venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

LA CONTROFFERTA
Pubblicato il 15-03-2017


pd-si-referendum-ettore-rosato-civitanova-5Il Governo cerca di giocare d’anticipo sui due referendum abrogativi su appalti e voucher che si terranno il prossimo 28 maggio. Dopo aver annunciato la data ieri, oggi il Pd è già a lavoro per trovare una soluzione che eviti il campo ‘minato’ delle urne e ne sta discutendo in una riunione convocata per oggi. Il lavoro di coordinamento nella maggioranza è affidato al capogruppo dem Ettore Rosato con l’obiettivo di approvare il testo domani in commissione e trasformarlo in un decreto da approvare già venerdì in consiglio dei ministri. La tabella di marcia dovrebbe procedere celermente: entro oggi i dem in commissione presenteranno emendamenti che recepiscono le nuove indicazioni del governo; il testo poi modificato sarà fatto proprio dal governo e poi la parola passera alla Camera e al Senato per la conversione. A quel punto la Commissione potrebbe annullare il referendum perché, di fatto, ne cadrebbe la sua motivazione.

Per il segretario del Psi Riccardo Nencini i “voucher sono da regolamentare e non da eliminare. Famiglie, imprese a zero dipendenti, lavoretti stagionali. Se li togli per tutti, non aiuti il lavoro”.

Per il presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano, è ancora possibile evitare il referendum sui voucher: “Naturalmente la possibilità esiste – spiega – ma non dipende assolutamente da noi. Sarà la Corte a decidere se di fronte a una soluzione legislativa, questa sarà adatta a evitare la consultazione. Già oggi – annuncia – adotteremo un testo che non è solo una riverniciatura. Si torna a definire i voucher come destinati solo a ‘lavori occasionali’ cioè lavoretti. È un abbattimento secco di quello che può essere l’abuso. Non è un maquillage legislativo, incide nel profondo”.
In realtà le possibilità sono due: restringere la validità solo alle famiglie o arrivare all’abolizione totale con l’obiettivo di affrontare nuovamente il tema di uno strumento flessibile per l’occupazione in un momento più favorevole, sicuramente dopo le amministrative. Lo stesso Rosato ha avanzato questa proposta in una riunione del Pd. Per quel che riguarda la responsabilità negli appalti, ci sarebbe la possibilità di recepire totalmente il testo del referendum promosso dalla Cgil. In questo ultimo caso, di abolizione dei voucher e di recepimento del quesito referendario sugli appalti, il referendum sarebbe completamente superato. Per quel che riguarda tempi e forme dell’intervento, l’obiettivo sarebbe quello di approvare un testo già domani in commissione alla Camera. Testo che il governo potrebbe recepire venerdì prossimo in Cdm.
Sui voucher “noi abbiamo detto un cosa precisa: siamo disponibili a ragionare della loro permanenza se questa riguarda solo le famiglie, se non sostituisce lavoro e non riguarda le imprese e la Pa. Quando ci sarà un’ipotesi vedremo se questa corrisponde” al quesito referendario. Così ha risposto il segretario generale della
Cgil, Susanna Camusso, rispetto alla modifica dei voucher e alla possibilità che il governo ricorra ad un decreto legge. Comunque, ha aggiunto, “il referendum è superabile a fronte di una legge già approvata. Il giudizio si dà alla fine”.
Il referendum presentato infatti dalla Cgil propone di cancellare del tutto i buoni lavoro istituiti dalla legge Biagi nel 2003. Erano stati creati per retribuire i lavoretti occasionali (come pulizie, ripetizioni scolastiche, giardinaggio) svolti da casalinghe, studenti e pensionati (fino a un massimo di 5mila euro di compensi all’anno) ma sono stati via via liberalizzati nel corso degli anni e dalla legge è stata eliminata la dizione «di natura meramente occasionale». Attualmente possono essere usati per remunerare qualsiasi attività entro un tetto di 7mila euro l’anno per lavoratore. Il secondo quesito praticamente chiede che ci sia una uguale responsabilità (responsabilità solidale) tra appaltatore e appaltante nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro. Si richiede invece l’abrogazione di parte dell’art. 29 della Legge Biagi.
A controbattere alla leader della Cgil, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che non si è detto d’accordo all’ipotesi avanzata dalla Camusso a limitare l’uso dei voucher alle sole famiglie, anzi per Boeri significa di fatto cancellare questo istituto. “Penso – ha detto Boeri a margine di una iniziativa al Senato per ricordare la figura di Marco Biagi, il giuslavorista assassinato dalle brigate Rosse – che il dibattito si debba concentrare sui numeri. Per esempio leggo che si vuole restringere l’uso dei voucher alle sole famiglie. È opportuno essere consapevoli che oggi solo il 3% dei voucher viene utilizzato direttamente dalle famiglie. Essendo poi che i voucher sono lo 0,40% del lavorato in Italia, se noi circoscrivessimo l’uso dei voucher alle sole famiglie si ridurrebbe l’incidenza dei voucher sulle ore lavorate dello 0,001%. Di fatto vuol dire cancellare questo istituto e bisogna essere consapevoli di questo”. Boeri ha ricordato che se questa sarà la scelta del Governo “vuol dire che i voucher, di fatto, non esistono più. Ci sarebbe un arretramento anche rispetto a quando sono stati introdotti (con la Legge Biagi, ndr)”. Boeri vede comunque anche un altro rischio: l’abolizione dei voucher potrebbe far ritornare quel lavoro nero emerso proprio grazie a questo istituto. “C’è un rischio di questo tipo – ha detto – anche se abbiamo studiato il fatto che i voucher sembrano aver dato un contributo relativo e molto limitato all’emersione del lavoro nero. Probabilmente bisognerà trovare un altro strumento. Sto dicendo: guardate che se fate questo cancellate i voucher. Allora tanto varrebbe cancellarli del tutto. È evidente che c’è stato un abuso – ha concluso – però ci sono tanti modi per tenerli sotto controllo. Ci siamo anche candidati a fare noi i controlli perché abbiamo i dati. Ma ribadisco che le proposte che leggo vogliono dire cancellare i voucher”.
Sempre a margine del convegno su Marco Biagi è intervenuto anche Carmelo Barbagallo, segretario generale Uil: “Bisogna drasticamente limitare l’uso dei voucher. Bisogna tornare alla legge Biagi. Abbiamo chiesto al governo di confrontarci prima dell’ultimo atto. Se non si trova l’accordo, per colpa del governo o del Parlamento, noi siamo per abolire i voucher” e quindi per votare sì al referendum promosso dalla Cgil.
Nel frattempo, mentre il Pd cerca una soluzione, l’ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi, cerca di mettere le mani avanti e punta il dito contro l’ex minoranza dem, “diciamoci la verità, i voucher non sono stati una mia invenzione, non c’entrano niente col Jobs Act”, afferma Renzi: “Sono stati un’invenzione dei precedenti governi di centrosinistra sostenuti da quelli che ora vorrebbero cancellare i buoni”. Bersani, D’Alema e i loro seguaci.

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