sabato, 27 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Rugby. Sei nazioni al capolinea: l’Italia in Scozia
per ridare speranza
Pubblicato il 17-03-2017


italia scozia

Il Sei Nazioni di rugby è giunto al capolinea. L’Inghilterra ha dominato la kermesse e, oggi, si presenta a Dublino con la vittoria matematica in tasca. La squadra di Eddie Jones, Irlanda permettendo, potrebbe alzare il trofeo raggiungendo il nuovo record di vittorie ininterrotte (19 una in più degli All Blacks), il secondo “Gran Slam” consecutivo che significa tanto onore e, non per essere venali, un milione di sterline di integrazione sul già ricco montepremi. Il che non fa male. Irlanda e Francia sono state grandi protagoniste del Torneo. Gli irlandesi, se pur con una squadra non proprio giovanissima, hanno confermato a pieno il valore di sempre, mentre i Transalpini hanno dimostrato di aver abbondantemente cambiato rotta ritrovando la “verve” che li contraddistingue. Il Galles, a prescindere dalla classifica, è il Galles. Vederlo giocare è piacere allo stato puro. Ottanta minuti di autentico rugby, giocati a viso aperto e senza timori reverenziali chiunque sia l’avversario. Ci si chiede ancora come l’Inghilterra sia riuscita ad imporsi a Cardiff dopo essere stata dominata per l’intero match. Ma è la Scozia la vera sorpresa del Sei Nazioni 2017. Sicuramente la compagine che più ha mostrato un palese progresso attestandosi al quinto posto del ranking mondiale (dieci lunghezze più in alto rispetto l’Italia). Compatta, tignosa, organizzata in ogni reparto, con l’innesto di esordienti di valore assoluto in un gruppo di giovani veterani. Dovesse vincere contro gli Azzurri, diretta televisiva DMAX dalle 12,50, “rischierebbe” di arrivare seconda nel torneo più prestigioso del Mondo. Poi, infatti, c’è l’Italia. Sì l’Italia, questa Italia del rugby capace di grandi quanto sporadici gesti, i chirurgici placcaggi di Favaro, “lo scarico” di Canna per la meta di Parisse contro la Francia, la meta di Campagnaro e la strategia della “rete” adottata nel tempio di Twickenham. Episodi ma che fanno ripetere all’inossidabile ottimismo di Conor O’Shea:

“A Edimburgo andiamo per vincere e manca davvero poco per fare il salto decisivo che dipende esclusivamente dall’attitudine mentale dei ragazzi. Adesso pensiamo solo a chiudere in bellezza il Torneo, poi vedremo se il rugby italiano avrà voglia di fare la rivoluzione. L’interruttore è lì, va solo schiacciato per accendere la luce. Altrimenti si rimarrà al buio, ma quella non sarà una scelta mia”. Anche questa volta sorridente, il Ct degli Azzurri, ma più categorico del solito. Un messaggio quasi imperativo nei confronti di tutto il movimento italiano ma chiaramente indirizzato ai vertici della Federazione, in primis, il presidentissimo Alfredo Gavazzi. Ma espugnare il Murrayfield Stadium sarà un’impresa titanica. I Bookmakers l’Oltremanica non scommettono sulla vincente ma sullo scarto di punti o differenza mete che distaccherà Scozia da Italia. Vem Cotter, al suo ultimo incontro alla guida della Scozia, parla di grande rispetto nei confronti dell’Italia ma lo diceva anche per Galles ed Irlanda che poi hanno “suonato”. I precedenti ventisei incontri diretti vedono otto vittorie italiane, di cui due (2007 e 2015) proprio in terra scozzese. Dopo l’ultima affermazione a Edimburgo, quasi fosse una partita stregata, l’Itala ha ammassato solo sconfitte. Lo scontro, per antonomasia, rimasto nella mente è tuttavia quello del 5 febbraio 2000. Era l’esordio dell’Italia, in quello che diventava il Sei Nazioni, e la Scozia era la vincente dell’ultimo “Five Nations” 1999. Gli “Highlanders” si trovarono di fronte dei veri gladiatori dell’ovale e uscirono, tanto clamorosamente quanto legittimamente, sconfitti da un rovente Flaminio per 34 a 20. I casi in cui ci si vanta nel dire “io c’ero”! Sembra di ripensare alla preistoria e forse lo è. Il rugby è altro ma gli stessi giocatori, fantasticamente trasportati ai giorni nostri, farebbero comunque la loro bella figura. Da allora diversi cambi generazionali si sono succedute. Gli Azzurri che questo pomeriggio scenderanno in campo sono altro, e l’humus in cui crescono non pare dei più limpidi, ma per chi ha battuto il Sudafrica meno di sei mesi orsono togliere lo zero è d’obbligo. Ragazzi schiena dritta e testa alta e, magari, si potranno far sgonfiare le cornamuse.

da RugbyingClass di Umberto Piccinini

SCOZIA: 15 Hogg; 14 Seymour, 13 Jones, 12 Dunbar,11 Visser; 10 Russell, 9 Price; 8 Wilson, 7 Watson, 6 Barclay (cap.); 5 J. Gray, 4 R. Gray; 3 Fagerson, 2 Ford, 1 Reid. A disposizione: 16 Brown, 17 Dell, 18 Berghan, 19 Swinson, 20 Du Preez, 21 Pyrgos, 22 Weir, 23 Scott. Ct Vern Cotter.

ITALIA: 15 Padovani; 14 Esposito, 134 Benvenuti, 12 McLean, 11 Venditti; 10 Canna, 9 Gori; 8 Parisse (cap.), 7 Steyn, 6 Mbanda’; 5 Biagi, 4 Fuser; 3 Cittadini, 2 Gega, 1 Lovotti. A disposizione: 16 Ghiraldini, 17 Panico, 18 Chistolini, 19 Van Schalkwyk, 20 Ruzza, 21 Minto, 22 Violi, 23 Sperandio. Ct Conor O’ Shea.

Arbitro: Pascal Gauzere (Francia).

CLASSIFICA

Inghilterra 18, Irlanda 10, Francia 10, Galles 9, Scozia 9, Italia 0

*Quattro punti per la vittoria, due per il pareggio, un punto di bonus alle squadre che segnano almeno quattro mete e a quelle che perdono con almeno otto lunghezze di scarto.

LA MARATONA RUGBISTICA

Scozia-Italia (ore 13.30); Francia-Galles (ore 15.45); Irlanda-Inghilterra(ore (ore 18).

Tutti gli incontri sono trasmessi in diretta da DMax, canale 52 del digitale terrestre

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