domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Violenza donne. Locatelli: “Serve prevenzione”
Pubblicato il 28-03-2017


Domestic Violence

I dati dell’Istat sono stati presentati al convegno scientifico “La violenza sulle donne: i dati e gli strumenti per la valutazione della violenza di genere” portano alla luce dati catastrofici per quanto riguarda la violenza di genere. In Italia sono oltre 8,3 milioni le donne vittime di violenza psicologica, afferma l’Istat, secondo cui 4,5 milioni di connazionali hanno subito, nell’arco della propria vita, atti sessuali degradanti e umilianti, rapporti non desiderati e subiti come violenza, abusi o molestie fisiche sessuali gravi come stupri (653mila) e tentati stupri (746mila). Il 20,2% delle donne tra i 16 e i 70 anni (4,3 milioni) è stata invece vittima di violenza fisica, minacce, schiaffi, pugni, calci.
Lo scenario evidenziato dai numeri è impietoso: le donne non solo vittime soltanto di violenza fisica, ma anche di svalutazione e sottomissione. Se il 31,5% delle italiane ha subito nella propria vita una forma di violenza fisica o sessuale (il 13,6% da parte del partner o dell’ex), l'”asimmetria di potere” può sfociare anche in gravi forme di limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico.
“I dati diffusi dall’Istat sulla violenza sulle donne, accompagnati dai recenti fatti di cronaca, destano gravissima preoccupazione. Il fenomeno è molto più diffuso di quanto si creda, soprattutto per quanto riguarda le violenze minori e le violenze psicologiche che riguardano ben il 40,4% delle donne”. Lo ha detto Pia Locatelli, capogruppo del Psi alla Camera e presidente del Comitato Diritti umani. “Non servono nuove leggi, né, come propone qualcuno, un inasprimento delle pene. L’aspetto punitivo non risolve il problema: la nostra priorità non è che gli assassini vadano in galera, ma che non vi siano più femminicidi e violenze sulle donne. Da qui la necessità di stanziare risorse per sviluppare politiche di prevenzione, che nonostante la gravità del fenomeno stanno portando dei risultati, per sostenere servizi e centri antiviolenza e per svolgere un’azione educativa che parta dalle scuole e che non trascuri nessun aspetto a cominciare dal linguaggio che non deve essere sessista”.

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