sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Scuola: in Italia gap ricchi-poveri meno che in Europa
Pubblicato il 29-03-2017


Scuola-riforma“Nella fascia di età della scuola dell’obbligo in Italia le differenze socio-economiche pesano di meno che in altri paesi europei”. Lo afferma Francesca Borgonovi, ricercatrice dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che ha partecipato alla stesura di un focus che confronta le differenze di performance tra i quindicenni di una quarantina di paesi dei cinque continenti e le stesse differenze tra i soggetti di 25-27 anni di età. Tra i risultati più rilevanti c’è che in Italia il gap tra famiglie ricche e povere incide di meno rispetto ad altri paesi sulla formazione dei ragazzi di 15 anni, quindi si può dire che il nostro sistema scolastico tende ad essere più inclusivo. “Nella scuola dell’obbligo le differenze vengono tenute a bada – sottolinea Borgonovo – ma tra la stessa popolazione scolastica, 12 anni dopo, le differenze diventano più pronunciate e tendono a pesare di più. In questa fascia di età l’Italia si allinea con gli altri paesi europei oggetto dello studio”. Le uniche eccezioni in positivo sono gli Stati Uniti, il Canada e la Corea del Sud, dove il gap sociale è basso a 15 anni, resta basso anche a 25-27 anni e il livello di istruzione è molto elevato.

L’Ocse certifica che soltanto i bravissimi, coloro che detengono le competenze più elevate, riescono a trovare un lavoro indipendentemente dal contesto socio-economico al quale appartengono. Gli studenti che hanno meno capacità, invece, sono i più condizionati dallo status familiare. “Nella fase che segue la scuola dell’obbligo – sintetizza la ricercatrice Ocse – la capacità di inclusione del sistema tende a perdersi e il ruolo della famiglia di origine torna ad avere un peso più forte”.

“I dati pubblicati dall’Ocse – afferma la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli – ci dicono che la scuola italiana è una scuola inclusiva, capace di supportare le studentesse e gli studenti che partono da condizioni più svantaggiate. Una scuola di cui possiamo essere orgogliosi e a cui dobbiamo ora continuare a garantire strumenti e risorse perché possa attuare sempre pienamente l’articolo 3 della nostra Costituzione, garantendo a tutte le ragazze e tutti i ragazzi pari opportunità e uguaglianza. In questa direzione vanno gli investimenti che stiamo facendo sulle competenze delle studentesse e degli studenti attraverso i fondi PON che abbiamo messo a bando nelle scorse settimane”

Di parere diverso Gianmarco Manfreda, coordinatore nazionale Rete degli Studenti per il quale “le esultanze, anche istituzionali, sui dati italiani dell’Ocse non sono giustificate: l’Italia rientra ampiamente nei Paesi in cui le disuguaglianze aumentano al di fuori del percorso scolastico, pur partendo da un indice di disuguaglianza all’interno del percorso scolastico appena al di sotto della media dei Paesi esaminati”.

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