sabato, 23 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Reversibilità. I tagli dell’Inps e i redditi esclusi dai limiti di cumulo
Pubblicato il 18-03-2017


Cdm abolisce i buoni lavoro

VOUCHER ADDIO

Addio ai voucher e al referendum, in tandem con il quesito sugli appalti, promosso dalla Cgil, che incassa il successo. Il consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che cancella i buoni lavoro – quelli già acquistati fino all’entrata in vigore saranno utilizzabili fino al 31 dicembre 2017 – e ripristina “integralmente” la responsabilità solidale del committente con l’appaltatore e gli eventuali subappaltatori per garantire le tutele dei lavoratori. I due temi oggetto del referendum convocato il 28 maggio e destinato così a saltare. L’ultima parola sarà comunque della Cassazione, a cui compete la decisione ufficiale e finale. “Nel momento in cui sarà legge, lo considereremo un grande risultato” visto che quello tracciato dal decreto è “esattamente l’obiettivo che si siamo proposti con i quesiti referendari”, ha commentato la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Con l’abrogazione dei voucher, il governo si prepara a mettere in campo nuove norme: “useremo le prossime settimane – ha spiegato il premier Paolo Gentiloni, al termine del Cdm – per una regolazione seria del lavoro saltuario e occasionale”, aprendo “un confronto” con le parti sociali ed il Parlamento. Perché “avevamo la risposta sbagliata ad una esigenza giusta”, ha detto ancora il presidente del Consiglio affermando di aver agito “nella consapevolezza” che l’Italia “non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale” su questi temi e “nella consapevolezza che la decisione è coerente con l’orientamento maturato nelle ultime settimane in Parlamento”. E, ha proseguito, “dividere il Paese tra chi demonizza i voucher e chi ne voleva circoscrivere i limiti sarebbe stato un errore e un danno per l’Italia”. In questo modo, invece, “si libera il tavolo da una discussione ideologica che non ci avrebbe aiutato e conferma il nostro impegno per regolare in modo moderno e avanzato il mercato del lavoro”. E’ questo infatti il tema “vero”, ha dichiarato anche il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, rimarcando la linea di azione dell’esecutivo: “Non è prefigurato un cambio di passo nelle politiche dell’esecutivo sul lavoro, perché il voucher non era materia del Jobs act”, è “improprio” collegarli, “affrontiamo una questione che doveva essere riesaminata”. Poletti ha respinto pure le voci di chi parla di vittoria per la Cgil e di sconfitta per il governo: “Non era in campo una gara”. E sulla posizione espressa dai ministri di Ap, contraria all’abrogazione dei voucher, il ministro si è limitato a far notare che il decreto “è stato votato”. Un voto, però, che appunto non trova il pieno consenso né nel fronte politico, né sindacale-imprenditoriale. Anzi. Contrarie si sono dette Confindustria, Confcommercio, Confapi, che hanno parlato di “scelta sbagliata”. Molto critica anche la Cisl, secondo cui la decisione di eliminare i voucher è “tutta politica ed incomprensibile dal punto di vista del merito”. La Uil sottolinea, invece, come occorra subito “trovare una soluzione” per regolare le attività occasionali (per studenti, pensionati, disoccupati) e per questo “ora vogliamo puntare a un accordo con l’esecutivo”. Pronto a dare battaglia il presidente della commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi, che ha parlato di una scelta “gravissima e inaccettabile. Ora decide la Cgil per tutti. Non voterò mai questo decreto”. Con l’abolizione dei voucher “siamo passati dall’abuso indiscriminato a zero per paura della Cgil”, ha chiosato il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, e “il risultato è il lavoro nero”. Un rischio, questo, evidenziato da più parti, da Forza Italia a Scelta civica. No fermo anche dall’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero: “Eliminare i voucher è errato, mi sembra un’operazione dettata dalla paura. La necessità di disciplinare più correttamente il lavoro occasionale c’è, con o senza voucher”. Mentre il M5S denuncia l’ennesima “piroetta alla Nureyev” del Governo. Resta comunque in campo il fattore tempo. “Certo noi pensiamo che bisogna convertire presto” il decreto in legge, ha concluso Poletti.

