domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, salgono debito pubblico e inflazione
Pubblicato il 15-03-2017


Bankitalia-debito pubblicoUna notizia apparentemente sconfortante arriva dal report Finanza pubblica, Fabbisogno e Debito della Banca d’Italia. A gennaio il debito della Pubblica amministrazione è arrivato a 2.250,4 miliardi con un incremento di 32,7 miliardi. Dalla nota di Bankitalia, la spiegazione è piuttosto tranquillizzante: “L’incremento è dovuto all’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (34,3 miliardi, a 77,4; 63,5 miliardi alla fine di gennaio del 2016), solo in parte compensato dall’avanzo di cassa (1,3 miliardi) e dall’effetto complessivo degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione del cambio dell’euro (0,4 miliardi)”.

La nota di Bankitalia conclude: “Nello stesso periodo le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 35,4 miliardi, in aumento del 3,3% rispetto allo stesso mese del 2016. Tuttavia, al netto di alcune disomogeneità contabili che riguardano principalmente gli incassi dell’IVA e dell’IRPEF, si può’ stimare che l’incremento sia stato più’ contenuto”.

La situazione del debito pubblico potrebbe migliorare a febbraio anche se con effetti di breve periodo considerando i dati Istat per effetto dell’inflazione di febbraio 2017 e per l’andamento del commercio nel mese di gennaio 2017.

Il comunicato dell’Istat recita: “L’accelerazione dell’inflazione a febbraio 2017, è da ascrivere principalmente all’accelerazione della crescita dei prezzi delle componenti maggiormente volatili, ossia gli Alimentari non lavorati (+8,8%, era +5,3% a gennaio) e i Beni energetici non regolamentati (+12,1%, da +9,0% del mese precedente) alla quale si sommano la dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,4%, in accelerazione dal +1,0% di gennaio) e l’attenuazione della flessione di quelli dei Beni energetici regolamentati (-1,6%, dal -2,8% del mese precedente). Di conseguenza, l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale di appena un decimo di punto (+0,6%, da +0,5% del mese precedente) mentre quella al netto dei soli Beni energetici si porta a +1,3%, da +0,8% di gennaio. L’aumento congiunturale dell’indice generale dei prezzi al consumo è principalmente dovuto ai rialzi dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+3,0%), dei Beni energetici regolamentati e non (rispettivamente +1,1% e +0,5%) e dei Servizi relativi ai trasporti (+1,0%). Su base annua la crescita dei prezzi dei beni (+2,0%, da +1,2% di gennaio) segna un’accelerazione più marcata rispetto a quella dei servizi (+0,9%, da +0,7% del mese precedente). Di conseguenza, rispetto a gennaio, il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni si amplia, portandosi a meno 1,1 punti percentuali (da meno 0,5 di gennaio).

L’inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,1% per l’indice generale e +0,1% per la componente di fondo. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dell’1,1% su base mensile e del 3,1% su base annua (era +1,9% a gennaio).

I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto aumentano dello 0,7% in termini congiunturali e del 3,2% su base annua, da +2,2% del mese precedente. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) aumenta dello 0,2% su base congiunturale e dell’1,6% su base annua (da +1,0% di gennaio), confermando la stima preliminare.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,4% su base mensile e dell’1,5% nei confronti di febbraio 2016”.

Il ritorno dell’inflazione, in assenza di aumenti salariali, rappresenta un aumento degli oneri per le famiglie con una diminuzione della capacità di risparmio. Dalle affermazioni del presidente dell’Unione Nazionale dei Consumatori, Massimiliano Dona, : “Per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, il balzo dell’inflazione all’1,6% significa avere una maggior spesa annua di 608 euro, 234 euro per il solo carrello della spesa, ossia per la spesa di tutti i giorni”.

Secondo i calcoli dell’associazione, l’incremento dei prezzi dell’1,6% significa pagare, in termini di aumento del costo della vita, per la famiglia media Istat da 2,4 componenti, 480 euro in più nei dodici mesi, per una coppia con un figlio la stangata è di 571 euro in più su base annua. Per un pensionato con più di 65 anni, la maggior spesa è pari a 315 euro, 322 euro per un single con meno di 35 anni, 466 euro per una coppia giovane senza figli. L’Unc ha poi stilato la classifica delle città più care d’Italia. In testa alla classifica c’è Bolzano, dove l’inflazione del 2,2% si traduce in una batosta, per una famiglia di 4 persone, di 1190 euro l’anno. Segue Milano, dove l’inflazione del 2,1% determina un aumento del costo della vita pari a 1078 euro e Trento, dove il rialzo dei prezzi del 2,2% comporta una maggior spesa annua di 896 euro.

Sull’inflazione ha influito anche l’incremento congiunturale generalizzato nel mese di gennaio delle vendite al dettaglio con un +1,4% in valore su base mensile (al top da cinque anni) e +1,1% in volume. Sempre dai dati Istat, su base annuale, invece, rispetto a gennaio 2016, le vendite al dettaglio segnano un -0,1% in valore ed un -1% in volume. Le vendite di alimentari hanno segnato +2,3% in valore e +1,9% in volume, mentre quelle dei non alimentari sia in volume che in valore si sono attestate a +0,8%. La forbice fra grande distribuzione e piccola distribuzione è in aumento poiché la grande distribuzione segna su base tendenziale +1,2% mentre la piccola distribuzione registra un -1,4%.

Complessivamente, permane una situazione tendenzialmente stagnante con andamento altalenante nel breve e brevissimo periodo.

Salvatore Rondello

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