giovedì, 27 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Violenza sulle donne. La condanna della Corte europea
Pubblicato il 02-03-2017


La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per non aver agito con sufficiente rapidità per proteggere una donna e suo figlio dagli atti di violenza domestica perpetrati dal marito che hanno poi portato all’assassinio del ragazzo e al tentato omicidio della moglie. Si tratta della prima condanna dell’Italia per un reato di violenza domestica. La sentenza dei giudici di Strasburgo, che diventerà definitiva tra tre mesi se nessuno presenterà ricorso, si  riferisce a un caso avvenuto il 26 novembre 2013 a Remanzacco, in provincia di Udine, quando il marito (attualmente in carcere) di Elisaveta Talpis uccise il figlio 19enne e tentò di uccidere la moglie, dopo che la donna lo aveva denunciato e anche i loro vicini avevano chiesto più volte l’intervento delle autorità.

 La Corte ha condannato l’Italia per violazione di tre articoli della convenzione europea dei diritti umani: 2, sul diritto alla vita; 3, che stabilisce il divieto di trattamenti inumani e degradanti; 14 (divieto di discriminazione). I giudici hanno riconosciuto alla donna 30.000 euro per danni morali e 10.000 per le spese legali. Nella motivazione i giudici hanno stabilito che “non agendo prontamente in seguito  a una denuncia domestica fatta dalla donna, le autorità italiane hanno privato la denuncia di qualsiasi effetto, creando una situazione di impunità che ha contribuito al  ripetersi di atti di violenza e hanno condotto infine al tentato omicidio della ricorrente e alla morte di suo figlio”.

La Corte ha rilevato inoltre che “la signora Talpis è stata vittima di discriminazione come donna a causa della mancata azione delle autorità, che hanno sottovalutato (e quindi essenzialmente approvato) la violenza in questione.

La sanzione inflitta dalla Corte di Strasburgo all’Italia per il caso di violenza su una donna di Remanzacco, dovrà essere pagata personalmente dagli agenti delle forze dell’ordine e dai funzionari del Comune che, secondo quanto stabilito dalla Corte stessa, avrebbero sottovalutato l’allarme lanciato alla vittima. Lo afferma il Codacons, che è pronto a ricorrere alla Corte dei Conti per  far si che la multa non sia pagata dalla collettività. “Nella sentenza i giudici della Corte europea dei diritti umani affermano senza mezzi termini che le autorità non hanno saputo proteggere la donna, nonostante le denunce presentate” spiega il presidente Carlo Rienzi.

Condanna che arriva il giorno dopo un’altra vera e propria violenza. Quella subita da una donna padovana che è stata costretta a girare 23 ospedali per poter abortire. Nonostante la legge 194 preveda il diritto di scegliere l’interruzione volontaria di gravidanza entro i primi 90 giorni, in Italia è spesso difficile riuscire a ottenere che tale diritto sia nei fatti rispettato. Spesso l’aborto all’interno del Servizio sanitario nazionale è quasi impossibile per una serie di ragioni che vanno dall’obiezione di coscienza dei medici alle lungaggini burocratiche. Caso diversi ovviamente, ma entrambe sono forme di violenza.

 

La scheda. Violenze donne e in famiglia, fenomeno devastante
Ogni tre giorni e mezzo avviene in media in Italia l’omicidio di una donna in ambito familiare o comunque affettivo, mentre ogni giorno, sempre ai danni di donne, si registrano 23 atti persecutori, 28 maltrattamenti, 16 episodi di percosse, 9 di violenze sessuali. Questi i dati di un fenomeno che purtroppo vede anche una preoccupante presenza di abusi su minori, con una fortissima incidenza di violenze nelle famiglie e una responsabilità pressoché esclusiva da parte degli uomini.

FEMMINICIDIO, FENOMENO DILAGANTE: 120 donne uccise nel 2016 più altre 5 solo all’inizio del 2017. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740 di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia.

LE TROPPE VIOLENZE IN FAMIGLIA:
Un dettaglio dei dati di  tutte le forze di polizia fa emergere un quadro veramente devastante:
– gli omicidi di donne in ambito familiare sono stati 117 nel  2014, 111 nel 2015, 108 nel 2016;
– gli atti persecutori (circa il 76% in danno delle donne) 12.446 nel 2014, 11.758 nel 2015, 11.400 nel 2016;
– i maltrattamenti in famiglia (circa l’81% in danno delle donne) 13.261 nel 2014, 12.890 nel 2015, 12.829 nel 2016;
– le percosse (circa il 46% in danno delle donne) 15.285 nel 2014, 15.249 nel 2015, 13.146 nel 2016;
– le violenze sessuali (oltre il 90% in danno delle donne) 4257 nel 2014, 4000 nel 2015, 3759 nel 2016.

SEMPRE PIÙ ABUSI SU MINORI, SOPRATTUTTO RAGAZZE:
Dal 2011 diminuiscono, secondo il rapporto di Terres del Hommes, le violenze sessuali e quelle aggravate, rispettivamente -26% e -31% ma in termini assoluti (in tutto 908 minori nel 2015, per oltre l’82% femmine, pari a 770) costituiscono le tipologie con maggior numero di vittime dopo i maltrattamenti in famiglia (1.442, +24%) e la violazione degli obblighi di assistenza  familiare (8.961, +9% rispetto al 2011), dove la percentuale di femmine è abbastanza allineata all’altro sesso. Tra i primi  nemici di bambine e ragazze ci sono i coetanei: lo documentano i dati del ministero della giustizia che segnalano in carico dei Servizi sociali ben 817 minori di sesso maschile condannati per violenze sessuali; 267 invece sono responsabili di sfruttamento della pornografia e prostituzione minorile.

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