lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

ROMA 60
Pubblicato il 24-03-2017


60È tutto pronto da giorni, l’Italia e Roma in particolare si preparano a celebrare i sessant’anni dei Trattati di Roma. Anche se non è il primo atto ufficiale da cui prende avvio il processo d’integrazione europea, il Trattato di Roma è associato, nell’immaginario collettivo, al punto di partenza della grande avventura della costruzione comunitaria. Dal 25 marzo 1957 è iniziato uno straordinario processo di pace, solidarietà e prosperità che trentacinque anni più tardi ha condotto alla
creazione dell’Unione europea. Alla dimensione economica è stata infatti associata una dimensione politica. Nonostante abbia superato mille e più ostacoli, da alcuni anni l’Europa si trova in una stagione difficile, dove ad una crisi economica e finanziaria particolarmente severa si accompagna una crisi di sfiducia.
“L’Europa si trova di fronte a differenti sfide anche nuove, dalla Brexit al rinascere del protezionismo, ma abbiamo una opportunità per reagire”. Ha affermato Paolo Gentiloni incontrando nella biblioteca chigiana le associazioni imprenditoriali europee. “Rivendichiamo un ruolo globale per l’Europa. Per questo abbiamo bisogno anche di voi per sostenere il libero scambio, la crescita, una agenda per l’innovazione, e anche una Europa sociale”.

“Non vogliamo una Europa divisa, l’Europa è unita e indivisibile, ma vogliamo anche andare avanti su una idea comune di Europa, in aree ad esempio come difesa, sicurezza”, aggiunge. “Abbiamo bisogno di una maggiore integrazione e rivendichiamo un ruolo globale per l’Europa”.

“È tempo di riacquistare fiducia, di supportare il progetto europeo e di difendere quanto abbiamo costruito”, avvertono insieme le ‘confindustrie’ europee, in un dichiarazione comune consegnata questa mattina al premier Paolo Gentiloni nella sua qualità di depositario dei trattati. Sarà consegnata anche al presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ed al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. A Palazzo Chigi, questa mattina, la presidente di Business Europe (che rappresenta 40 associazioni di industriali europee), Emma Marcegaglia, e il leader di Confindustria, Vincenzo Boccia. “Crediamo – conclude la dichiarazione comune – che il 2017 sia un anno decisivo e per questo vogliamo dare tutto il nostro contributo per assicurare un cambio di rotta, dimostrando ancora una volta che il successo politico, economico e sociale del progetto europeo può essere raggiunto solo insieme. È tempo di scegliere: o avere successo insieme o diventare irrilevanti separatamente”.

L’Italia afferma così ancora una volta la priorità europea, ma la difesa dell’Unione è rappresentata anche dai ruoli che l’Italia ricopre nell’Ue. Dalla Lady Pesc, Federica Mogherini, al Presidente del gruppo S&D in Parlamento europeo, Gianni Pittella, fino il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.

Per quanto riguarda la politica comune sul tema della difesa comune, non c’è niente che qualcuno possa imporre all’Unione europea. Lo ha dichiarato l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza europea, Federica Mogherini, intervenendo all’evento “Dialogo sul futuro dell’Europa” tenutosi oggi a Roma. “La politica di difesa comune esiste dal trattato di Lisbona”, ha ricordato Mogherini, sottolineando le 16 operazioni militari e civili portate attualmente avanti con personale dell’Ue. L’Operazione Sophia, secondo l’Alto rappresentante Ue, ha avuto successo “per la combinazione degli strumenti militari con il dialogo e gli strumenti di soft power”. Parlando della politica di difesa operativa dell’Ue, Mogherini ha chiarito come anche ai paesi alleati, come gli Stati Uniti, sia stato indicato che “la sicurezza non la si fa soltanto con le armi, non si investe in sicurezza solo con il bilancio alla difesa”. Quando l’Ue viene chiamata, o i paesi singoli della Nato, ad aumentare i bilanci per la difesa, si tratta secondo l’Alto rappresentante di una scelta che riguarda i singoli paesi, ma non è da leggere in maniera disgiunta da altre voci di bilancio che fanno parte della politica di sicurezza, quali gli aiuti allo sviluppo, umanitari, per il peacekeeping.

