lunedì, 23 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Torino. Licenziato dopo 27 anni, l’azienda ci ripensa
Pubblicato il 09-03-2017


fim_fiom_uilm_fgDopo lo sciopero degli altri operai e la notizia messa in rilievo dalla stampa, ora la Oerlikon Graziano sul licenziamento dell’operaio ammalato e licenziato ci sta ripensando: “Stiamo valutando la vicenda”, dicono dal quartier generale svizzero di Pfafflikon, sul lago di Zurigo. Il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, ha spiegato che “i rappresentanti locali della multinazionale svizzera mi hanno assicurato di voler ritirare la loro decisione che presentava tratti di disumanità inammissibili”.

Una storia che ha il sapore di fabbrica da Ottocento con relativi diritti cancellati. Antonio Forchione, 55 anni, di Rivoli, licenziato al rientro in fabbrica otto mesi dopo un trapianto al fegato. L’uomo era un operaio della Oerlikon Graziano di Rivoli-Cascine Vica, alle porte di Torino, che ha circa 700 dipendenti a Rivoli, oltre 1.500 in Italia.
“Mi avevano dato sei mesi di vita. Poi ho subìto un trapianto e l’operazione è andata bene”, afferma e aggiunge: “È una vergogna essere trattati così dopo 27 anni. Io all’azienda ho dato davvero tanto”. “Mi hanno fatto una visita e mi hanno dichiarato inabile, mi hanno costretto a tre settimane di ferie forzate. Poi lunedì scorso mi è arrivata la lettera di licenziamento”, racconta. “Sono un operaio universale, ci chiamano così ora. Ho sempre lavorato su tre turni. Dicono che ora non posso più fare il lavoro che facevo e non sanno che mansione affidarmi. Non c’è nessuna posizione per me, ero anche disposto a un demansionamento, avrei accettato di fare qualunque cosa, fotocopie in un ufficio o il fattorino”. L’operaio farà causa all’azienda per ottenere un risarcimento, gli mancano cinque anni alla pensione.
Fim, Fiom e Uilm dopo la notizia hanno proclamato subito uno sciopero di due ore su tutti i turni, a cui hanno aderito anche i lavoratori dello stabilimento di Luserna San Giovanni. È il terzo caso simile – accusano i sindacati – dopo quello di due delegati Fiom nelle fabbriche di Bari e di Sommariva Bosco.
“Si tratta – afferma Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro della Camera – di un gesto riprovevole, che non ha alcuna possibile spiegazione, se non quella di un tipo di gestione aziendale irresponsabile. Nel licenziare Antonio Forchione, al quale va tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà, la Oerlikon ha dimostrato di non tener conto dei più elementari diritti dei lavoratori. Ci auguriamo dunque che l’azienda ritorni sui suoi passi e si sforzi di trovare una soluzione adeguata alle attuali condizioni fisiche del lavoratore, dal momento che quello dell’azienda è in questo caso un comportamento discriminatorio”.
“Bene dunque hanno fatto le organizzazioni a indire uno sciopero di due ore su tutti i turni. Oltre che un gesto utile a spingere l’azienda a rivedere la sua decisione, i lavoratori hanno compensato con la loro solidarietà la vergognosa mancanza di umanità di cui si è macchiata la Oerlikon”, ha concluso Damiano.
Per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti “è una cosa inconcepibile, inaccettabile, sbagliata”. “Se una persona ha una situazione come questa – ha aggiunto – l’azienda si deve prendere la responsabilità di garantirgli un’opportunità. Se le notizie dei giornali corrispondono alla verità, è un errore molto grave che l’azienda deve immediatamente recuperare”.

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