisce Matteo Renzi è lo stesso odio che colpì Bettino Craxi. Dopo Craxi, Silvio Berlusconi raccolse il testimone. Tre anni fa l’ha consegnato a Renzi che oggi sta combattendo la sua battaglia.
    E’ un odio non solo comunista. Ha delle radici antiche, le stesse dei burocrati della pubblica amministrazione, che nutrono un mostro antimoderno, allergico al fare, nemico dell’efficienza e della produttività. Negli anni sessanta fece tre vittime: Adriano Olivetti, colpevole di aver inventato il calcolatore elettronico a transistor; Enrico Mattei, colpevole di aver fatto diventare l’Italia una potenza internazionale degli idrocarburi; Felice Ippolito, colpevole dei aver creato l’industria nucleare italiana, allora prima nel mondo. I suicidi di Raul Gardini e di Gabriele Cagliari ai tempi di tangentopoli riecheggiavano reminescenze della guerra di trent’anni prima. Morti, accuse ridicole dipinte come infamanti, successori alla guida di Olivetti, ENI, CNEN impegnati a cancellare la scuola, la cultura e la memoria dei loro predecessori.
    Noi socialisti dobbiamo sostenere Matteo Renzi, aiutarlo a trovare forza e coraggio per vincere la sua battaglia, che è anche la nostra. Almeno io farò così. E facendolo onorerò la memoria di Bettino Craxi percorrendo un altro tratto di strada.

  2. Carissimo mauro
    Hai fatto bene a ricordare il crescendo della Magistratura verso Craxi ed il PSI.
    Forse se il nostro Statista Bettino non avesse commesso l’errore di NON staccarsi dalla DC dopo la caduta del Muro del 1989 e successivamente di non avere seguito i consigli di Martelli sulla moralizzazione del PSI, l’epilogo della prima Repubblica sarebbe stato diverso.
    Venendo a Renzi, l’ex Direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli, ha affermato che se Renzi avesse voluto confermare di volere essere un Leader moderno, avrebbe dovuto fare come Cameron che, oltre al Governo ha lasciato la guida del Partito conservatore inglese dopo la sconfitta nella Brexit lasciandone la guida ad altri.
    Rispetto a passate dichiarazioni, Egli avrebbe riacquistato affidabilità confermando, come disse, di non essere legato alla poltrona e che avrebbe lasciato la politica. Essendo giovane gli consigliava di SALTARE UN GIRO, di riflettere sui suoi errori e, fortificato dall’esperienza e dalla competenza che avrebbe maturato, si poteva ripresentare rigenerato anziché farsi logorare e mettersi in condizione di farsi rottamare per incompatibilità con la storia della Sinistra. Ci sono diverse personalità nella Sinistra che in questo momento particolare hanno le qualità e la capacità di svolgere un ruolo di riappacificazione e di unità. Lasci a loro con umiltà questo compito. La Coalizione di centro sinistra avrà bisogno di un candidato Premier che dovrà avere le caratteristiche di un vero Federatore con caratteristiche riconosciute di saper unire le forze della Sinistra anziché dividerle.
    Com’è possibile accettare che questo candidato sia Renzi, quando non è stato in grado di tenere unito neanche il PD conducendolo anche alla scissione??
    Carissimo Mauro: noi Socialisti ci stiamo riflettendo su ciò prendendone le misure e le azioni necessarie??
    I risultati di queste divisioni si stanno già riscontrando nei sondaggi. Si rischia che se non ci riusciranno i 5 Stelle, sarà Berlusconi, che ha le capacità di unire il diavolo e l’acqua santa, che ricondurrà all’opposizione questo centro sinistra diviso e lacerato.
    Penso che all’interesse di UNO o di pochi sia da far prevalere quello della Comunità del centrosinistra.
    Che ne pensi??
    Je suis socialiste

  3. Caro Direttore tu scrivi “Sono venticinque anni che l’Italia attende una riforma della giustizia di stampo europeo con magistratura inquirente e giudicante assolutamente autonome e indipendenti nelle carriere e negli organi di autogoverno.” ma se la seconda carica dello stato è un magistrato e più deputati provengono dalla stessa casta, come si può pretendere che chi amministra li dentro, seghi il ramo su cui è seduto? Ai magistrati non dovrebbe essere concesso di tornare ad asercitare nell’ambito giudiziario dopo una esperienza elettiva.

  4. Come posso non condividere questo articolo del Direttore dell’Avanti! che, in un italiano giornalistico, professionale, schietto ed essenziale, ha tradotto ciò che ieri io stesso ho “postato” sulla mia molto meno importante bacheca di Facebook . Ce n’è di che riflettere su questi fatti, spcialmente da parte dei “sicari” di allora, vittime oggi dello stesso sistema e degli stessi persecutori, sempre assoldabili.

  5. Sono piuttosto d’accordo con Nicola Olanda, non si può non avere presente che è stato lo stesso Renzi, nonostante molti gli dicessero di non assumenre tale posizione, a dichiare a destra e a manca che se perdeva il referendum andava a casa, ‘ ci ho messo la faccia’ ( cultura da face book) come dire ‘l’etat c’est moi’, etc. Ne abbiamo già parlato. Non possiamo avere certezza che se avesse vinto la Magistratura non avrebbe inquisito suo padre ( cultura italica, se il padre è reo anche il figlio lo è o vicevresa). Sulla indipensabile riforma della Magristratura, e della Giustizia, sono completamente d’accordo. Sarebbe tutto da rifare, a prtire dal linguaggio giuridico, dal fatto che alcuni o molti, non son, processi li vince chi sa mentaire meglio, da una parte e dall’altra, e che i casi di accaniento giudiziario sono sotto gli occhi di tutti, come lo sono le scarcerazioni facili..

Lascia un commento