Ma nemmeno sono iniziate le celebrazioni che già iniziano le polemiche, Lega a parte, le proteste arrivano da sinistra italiana, con Stefano Fassina:

Dall’Europa invece dopo gli avvertimenti della Polonia è la Grecia a mettere i puntini sulle I. Il testo che sarà firmato dai 27 leader (Gran Bretagna esclusa) indica l’agenda della Ue in quattro punti principali: un’Europa sicura; prosperosa e sostenibile; sociale; più forte sulla scena mondiale. La Dichiarazione definisce l’Unione “una comunità di pace, libertà, democrazia, diritti umani e primato della legge, una potenza economica di primo piano con livelli senza precedenti di protezione sociale e welfare”. Il messaggio che uscirà da Roma sarà quello della “unità”, anche se non si escludono intese ulteriori tra Stati membri, quella “Ue a più velocità” che non piace ai paesi dell’est. Ma il compromesso raggiunto è che queste “cooperazioni rafforzate” restino comunque aperte ad altri partecipanti.
Anche la Grecia firmerà il documento, nonostante le minacce dei giorni scorsi, ma Atene chiede che l’Unione Europea la sostenga a contrastare la richiesta del Fmi di una riforma del mercato del lavoro che, secondo il governo di Alexis Tsipras, toglierebbe diritti ai lavoratori.
“Tuttavia, al fine di poter celebrare questi risultati, deve essere chiarito, a livello ufficiale, che essi riguardano anche la Grecia…Chiedo il vostro sostegno al fine di proteggere, insieme, il diritto della Grecia a tornare agli standard del modello sociale europeo”, si legge nella missiva di Tsipras al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk e al presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.
“Nelle condizioni date, non possiamo attenderci una rivoluzione, ma già arrivare a una dichiarazione comune con quattro pilastri chiari è un successo: una nuova agenda sociale; un governo unitario per le politiche migratorie, per i rifugiati; politiche per la crescita e basta con l’austerity di Schaeuble; una politica comune estera e di difesa”. Ha affermato il Presidente Gianni Pittella in un’intervista all‘Huffington Post e che ha fatto sapere: “Proprio perché ci sono così tante tensioni, l’importante è che si riesca a fare una dichiarazione comune con delle linee di marcia”. E infine sulle dichiarazioni del presidente dell’Eurogruppo dice: “Dijsselbloem rivela uno stereotipo, una cultura anche trasversale non solo sua, ma di tanti esponenti e personalità del nord Europa che hanno un’idea calvinista dell’Ue in cui ci sono i peccatori del sud e i santi fustigatori del nord. Questo stereotipo va sconfitto. Il fato che Schaeuble abbia dovuto difendere l’indifendibile Dijsselbloem dimostra che si tratta di un team, di una squadra oltre i confini politici che sta portando alla rovina l’Europa: perché la crisi è frutto di politiche dissennate e dell’austerity usata come dogma”. “Per l’Italia – aggiunge Pittella – non sarà facile ma il governo italiano ha un ministro dell’Economia molto stimato e un presidente del Consiglio che interloquisce in maniera autorevole con la commissione europea ed è supportato da tutti noi. Nella commissione europea, le personalità più sensibili al tema sociale, alla crescita e alla difesa delle persone più deboli saranno attente a trovare un punto di equilibrio”.

Su Jeroen Dijsselbloem è intervenuto anche Antonio Tajani. “Dal presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem parole inaccettabili, ma non cambieranno il destino dell’Europa. Qui a Norcia il Parlamento europeo ha dimostrato che non ci sono differenze tra Nord, Sud, Est e Ovest”. Così il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani a Norcia. Parole dure anche dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Sandro Gozi, intervenuto a margine del vertice di Norcia: “Dijsselbloem è un’apprendista maldestro; l’Europa ha progetti molto più alti”.
“Dall’Unione europea arriveranno circa due miliardi di euro per la ricostruzione post terremoto delle aree colpite del centro Italia”. Ha fatto sapere Antonio Tajani nel suo intervento in apertura dei lavori del vertice dei rappresentanti del parlamento in corso a Norcia. “Tra le manifestazioni per i trattati di Roma – ha aggiunto Tajani – questa è quella che più di ogni altra dimostra quanto bisogno c’è di avere istituzioni vicino ai cittadini. Il mio obiettivo, e quello di tutti i parlamentari europei, indipendentemente dai colori politici, è quello di fare di tutto perché le istituzioni comunitarie siano vicino alla gente, perché nessuno senta Bruxelles lontana dal proprio territorio. È vero, c’è malcontento e sono stati fatti degli errori, ma noi siamo qui per combattere questa diffidenza”.

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