domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luciano Masolini:
le ragioni di Bettino Craxi
Pubblicato il 06-03-2017


Bettino Craxi sono ormai diciassette anni, ahinoi, che non è più presente – e la sua mancanza si vede, eccome! -. L’altra settimana, la Fondazione a lui dedicata (a cui faccio i miei auguri per tutto l’apprezzabile lavoro che va facendo), per onorarlo ne ha indetto una conferenza. Ricordare questo nostro amico e compagno, soprattutto in un periodo politicamente così scialbo e deludente (ed anche così critico per tutto il socialismo) come quello che stiamo vivendo già da fin troppo tempo, è sicuramente la cosa migliore da fare. A fine agosto del 1978, Craxi curò per “L’Espresso” un bellissimo articolo intitolato “Il vangelo socialista”. Nel noto e lungo scritto, a cui fece seguito un intenso dibattito, si tentarono di mettere in evidenza le differenze tra il comunismo e il socialismo. Di questo articolo (ma definirlo tale, a mio parere, è alquanto riduttivo), così acuto e nello stesso tempo pure così ben chiaro, riporto una piccolo pezzo: ” (…) Rispetto alla ortodossia comunista, il socialismo è democratico, laico e pluralista. Non intende elevare nessuna dottrina al rango di ortodossia, non pretende porre limiti alla ricerca scientifica e al dibattito intellettuale, non ha ricette assolute da imporre. Riconosce che il diritto più prezioso dell’uomo è il diritto all’errore. E questo perché il socialismo non intende porsi come surrogato, ideale o reale, delle religioni positive. Il socialismo, nella sua versione democratica, ha un progetto etico-politico che si inserisce nella tradizione dell’illuminismo riformatore e che può essere sintetizzato nei seguenti termini: socializzazione dei valori della civiltà liberale, diffusione del potere, distribuzione ugualitaria della ricchezza e delle opportunità di vita, potenziamento e sviluppo degli istituti di partecipazione delle classi lavoratrici ai processi decisionali.

Carlo Rosselli definiva appunto il socialismo come un liberalismo organizzatore e socializzatore. Dalla pretesa che il comunismo ha di fare “l’uomo nuovo” deriva logicamente il disegno  di ristrutturare tutto il campo sociale secondo un criterio unico  e assolutamente vincolante. Il principio di fondo è stato formulato da Lenin in termini inequivocabili: “Il partito tutto corregge, designa e dirige in base a un criterio unico” . (…) E in effetti, del tutto coerentemente con la dottrina, i bolscevichi non appena conquistarono lo Stato incominciarono a distruggere sistematicamente, metodicamente ogni centro di vita autonoma e operarono in modo da concentrare tutto il potere politico, economico e spirituale in un’unica struttura di comando: l’apparato del partito. E chi dice apparato dice controllo integrale della società da parte degli amministratori universali. Fu così che prese corpo lo Stato padrone di ogni cosa: delle risorse economiche, delle istituzioni, degli uomini e persino delle idee. L’autonomia della società civile fu intenzionalmente soffocata, la spontaneità sociale limitata o soppressa, l’individualismo ridotto ai minimi termini (…) “.

Sì, il nostro caro compagno Craxi aveva veramente ragione, il socialismo non si può assolutamente confondere – al di là di certe apparenti similitudini – con le dottrine comuniste. Esso è davvero cosa ben diversa. Non a caso sempre Craxi (in un’altra occasione) disse molto giustamente: “non prendiamo lezioni dai comunisti”. E – aggiungo io –  lezioni non le prenderemo mai, potete starne certi,  neppure da parte di tutti quei falsi moralisti (e non sono pochi) che ai socialisti hanno sempre dato addosso.

Luciano Masolini

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