martedì, 25 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

OLTRE IL LIMITE
Pubblicato il 13-03-2017


ambasciata olandese turchiaUna decisione mai presa prima dalla Seconda guerra mondiale, un Paese alle porte dell’Europa che spaventa e un Vecchio Continente che cerca di tenere duro di fronte alle provocazioni di chi ha superato ogni limite invalicabile.
È tutto pronto, Erdogan prepara da tempo di fare della Turchia una Repubblica presidenziale, garantendogli per legge lo strapotere che esercita già di fatto da oltre due anni. Il prossimo 16 aprile gli elettori turchi sono chiamati a pronunciarsi su un referendum costituzionale che dovrebbe consegnare tutti i poteri nelle mani del presidente. E anche se la popolarità di Erdogan è altissima, l’esito della consultazione non è così scontato. Il presidente vuole il plebiscito popolare, e ha bisogno (visto che non sempre le elezioni politiche sono state a lui favorevoli quanto avrebbe voluto) anche del voto dei turchi all’estero, inoltre in patria nei sondaggi il no alla riforma è in netto vantaggio sul sì.
Erdogan punta sull’Europa e in particolare su quei Paesi in cui vive una grande comunità turca: la Germania e l’Olanda hanno rispettivamente un milione e 240mila turchi con diritto di voto ed è lì che si è consumata la più grande crisi diplomatica, soprattutto nei Paesi Bassi, già in difficoltà per via delle delicate elezioni di mercoledì 15 marzo e non voleva alimentare tensioni. La destra xenofoba preme per divenire il primo partito, l’asse di tutta la politica si è spostato a destra e nessuno par disposto a sembrare cedevole di fronte a chi è sì alleato Nato, ma soprattutto Paese d’origine di immigrati musulmani.
La disputa diplomatica tra Ankara e Amsterdam è nata dal proposito dei ministri turchi di fare campagna elettorale tra gli emigranti turchi. Le autorità turche hanno fatto chiudere l’ambasciata olandese ad Ankara e il consolato olandese a Istanbul, in cima al quale un uomo non identificato ha issato la bandiera turca al posto di quella olandese, mentre gruppi di dimostranti gridavano in strada “Allahu Akbar” e insulti contro la “maledetta e razzista Olanda”.
Ma a stupire è anche la sfrontatezza di Ankara: il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha annunciato l’intenzione di comiziare a Rotterdam due ore prima di prendere il volo da Ankara. Così come la ministra per la famiglia Fatma Betül Sayan che ha raggiunto l’Olanda in auto dalla Germania. Il sindaco di Rotterdam Ahmed Aboutaleb ha subito fatto sapere che il console generale turco era colpevole di uno ”scandaloso inganno”, dal momento che aveva negato che la ministra stesse arrivando. Il primo ministro Mark Rutte si è detto “scioccato” soprattutto dalla decisione della ministra Fatma Betul Sayan Kaya di voler raggiungere la sede del comizio di Rotterdam in auto nonostante il governo olandese avesse fatto capire come l’iniziativa fosse ritenuta inopportuna. Non solo, ma il Primo ministro Rutte ha provato anche ada abbassare i toni. “Vogliamo frenare, ma se i turchi insistono ad alzare la tensione risponderemo adeguatamente”, ha affermato ieri Rutte, rendendo noto di aver parlato oggi per otto volte al telefono con il premier turco per “cercare di giungere a una soluzione”. Come risposta invece ha ottenuto che il presidente turco aizzasse ancora di più i suoi connazionali. ”L’Europa ha detto qualcosa? No. Perché? Perché non si danno fastidio a vicenda. L’Olanda sta agendo come una repubblica delle banane”, ha detto Erdogan in un discorso tenuto nella provincia nordoccidentale di Kocaeli. ”Chiedo alle organizzazioni internazionali in Europa e ovunque di imporre sanzioni sull’Olanda”, ha detto. Intanto in Olanda la polizia ha proceduto all’arresto di 12 persone che ieri hanno inscenato davanti al consolato turco di Rotterdam una nuova protesta degenerata in disordini. La portavoce della polizia ha dichiarato che gli arresti sono conseguenti alle violenze e all’attentato all’ordine pubblico imputabili ai turco-olandesi – una comunità di 500mila persone, molte delle quali con doppia nazionalità – che armati di bottiglie e sassi si sono scontrati con gli agenti in assetto antisommossa. Inoltre  la polizia e le forze speciali olandesi sono state costrette a blindare l’area attorno al Consolato di Ankara perché migliaia di dimostranti turchi che vivono in Olanda, che impugnavano bandiere con l’effigie di Erdogan, stavano cercando di raggiungere la sede consolare per protestare contro la decisione del governo dell’Aja.