 Come ottenerlo

ASSEGNO CONGEDO MATRIMONIALE 2017

Il matrimonio, si sa, comporta un notevole onere economico. Ma chi sta per convolare a giuste nozze con la propria metà può usufruire di una particolare misura a sostegno del reddito istituita dall’Inps. Si tratta del cosiddetto ‘assegno congedo matrimoniale’, che consiste in un assegno concesso per un congedo straordinario della durata di 8 giorni in occasione del matrimonio (civile o concordatario). E’ possibile usufruire di questo bonus entro i 30 giorni successivi alla data delle nozze. L’assegno congedo matrimoniale spetta a determinate categorie di persone, ovvero operai, apprendisti, lavoratori a domicilio, marittimi di bassa forza dipendenti da aziende industriali, artigiane, cooperative, che:

– contraggono matrimonio civile o concordatario;

– possono far valere un rapporto di lavoro da almeno una settimana;

– o fruiscono effettivamente del congedo (assenza dal lavoro) entro 30 giorni dalla

celebrazione dell’evento.

Come specificato sul sito dell’Istituto nazionale della previdenza sociale, la misura è destinata anche:

– ai lavoratori disoccupati che siano in grado di dimostrare che nei novanta giorni precedenti il matrimonio hanno prestato, per almeno 15 giorni, la propria opera alle dipendenze delle aziende sopra dette;

– ai lavoratori, che ferma restando l’esistenza del rapporto di lavoro, per un qualunque giustificato motivo non siano comunque in servizio (malattia, sospensione dal lavoro, richiamo alle armi ecc.)”.

Va inoltre ricordato che per ottenere l’assegno non basta la celebrazione del matrimonio religioso e che per ricevere un successivo assegno bisogna essere vedovi o divorziati.

Quanto spetta ai richiedenti

Gli operai e gli apprendisti hanno diritto a 7 giorni di retribuzione meno la percentuale a carico del lavoratore, pari al 5,54%. Ai lavoratori a domicilio spettano 7 giornate di guadagno medio giornaliero meno la percentuale a carico del lavoratore, pari al 5,54%; i marittimi beneficeranno di 8 giornate di salario medio giornaliero meno la percentuale a carico del lavoratore, pari al 5,54%. Nel caso del part-time verticale, invece, l’assegno spetta “solo per i giorni di retribuzione che coincidono con quelli previsti dal contratto per lo svolgimento dell’attività lavorativa” e “si detrae sempre la percentuale a carico del lavoratore”.

Chi non ha diritto all’assegno

Non hanno diritto all’assegno i dipendenti di: aziende industriali, artigiane, cooperative e della lavorazione del tabacco con qualifica di: impiegati, apprendisti impiegati, dirigenti; aziende agricole; commercio; credito; assicurazioni; enti locali; enti statali; aziende che non versano il relativo contributo alla Cuaf (Cassa Unica Assegni Familiari)”.

L’assegno congedo matrimoniale risulta cumulabile “con l’indennità Inail per infortunio sul lavoro fino a concorrenza dell’importo che sarebbe spettato a titolo di retribuzione”, mentre è incumulabile “con le prestazioni di malattia, maternità, cassa integrazione ordinaria e straordinaria, trattamenti di disoccupazione”.

Ecco come si inoltra la domanda

Ma come si invia la richiesta per ottenere l’assegno? I lavoratori occupati – spiega l’Inps – devono presentare l’istanza al datore di lavoro alla fine del congedo e non oltre 60 giorni dalle nozze, “allegando il certificato di matrimonio o stato di famiglia con i dati del matrimonio rilasciato dall’Autorità comunale o dichiarazione sostitutiva di certificazione ex art. 46 D.P.R. 445/00 comprovante lo stato di coniugato e contenente gli estremi del matrimonio”.

I lavoratori disoccupati o richiamati alle armi possono invece fare richiesta tramite:

– Internet, tramite il servizio di “Invio online di Domande di prestazioni a Sostegno del

reddito”, sul sito Inps;

– Patronati;

– Contact Center, attraverso il numero 803164 gratuito da rete fissa o il numero 06164164

da rete mobile a pagamento.

Nel caso dei lavoratori occupati l’assegno congedo matrimoniale viene corrisosto per conto dell’Inps dal datore di lavoro, per i lavoratori disoccupati o richiamati alle armi, invece, la somma viene erogata direttamente dall’Istituto.

Reversibilità

I TAGLI CHE OPERA L’INPS

Ci si può opporre nel caso l’Inps chieda il rimborso per superamento dei limiti di cumulo dei redditi di quote di pensione di reversibilità? In base alla Legge Dini, la pensione ai familiari superstiti (che può essere di reversibilità se il dante causa era pensionato, o indiretta se ancora lavorava) non è pienamente cumulabile con i redditi del beneficiario, ma è soggetta a dei limiti, al contrario di quanto avviene per la pensione anticipata e di vecchiaia.

