sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Schulz contro Merkel
antidoto ai populismi
Pubblicato il 22-03-2017


E’ ricorrente contro gli attacchi terroristici in Europa l’affermazione “Guai a farsi prendere dalla sindrome della paralisi, occorre intervenire e prendere le misure necessarie per ritornare ad una vita normale, migliore antidoto contro chi vorrebbe trascinarci in una spirale di violenza e di paralisi” Mi pare che un’analoga condotta dovrebbe essere adottata contro i populismi che per via democratica, in un crescendo contenuto com’è accaduto in Olanda, tentano l’assalto al potere per realizzare i loro devastanti obbiettivi.

Ebbene è proprio la dialettica democratica e la salvaguardia delle istituzioni a rappresentare la strada maestra per il riassorbimento dei conati antidemocratici ed antisistema. La discesa in campo di Schulz contro la Merkel, nonostante la grande coalizione che governa la Germania, obbedisce in pieno alla logica della fisiologia del ricambio democratico e riduce lo spazio alle forze più estreme specie se antisistema. Chi rischia di più in questo scontro è certamente la Merkel perché insidiata a destra, su quella destra che vittoriosamente fino ad oggi era riuscita quasi ovunque a tenere sotto la soglia del 5% che dà accesso alle istituzioni. Che l’aria fosse cambiata è apparso chiaro nelle elezioni nei lender, anche in quelli in cui la situazione economica non offriva alibi a dissociazioni, prova provata che soffiava un vento che prescindeva dal giudizio sul governo locale. Tanto per intenderci soffiava il vento trumpiano che già inaspettatamente aveva fatto perdere ad Obama la maggioranza al Senato pur avendo registrato evidenti successi sul piano degli investimenti e del lavoro. E’ il grande tsunami delle migrazioni di massa destinate a durare ed accrescersi a far temere il peggio e la destabilizzazione degli equilibri raggiunti in ogni singolo Paese. Non meraviglia che la ricetta nel breve più accattivante è quella della chiusura nazionalista (“Prima gli americani! Coniugata poi secondo i diversi Paesi in preda agli stessi fenomeni).

Tornando a Schulz ed alla sua sfida alla Merkel c’è da notare, con onore per i socialisti francesi, che la scelta europeista non è affatto messa in discussione quanto piuttosto le misure da mettere inatto laddove il disagio sociale è più forte e proprio per questo potrebbero aprirsi ulteriori varchi alle forze euroscettiche ed antieuropeiste per rifugiarsi nelle autarchie nazionali con una perdita certa nell’agone globale inarrestabile ma che solo entità sovranazionali possono essere in grado di contenere e governare. Gli obbiettivi enunciati da Schulz vanno da maggiori investimenti verso le fasce più deboli, in particolare per le pensioni, per l’assistenza e per l’istruzione. Come coprire i costi relativi non è dato ancora sapere e lo stesso Schulz ha rimandato al programma vero e proprio in corso di definizione. Le tre linee maestre indicate per caratterizzare la sfida socialista si riassumono in più giustizia sociale, più rispetto e dignità per ciascun cittadino. Basterà questa dialettica contrapposizione elettorale a frenare e riassorbire i populismi sulla cresta dell’onda? Un dato è certo che lo scontro in Germania avviene come in passato con la rete di protezione della grande coalizione anche se gli equilibri interni potrebbero mutare e verificarsi il sorpasso di Schulz sulla MerKel e questa a sua vota rifarsi a livello europeo. Inutile dire che da noi è tutto più complicato e difficile e che fino ad ora, a partire dalla legge elettorale navighiamo a vista… corta.

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