Ma in realtà l’Europa non è rimasta a guardare. Sul tono e il contenuto delle accuse rivolte dal Presidente turco Erdogan e dal governo di Ankara contro l’Olanda sono intervenuti anche il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. “Sono in contatto con i governo turco e olandese. Il mio messaggio è stato lo stesso: robusti dibattiti sono importanti per la democrazia, ma anche il rispetto reciproco”, ha detto Stoltenberg durante la conferenza stampa di presentazione del suo rapporto 2016, che ha chiesto un “approccio misurato per contribuire a fermare l’escalation di tensioni”. “Come ha detto Juncker in un’intervista la scorsa settimana, questo tipo di commenti sono una vergogna”, afferma il portavoce del presidente della Commissione a chi gli chiedeva quale fosse la posizione di Bruxelles sulle parole di Erdogan che ha chiamato “nazisti e fascisti” le autorità olandesi. Juncker una settimana fa si riferiva ai commenti dello stesso tenore fatti da Erdogan nei confronti della Germania. Dopo un weekend di consultazioni con diversi leader europei, la Ue ha deciso di rispondere: “La Ue chiede alla Turchia di astenersi da commenti eccessivi e da azioni che possano esacerbare la situazione, che può essere risolta solo mantenendo un buon canale di comunicazione aperto”, ha detto il portavoce del presidente della Commissione Juncker. Il portavoce ha anche spiegato che l’autorizzazione o meno di manifestazioni o incontri e le eventuali conseguenze legali come fermi o arresti “sono una questione per gli stati membri coinvolti”, e questo “in accordo con il diritto nazionale e internazionale”. Dal canto suo la Commissione europea ha ricordato oggi che “gravi preoccupazioni” sono state espresse dalla Commissione Venezia del Consiglio d’Europa per la proposta di modifiche costituzionali in Turchia che rischiano una “concentrazione eccessiva di potere in una sola funzione, con gravi conseguenze sulle necessarie garanzie contro gli abusi dei potere esecutivo (‘checks and balances’) e sull’indipendenza del sistema giudiziario”. Inoltre, secondo la Commissione, “è preoccupante che questo processo di modifica costituzionale avvenga durante lo stato di emergenza” instaurato dopo il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio scorso. Lo affermano in una dichiarazione congiunta pubblicata a Bruxelles l’Alto rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza comune dell’Ue, Federica Mogherini, e il commissario all’Allargamento dell’Unione e la politica di Vicinato, Johannes Hahn.
“Pieno sostegno e solidarietà” all’Olanda sono stati espressi oggi dalla cancelliera Angela Merkel, che si è schierata a fianco del paese nella controversia che lo oppone alla Turchia e che ha visto il presidente Recep Tayyip Erdogan tacciare le autorità olandesi di essere residui del nazismo. “I Paesi Bassi hanno particolarmente sofferto sotto il nazionalsocialismo. Pertanto questo è del tutto inaccettabile”, ha dichiarato la cancelliera durante una conferenza a Monaco. I paragoni con il nazismo “sono totalmente fuorvianti”, ha concluso.
Il primo ministro danese Lars Lokke Rasmussen ha “proposto” al suo omologo turco Binali Yildirim di rimandare una visita in Danimarca prevista per fine marzo a causa dell’escalation” tra Ankara e l’Olanda.
Ma anche in questa occasione l’Europa sembra divisa sulla politica da tenere con la Turchia. Il primo ministro danese Lars Lokke Rasmussen ha “proposto” al suo omologo turco Binali Yildirim di rimandare una visita in Danimarca prevista per fine marzo a causa dell’escalation” tra Ankara e l’Olanda. Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, ha detto che è difficile continuare a lavorare con Ankara. Mentre Parigi ha permesso i comizi sul referendum per i cittadini turchi residenti in Francia. Tutti i maggiori candidati all’Eliseo hanno attaccato la decisione delle autorità francesi di aver autorizzato la manifestazione. La leader del Front National Marine Le Pen ha chiesto via Twitter “perché dovremmo tollerare sul nostro territorio discorsi che altre democrazie rifiutano?”. Il conservatore Francois Fillon ha accusato il presidente Hollande di aver “tradito gli alleati tedesco e olandese”. Emmanuel Macron, in una nota ufficiale: “Il governo turco ha fatto affermazioni inaccettabili, mettendo in discussione in maniera grave i valori europei e i nostri partner più vicini, in particolare la Germania e l’Olanda. Non ci può essere alcuna debolezza di fronte a questi attacchi. Per questo condanno in modo fermo tali provocazioni. L’Unione europea deve reagire unita”.

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