sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Riformisti, garantisti, però…
Pubblicato il 16-03-2017


Nel lessico della politica italiana ci sono qualificazioni ricorrenti che nella storia hanno ottenuto alterni consensi. Pensiamo a quello di riformista. Nato per contrapporsi al rivoluzionarismo, al massimalismo, al comunismo, é stato usato per decenni come un termine negativo, che significava cedimento, se non tradimento. Se il Pci di Berlinguer é arrivato al punto da definirsi “conservatore e rivoluzionario” ma mai riformista, il Psi di Craxi dal congresso di Palermo del 1981 é stato guidato da una maggioranza esplicitamente riformista. Solo nel 1989, dopo la svolta della Bolognina, Napolitano e i suoi diedero vita alla corrente riformista (ex migliorista) che restò però fortemente minoritaria nel nuovo partito.

Anche nel 1994 il polo che si formò a sinistra volle battezzarsi cone “progressista” e non riformista, mentre il Pds, poi Diesse, unì i termini di “democratico”
e “di sinistra”. Il Pd eliminò quest’ultimo, mentre i fuoriusciti mantengono per loro quello di “democratici”, recuperando il vecchio termine di “progressisti”. Anche Pisapia parla di un fantomatico “Campo progressista”, mentre l’unico che rispolvera il vocabolo “riformista” é il neo partito di Fitto che lo unisce al suo opposto, cioè al termine “conservatore”. Se però a ciascuno di loro tu chiedi se si ritiene riformista, tutti più o meno diranno di sì. A sinistra, al centro e anche a destra. Sono riformisti latenti, timidi, senza esplicitarlo. In fondo il riformismo é parte integrante della storia socialista. Sarà per questo?

E’ un po’ così anche per il termine “garantista”. Usato negli anni settanta come qualificazione di una certa sinistra che difendeva i giovani estremisti, negli anni novanta é divenuto sinonimo di tendenza alla complicità cogli imputati di Tangentopoli. Nessuno o quasi nessuno allora si definiva garantista per timore d’esser scambiato con uno che giustificava le azioni dei corrotti e intendeva mettere bastoni tra le ruote ai magistrati. Allora un’avviso di garanzia era una condanna, e bastava per pretendere le dimissioni da qualsiasi incarico pubblico, per distruggere una carriera politica, per affossare un partito. Chi era garantista nel biennio giudiziario 1992-94? Non certo il Pds, amico e succube dei magistrati, ma nemmeno la destra, con le tivù di Berlusconi al servizio di Di Pietro e con l’Indipendente di Feltri a caccia del cinghialone, mentre la Lega alzava i cappi e l’Msi circondava la sede del Psi. Il garantismo é parte della storia liberale, libertaria, radicale. Quanto ha mai contato in Italia?

Quant’acqua é passata sotto i ponti da allora. Oggi sono, quasi, tutti garantisti, nessuno, o quasi, ritiene l’avviso di garanzia una condanna e in base a questo assunto non rivendica le dimissioni di un esponente da un incarico pubblico. Però il garantismo é molto più praticato cogli amici che nei confronti degli avversari. Grillo non pretende le dimissioni della Raggi, ma di Lotti sì. Il Pd difende Lotti, ma verso Berlusconi non ha mai fatto sconti, mentre il Pds presentò una mozione di sfiducia contro il ministro Mancuso solo perché in scarsa sintonia coi magistrati di Milano. I fuoriusciti dal Pd chiedono il ritiro delle deleghe per Lotti, ma non per Bubbico, sottosegretario e loro seguace, la Lega ha votato per le dimissioni di Lotti, ma si é tenuto per anni Formigoni che gli avvisi di garanzia non li contava neanche più. Potrei continuare a lungo.

Devo invece dare atto a Forza Italia di avere sempre mantenuto sull’argomento una posizione coerente e anche a Renzi, almeno negli ultimi tre anni, di avere difeso anche i suoi avversari, dopo la posizione, questa sì incomprensibilmente accusatoria, verso la Cancellieri. Al Lingotto é stata invitata e applaudita Emma Bonino. Può essere l’inizio di una nuova fase di difesa dei diritti e delle libertà, certificata anche dall’approvazione della legge sulle unioni civili e dal sostegno a quella sul fine vita. Manca solo la presentazione e approvazione di una riforma della giustizia che separi le carriere dei magistrati e che, conseguentemente, separi il Csm in due. Per essere garantisti davvero bisogna anche intervenire perché i magistrati siano indipendenti non solo dal potere politico, ma anche tra accusa e giudizio. Perché la giustizia sia giusta, come dicevamo noi durante la campagna referendaria del 1987 e come oggi sostiene lo stesso Renzi.

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Commenti all'articolo
  1. Ben venga il garantismo a trecentosessanta gradi da parte di chi in precedenza era semmai tentato di applicarlo a senso alterno, a seconda della convenienza politica, ma i non pochi anni durante i quali “un’avviso di garanzia era una condanna, e bastava per pretendere le dimissioni da qualsiasi incarico pubblico…”, come ricorda il Direttore, hanno immesso nel sentire comune parecchi impulsi “giustizialisti” che non si estingueranno facilmente, e pezzi della politica potranno essere indotti a corrervi dietro per non perdere consensi, o per guadagnarli.

    Più in generale, non riesco francamente a comprendere come mai chi si ritiene erede del riformismo craxiano – il Psi di Craxi dal congresso di Palermo del 1981 è stato guidato da una maggioranza definita come riformista, per dirla col Direttore – continui a mantenere una alleanza organica, e per così dire “blindata”, con una sinistra che col riformismo sembra aver ben poca dimestichezza, tanto che sui VOUCHER propone “nessuna modifica ma abolizione totale”, come leggiamo in altro articolo di questo giornale dal titolo “INDIETRO TUTTA”, una posizione che a me sembra essere per l’appunto poco riformista.

    Paolo B. 16.03.2017

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