Reversibilità e redditi del pensionato: limiti di cumulo

In particolare, è possibile cumulare la pensione di reversibilità o indiretta con gli altri proventi del beneficiario, sino alle seguenti soglie: se la situazione reddituale del pensionato è superiore a 3 volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (Fpld), la percentuale di cumulabilità del trattamento di reversibilità è pari al 75%: in parole semplici, la reversibilità è ridotta del 25% se il reddito dell’interessato supera i 19.573,71 euro (pari a 3 volte il trattamento minimo del 2017 moltiplicato per 13 mensilità); se i proventi del pensionato superano 4 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità dell’assegno di reversibilità è pari al 60%: in pratica, la reversibilità è ridotta del 40% se la situazione reddituale dell’interessato va oltre i 26.098,28 euro, per l’anno 2017; se il reddito del pensionato è superiore a 5 volte il trattamento minimo annuo Fpld, la percentuale di cumulabilità della prestazione di reversibilità è pari al 50%: in pratica, la reversibilità è dimezzata se i proventi dell’interessato risultano al di sopra dei 32.622,85 euro, per l’anno 2017. Il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità tagliata non può comunque essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Reversibilità e redditi del pensionato: redditi esclusi dai limiti di cumulo

Ci sono però dei redditi esclusi, cioè che non concorrono all’ammontare massimo relativo ai limiti di cumulo: il Tfr, i trattamenti assimilati e le relative anticipazioni; il reddito della casa di abitazione; gli arretrati sottoposti a tassazione separata; l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione. Sono stati successivamente esclusi anche pensione e assegno sociale, rendite Inail, assegni di accompagnamento, pensioni privilegiate, pensioni

Reversibilità e redditi del pensionato: come verificare se la pretesa dell’Inps è legittima

In base a quanto esposto, per capire se l’applicazione delle limature della pensione, da parte dell’Inps, per il superamento dei limiti di cumulo, bisogna procedere in questo modo: reperire la dichiarazione dei redditi (modello Unico e 730) relativamente all’anno in cui l’Inps afferma che i limiti reddituali siano stati splafonati; reperire ulteriori certificazioni relative ai proventi conseguiti dell’anno in oggetto, nel caso non sia stata presentata la dichiarazione o la situazione reddituale non rientri nella dichiarazione; sottrarre dai redditi totali l’importo della pensione di reversibilità e dei proventi esclusi; confrontare l’ammontare così ottenuto con i limiti al di sopra dei quali deve essere operata la sforbiciata, considerando comunque che il trattamento che deriva dal cumulo dei redditi con la reversibilità ridotta non può essere inferiore a quello spettante per il reddito pari al limite massimo della fascia immediatamente precedente.

Reversibilità e redditi del pensionato: niente tagli se ci sono figli aventi diritto

Nell’ipotesi in cui i limiti di cumulo siano comunque stati superati, non deve essere operata alcuna riduzione se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti (sino a 26 anni se universitari) o inabili, aventi diritto alla pensione di reversibilità.

Reversibilità e redditi del pensionato: niente tagli se si rientra nella sanatoria Inps

Nel caso in cui i tagli siano legittimi e non ci siano figli aventi diritto alla pensione ai superstiti nel nucleo, l’unica possibilità di contestare la pretesa dell’Inps è far valere la cosiddetta sanatoria: se i redditi incidenti su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o modello Unico), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata dall’Inps entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Se l’Istituto notifica la richiesta di restituzione degli indebiti, dovuti al taglio della reversibilità, dopo questo termine, perde il diritto alla restituzione, salvo il caso in cui sia dimostrato il dolo del pensionato.

Tagli alla reversibilità: come presentare ricorso

Nel caso in cui, per uno dei motivi esposti, la pretesa dell’Inps risulti illegittima, l’interessato dovrà proporre ricorso amministrativo contro il provvedimento che dispone la decurtazione della pensione, entro 90 giorni dalla data di ricevimento della raccomandata da parte dell’istituto. Qualora non intervenga alcuna decisione nei successivi 90 giorni, potrà proporre un’azione giudiziaria, da notificare direttamente alla sede emittente. Il ricorso contro la decurtazione della pensione può essere inoltrato con le seguenti modalità: tramite la sezione ricorsi online del sito dell’Inps (direttamente, qualora si disponga del codice pin o dell’identità digitale spid, o conferendo delega ad un intermediario autorizzato, come un consulente del lavoro o un commercialista); tramite patronato.

 Carlo Pareto

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