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Opinioni e commenti
 

“Arrendersi o perire”. La vittoria dei partigiani
Pubblicato il 25-04-2017


25 aprile-RaiLa storia della liberazione italiana durante la seconda guerra mondiale è nota, ma siccome il 25 aprile è oggi associato piuttosto all’idea di fare “ponte” o sul ruolo dei vari partiti alle parate commemorative, non fa male ricordarla per ritrovare il vero significato di un giorno in cui una volta tanto si ricorda un evento gioioso, seppur circondato dai dolori della guerra.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia di Vittorio Emanuele III e le potenze alleate, la guerra era tutt’altro che finita. La reazione dei tedeschi fu immediata. Il re e il maresciallo Badoglio, a cui era stato affidato l’incarico di governo, abbandonarono Roma senza lasciare chiare indicazioni all’esercito in piena confusione, come ricorda la scena del film “Tutti a casa” dove Alberto Sordi nei panni del Sottotenente Alberto Innocenzi telefona d’urgenza alla linea militare esordendo con: “Colonnello, i Tedeschi si sono alleati con gli Americani”.

Mentre le istituzioni si rifugiavano nel sud dove gli Alleati avevano iniziato a risalire lo stivale, nel nord nasceva la Repubblica di Salò di Mussolini, liberato dai tedeschi dalla prigione sul Gran Sasso in cui era stato rinchiuso.

Ebbe inizio allora la guerra di liberazione italiana. Liberazione da un nemico che fino a poco prima era un alleato. In questo contesto, a sud rinascevano i partiti che nel periodo fascista erano stati ridotti alla clandestinità, a nord e in centro Italia la resistenza antifascista combatteva il nemico dall’interno.

Insieme, i partiti antifascisti e molteplici gruppi partigiani formarono il Comitato di Liberazione Nazionale. Ne rimaneva fuori il Partito Repubblicano, che pur partecipando alla Resistenza rifiutava il compromesso con la monarchia. Il Comitato Centrale aveva sede a Roma ed era composto da esponenti dei vari partiti come Giorgio Amendola (PCI), Pietro Nenni (PSI), Ugo La Malfa (Pd’a) e Alcide De Gasperi (DC). L’obiettivo era sia militare sia politico. Da un lato bisognava coordinare la guerriglia partigiana contro i nazi-fascisti, dall’altro decidere il futuro assetto del paese.

Nel 1944 con la svolta di Salerno e la seguente formazione del governo di Unità Nazionale, le forze del CLN crebbero e si strutturarono sempre più. All’inizio dell’anno, il CLN di Milano si era trasformato in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), e sotto la guida di Ferruccio Parri e Luigi Longo, dirigeva le azioni della resistenza nell’Italia Settentrionale.

A giugno, dopo lo sbarco ad Anzio, le truppe alleate liberarono Roma. La liberazione dell’Italia si era rivelata un’operazione più lunga del previsto. Solo ad aprile 1945 gli alleati riuscirono a sfondare la Linea Gotica e ad entrare nella Pianura Padana. Dopo la liberazione di Bologna e Genova, il CLNAI al grido “arrendersi o perire”, intimò tutte le forze partigiane all’assalto. Lo stesso giorno, in nome del popolo italiano e come delegato del governo, emanò per decreto legislativo la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti. Di lì a qualche giorno, lo stesso Mussolini sarebbe stato fucilato e il suo corpo scempiato esposto a piazzale Loreto a Milano, dove l’anno precedente aveva avuto luogo un eccidio di partigiani.

La guerra sarebbe ufficialmente terminata il 2 maggio con la resa dell’Asse. Tuttavia, le violenze di quella che di fatto era stata una guerra civile continuarono ancora.

Il 25 aprile è stato scelto nel 1946 come giorno simbolico per celebrare l’impegno degli antifascisti nel liberare il paese, impegno che – è opportuno ricordarlo – è costato circa 200.000 vite.

Giulia Clarizia

Blog Fondazione Nenni

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