domenica, 24 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

“Speriamo non sia femmina”: la piaga dell’aborto selettivo
Pubblicato il 08-03-2017


aborto selettivoEssere femmine non è un verdetto, soprattutto una condanna. Festeggiamo la festa della donna e poi ci sono quelli che il sesso femminile proprio non lo rispettano, anzi neanche lo riconoscono.

Secondo le statistiche delle Nazioni Unite ci sono 100 milioni di ragazze scomparse in tutto il mondo. Dove sono andate? Molte di loro sono state abbandonate agli angoli delle strade, annegate e gettate nei cassonetti. Ancora, nella maggior parte dei casi sono state fatte abortire. Il motivo è uno solo: attendono figlie femmine, non maschi.

L’aborto selettivo per motivi di sesso, spesso noto come “discriminazione sessuale” (che per alcuni è anche un tipo di femminicidio), è un problema enorme soprattutto in Asia. La tradizionale preferenza per i figli maschi, in combinazione con misure di controllo della popolazione dure, ha portato alla “eliminazione” delle bambine. Questa eliminazione ha portato luoghi come la Cina alla crisi demografica, dove i ragazzi stanno cominciando a superare numericamente le giovani donne.

L’aborto selettivo resta un problema da affrontare anche nella regione del Caucaso. Il fenomeno nasce dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Proprio quando si inizia ad usare l’ecografia per capire il sesso del bambino. Le statistiche sono tali da farci pensare. Soprattutto se guardiamo alla popolazione intera dei tre paesi. In Georgia – 3. 912. 512; Armenia – 3. 035. 595 e Azerbaigian – 9. 984. 393.

Vediamo un po’ di numeri …

Paese

La somma di aborto selettivo per motivi di sesso per anni 2000-2014

La media annuale

La media giornaliera

Albania

15, 621

1, 041

2, 9

Armenia

21, 682

1, 971

5, 4

Azerbaigian

105, 418

7,028

19, 3

Bosnia Erzegovina

2, 683

179

0, 5

Cina

9, 615, 875

641, 058

1756, 3

Corea del Sud

28, 980

1, 932

5, 3

Georgia

22, 881

1, 525

4, 2

Hong Kong

15, 674

1, 045

2,9

India

12, 771, 043

851, 403

2332, 6

Pakistan

1, 280, 228

116, 384

318,9

Portogallo

2, 787

186

0, 5

Serbia

2, 140

143

0, 4

Taiwan

39, 407

2, 627

7, 2

Tunisia

19, 369

1, 291

3, 5

Vietnam

555, 002

37, 000

101, 4

Fonte: Population Research Institute

Nel 1990 fu l’indiano Amartya Sen, il premio Nobel per l’Economia, a lanciare l’allarme per il sessismo dell’aborto selettivo. Scrivendo del quotidiano inglese Independent, denunciò la “strage di Eva”. Esce il suo saggio intitolato “The Lost Girls”, dove la discriminazione neonatale non è giustificata da fenomeni di povertà o gravi condizioni sociali, anzi, avviene in gran parte tra donne educate e benestanti. Sono stati spesso avanzate due spiegazioni semplicistiche, tra le quali, un punto di vista enfatizza i contrasti culturali tra Oriente e Occidente, sostenendo che le civiltà occidentali sono meno sessiste di quelle orientali. L’altro argomento riguarda le fasi dello sviluppo economico, vedendo la nutrizione diseguale e l’assistenza sanitaria prevista per le donne, come una caratteristica del sottosviluppo, delle economie povere.

Dice Amartya Sen, che ci possono essere elementi di verità in ognuna di queste spiegazioni, ma nessuno delle due è molto convincente come tesi generale.

“L’istruzione femminile, che è stata una forza potente nel ridurre la discriminazione mortale contro le donne e anche nel raggiungimento di altri importanti obiettivi sociali quali la riduzione dei tassi di fertilità, non è stata in grado di eliminare, almeno non ancora, la discriminazione in fatto di natalità” – scrive Sen.

È vero. Mamme istruite sembrano chiaramente meno inclini a trascurare le ragazze rispetto ai ragazzi, una volta che sono nate; ma purtroppo sembrano quasi più appassionate di avere ragazzi piuttosto che ragazze. Proprio come le madri non istruite. Qui la questione dei valori tradizionali diventa centrale e va oltre il ruolo delle donne e l’influenza nelle decisioni familiari. La preferenza per i figli maschi è parte della disuguaglianza generale delle donne in alcune culture. Il motivo principale sicuramente può essere la dipendenza economica dalle proprie famiglie, ma è anche dovuto al fatto che la continuità familiare dipende dai figli maschi. In alcune società orientali le ragazze non possono avere proprietà, per cui un figlio è essenziale per una famiglia per mantenere la sua ricchezza. Le ragazze sono membri transitori di una famiglia – si sposano e lasciano la casa, mentre il figlio è quello che rimane fedele alle sue radici.

Spiegazioni di questo genere sono valide soprattutto in alcune tribù in India, dove la tendenza per le piccole famiglie segue una logica: i genitori non vogliono avere femmine prima che non arrivi un figlio maschio. In quest’ottica, la scolarizzazione femminile è uno dei fattori più liberatori nel ridurre la discriminazione di genere in generale.

C’è da notare che, secondo la legge, in tutti questi paesi non solo l’aborto selettivo, ma l’aborto in generale è illegale. La legge però non viene applicata e la pratica dell’aborto è molto diffusa.

Magda Lekiashvili

Blog Fondazione Nenni

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