venerdì, 23 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Scozia: May nega il referendum, non è il momento
Pubblicato il 16-03-2017


theresa-may-an103106230epa05433683Theresa May ha respinto al mittente, la premier scozzese Nicola Sturgeon, la richiesta di un referendum per l’indipendenza della Scozia. Ospite di Itv News, il primo ministro britannico ha escluso che una nuova consultazione, dopo quella del 2014 nella quale prevalsero i no alla separazione, possa essere tenuta nei prossimi due anni.
“Non è ora il momento” ha dichiarato la May richiamando l’unità del Paese in un momento in cui “tutte le energie dovrebbero essere concentrate nelle negoziazioni sulle future relazioni con l’Unione europea”. Durante la settimana la sua omologa scozzese, Nicola Sturgeon, aveva evocato l’attivazione dell’iter per un secondo referendum sull’indipendenza, dopo quello del 2014.
Alla notizia quindi la Sturgeon ha criticato il primo ministro britannico Theresa May. “Non stiamo proponendo di farlo ora. Ma di essere messi in condizioni di celebrarlo quando saranno chiari i termini della Brexit e prima che sia troppo tardi per avere una alternativa” ha replicato Sturgeon via twitter. Il Parlamento scozzese voterà la settimana prossima sulla necessità (o meno) di una richiesta di autorizzazione al Parlamento del Regno Unito per tenere una seconda consultazione. “La questione va discussa e concordata. Se i conservatori si rifiutassero di farlo, bloccherebbero il diritto della Scozia di scegliere. E ciò sarebbe antidemocratico oltre che la prova che temono il verdetto del popolo scozzese”. Nel 2014, la Scozia ha votato per rimanere parte del Regno Unito. Tuttavia gli scozzesi si sono espressi in larga maggioranza per il no all’uscita del regno Unito dall’Ue.
Nel frattempo è arrivata la formale via libera alla Brexit dalla regina Elisabetta, e così la May può avviare i negoziati.
L’autorizzazione della sovrana autorizza il governo britannico a comunicare a Bruxelles la richiesta di attivare le procedure per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. La firma della Regina, nota come “Royal assent”, interviene a tre giorni dalla definitiva approvazione del Parlamento britannico, che lunedì aveva autorizzato Downing Street ad avviare le procedure per l’attivazione dell’art. 50 del Trattato di Lisbona.
Ma più che la Brexit ora è la questione scozzese ad essere in primo piano sulla stampa del Regno Unito, dopo la richiesta del governo di Edimburgo di un secondo referendum per l’indipendenza. Gli ultimi rilevamenti dell’istituto ScotCen Social Research, in evidenza su diversi quotidiani, mostrano che il sostegno alla causa indipendentista ha raggiunto un livello record, il 46 per cento, ma che lo stesso vale per l’euroscetticismo: due terzi degli elettori sono critici rispetto all’Unione Europea; il 25 per cento è favorevole all’uscita e il 42 per cento a una riduzione dei poteri di Bruxelles. Ciò pone la prima ministra della Scozia, Nicola Sturgeon, di fronte al dilemma di legare o meno il dibattito sulla secessione alla Brexit. Un altro sondaggio, di YouGov per “The Times”, escludendo gli incerti, attribuisce agli indipendentisti una quota del 43 per cento, contro il 57 degli unionisti. In un’intervista a “The Guardian”, Angus Robertson, il più esperto deputato del Partito nazionale scozzese (Snp) alla Camera dei Comuni, afferma che la priorità è proteggere l’appartenenza al mercato unico e che c’è ancora la possibilità, anche se il tempo stringe, di raggiungere un compromesso tra Edimburgo e Londra. Fiona Hill e Nick Timothy, due stretti collaboratori della premier, Theresa May, saranno in Scozia domani, per incontrare parlamentari dell’assemblea scozzese. Downing Street potrebbe programmare visite anche nelle altre nazioni costitutive prima di invocare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona.

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