mercoledì, 26 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

UNA RIFORMA IN ATTESA
Pubblicato il 06-03-2017


andrea orlandoUna Riforma che giace nel cassetto ormai da quasi tre anni quella sul Processo Penale, il provvedimento si ritrova ancora una volta come pietra d’inciampo nella tenuta della maggioranza al Governo, senza dimenticare l’ennesimo braccio di ferro tra le toghe e il Guardasigilli, Andrea Orlando, che ha faticato non poco per raggiungere un compromesso politico accettabile con gli alfaniani e far passare il ddl. Nel frattempo domani a Palazzo Madama riprenderà la discussione sulla riforma del codice penale e del codice di procedura penale. Anche se da giorni è stato annunciato che il Consiglio dei ministri ha autorizzato la richiesta del voto di fiducia per la riforma del processo penale. Il ricorso al voto di fiducia sulla riforma del processo penale “lo deciderà il presidente Gentiloni con il ministro Finocchiaro. Loro valuteranno quando e se porre la fiducia”. Ha affermato il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. “Si tratta di una riforma che prova a dare una risposta al problema dei ritardi del processo penale in Italia – ha aggiunto – Siamo agli ultimi centimetri sarebbe un peccato” non arrivare alla fine del percorso.
Sul piede di guerra i Giovani avvocati (Aiga) che chiedono di “stralciare” il ddl, a eccezione delle sole norme sull’ordinamento penitenziario. “La Politica – annuncia la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane – si accinge alla gravissima scelta di porre la fiducia sul voto parlamentare del DDL sul processo penale: di fronte a tale dichiarata intenzione occorre ribadire come né il processo, né i diritti dei cittadini possono essere merce di scambio di alcuna contesa di potere, e tanto meno ostaggio di conflitti di natura elettorale, e appare altresì necessario scongiurare una gravissima compressione del dibattito democratico”. Pertanto, l’Unione delle Camere Penali Italiane delibera l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale nei giorni 20, 21, 22, 23, 24 marzo 2017.
Ma a mettersi di traverso sono ancora i centristi capitanati dal neo ministro degli Esteri. “Non sono d’accordo con la scelta di porre la questione di fiducia sulla riforma del processo penale, in assenza di modifiche del testo”. Ha affermato qualche giorno fa il ministro della Famiglia Enrico Costa (Ap) commentando la decisione del governo di autorizzare la fiducia sul ddl ora al Senato. E questo sostanzialmente per due ragioni: prima di tutto le norme sulla prescrizione che “allungano a dismisura i tempi del processo”. Secondo: la delega sulle intercettazioni che scade tra 12 mesi, cioè dopo la fine della legislatura.
Ma il dibattito ha finito per sconfinare ancora una volta nell’area politica. Dopo lo scambio di opinioni acceso tra il ministro Orlando e il ministro Alfano in Cdm, il Guardasigilli ha voluto precisare: “Non ho litigato. Alfano ha espresso una difficoltà a votare la fiducia sul nuovo processo penale, dopo che ho indicato le difficoltà di un’alleanza elettorale con Ncd. Ho spiegato i termini della mia posizione e ho detto che un conto sono le posizioni politiche e un conto l’interesse del Paese”.
Sempre a causa delle divisioni nella maggioranza e dei numeri risicati al Senato l’esame del testo è stato sospeso e si è proceduto a una inversione del calendario d’esame a favore del ddl sul cinema, ora il testo è riapparso all’ordine del giorno di Palazzo Madama. Tuttavia il ddl è importante proprio perché va a toccare questioni di rilevanza per il Paese come quello dell’ordinamento penitenziario o quello delle intercettazioni.
Per il senatore del Psi, Enrico Buemi, della Commissione Giustizia, “ci sono sicuramente degli ostacoli politici da superare, ma il provvedimento, anche se non è il massimo, è importante e giace nei cassetti da troppo tempo”. Inoltre “da tempo si attendono risposte regolamentari sull’ordinamento penitenziario e dei diritti dei detenuti”, senza dimenticare la risposta data con “questo ddl al problema delle intercettazioni, un settore delicato”.
Infatti l’emendamento al ddl penale presentato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando cerca di risolvere il problema definendo i criteri nelle spese per gli ascolti che garantiscano anche livelli elevati di sicurezza. Saranno così introdotti i “costi standard”: le prestazioni assicurate dai privati dovranno essere ricompensate secondo parametri uniformi in tutta Italia. Infatti negli anni i privati sono diventati i “padroni di fatto” dello strumento investigativo. Ma con le nuove regole non dovrebbe accadere più. Si verrebbe anche incontro alle raccomandazioni del Garante della privacy sulla necessità di proteggere in modo più affidabile i dati personali.
Per Rita Bernardini, dei Radicali Italiani “la cosiddetta riforma del processo penale (su cui il Governo ha chiesto la fiducia) non solo è piena di contraddizioni, ma è divisiva… e in alcuni punti peggiorativa della situazione…”
“… Quello che mi sorprende è che il ministro Orlando – ha detto la Bernardini in sciopero della fame per lo stralcio della riforma del sistema penitenziario dal provvedimento di modifica del codice penale – ha fatto un’opera importante promuovendo gli Stati Generali dell’esecuzione penale: addirittura 18 tavoli di discussione e approfondimento, con commissioni con profili diversi che hanno lavorato. C’era il magistrato, il volontario, l’avvocato, il direttore di istituto. L’obiettivo era dichiaratamente quello di tirare fuori proposte anche legislative di riforma… ma poi tutto sembra essersi perso nella nebbia dello scontro tra corporazioni…”.

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