venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

COMMISSARIATA
Pubblicato il 26-04-2017


alitaliaArriva il secondo commissariamento. Dopo il secco ‘NO’ dei lavoratori al piano per il rilancio della compagnia, il consiglio di amministrazione ha certificato con “rammarico” l’impossibilità di andare avanti con la ricapitalizzazione e ha deciso di avviare l’iter per l’amministrazione straordinaria speciale. Aprendo la strada a una nuova gestione commissariale, dopo quella del 2008, che nelle intenzioni del governo dovrà portare nel più breve tempo possibile e con meno risorse pubbliche possibile alla sua vendita o, nella peggiore delle ipotesi, alla liquidazione.

Solo dopo l’assemblea dei soci, tra due giorni o al massimo in seconda convocazione il 2 maggio, tutti gli attori saranno di nuovo chiamati attorno al tavolo al Mise per fare un punto sull’esito del referendum, che è stato “profondamente deludente”, per James Hogan, presidente e amministratore delegato di Etihad e vicepresidente di Alitalia, che ha precisato il “supporto” del secondo azionista della compagnia alla decisione di avviare la procedura commissariale.

Altre strade non ce ne sono, ha ribadito di nuovo il governo per voce dei ministri del Lavoro, Giuliano Poletti, e dello Sviluppo economico Carlo Calenda. La nazionalizzazione, invocata dai sindacati di base “è esclusa” ha detto chiaramente Poletti. Concetto ribadito dal presidente del Consiglio Gentiloni: “Non posso nascondere la preoccupazione per quello che sta accadendo in Alitalia, anche lì bisognerebbe essere in grado di stare sul mercato e competere. Da parte mia c’è stata delusione per il fatto che l’opportunità di un accordo azienda sindacato non sia stata colta”. Gentiloni ha ribadito quindi la sua posizione al riguardo. “Bisogna dire la verità, l’ho detta prima e la dico adesso: non ci sono le condizioni per una nazionalizzazione”. Calenda ha spiegato che a non volerla non è solo l’esecutivo ma anche gli italiani, che già in questi anni hanno contribuito con oltre 7 miliardi a tenere in piedi la ex compagnia di bandiera. Poletti ha poi spiegato che “Alitalia è una azienda privata e i soci dovranno decidere cosa fare, hanno una convocazione dell’assemblea già definita, da quello che si capisce chiederanno l’amministrazione straordinaria: a quel punto sulla base della legge ci saranno le procedure dell’amministrazione straordinaria. Saranno nominati uno o tre commissari, e poi si valuterà che cosa è ragionevolmente possibile fare in quella situazione”.

Mentre il titolare dello Sviluppo economico ha ribadito che non si possono più dare soldi pubblici per puntellare “una azienda in perdita”, ha chiarito Calenda, spiegando però che il governo è pronto a negoziare con Bruxelles un “prestito ponte”, sempre per un periodo limitato, che consenta alla gestione commissariale di presentare un nuovo piano in attesa appunto di vendere la compagnia intera o con lo ‘spezzatino’ dei diversi asset. La via del prestito ponte da parte dello Stato in attesa di trovare un compratore per Alitalia, è la strada indicata dal ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda che nel corso di un’intervista radiofonica ha parlato di 3-400 milioni per assicurare i sei mesi di gestione commissariale e garantire la continuità dell’operatività. Il ministro ha riferito che il governo sta discutendo con Bruxelles, “perché tutto questo va approvato dall’Europa, in particolare il prestito ponte – ha detto su Radio 24 – Abbiamo riunioni oggi stesso. E riteniamo che per un periodo limitato sia compatibile con la normativa europea”. Per quanto riguarda il fonte dell’occupazione Calenda ha aggiunto che la gestione commissariale di Alitalia “non andrà a impattare sugli esuberi: la situazione è sotto controllo per i prossimi mesi”. “Dobbiamo vedere come si chiuderà la vicenda. Abbiamo una struttura di ammortizzatori sociali molto forte; in particolare il volo ha una situazione abbastanza privilegiata che deriva da uno dei tanti salvataggi Alitalia. Bisognerà lavorare su una soluzione industriale – ha concluso – utilizzando la struttura degli ammortizzatori sociali”.

A Bruxelles per ora non è ancora arrivata nessuna richiesta o notifica di interventi pubblici per aiutare un’altra volta Alitalia a uscire dalle sabbie. In base alle regole Ue, però, per il governo italiano resta aperta la via degli aiuti di stato, anche se a strette condizioni. Su quale sarà la scelta di Roma, però, Bruxelles non si esprime né si sbilancia, essendo la palla completamente nel campo italiano. Al momento “la Commissione Ue non ha ricevuto nessuna notifica di misure di sostegno a favore di Alitalia” e “non possiamo speculare” su queste, ha affermato un portavoce dell’esecutivo comunitario. Del resto le possibilità consentite dalle norme Ue sugli aiuti di stato, e in particolare dalle Linee guida su salvataggi e ristrutturazioni, parlano chiaro. La prima opzione è quella di un intervento pubblico ma a condizioni di mercato: in questo caso non si tratta di aiuti ed esula dalla condizionalità. Fu questo il caso nel 2013 dell’intervento di Poste italiane nella ricapitalizzazione di Alitalia: allora l’investimento venne giudicato dall’Ue in linea con il principio dell’investitore in un’economia di mercato, che agisce nei termini di un investitore privato normale senza accordare vantaggi.

La seconda opzione è quella di un sostegno per il salvataggio e la ristrutturazione di una società in difficoltà finanziarie. Trattandosi di un intervento distorsivo della concorrenza,questo può essere approvato da parte della Commissione solo sotto strette condizioni stabilite dalle regole sugli aiuti di stato. Queste proibiscono che una stessa compagnia possa beneficiarne più volte nell’arco di 10 anni. Alitalia, però, si e’ vista riconoscere dalla Corte di giustizia europea la discontinuità tra vecchia e nuova società nei suoi vari passaggi, quindi l’attuale non è considerata la stessa che fu aiutata nel 2008. E’ quindi teoricamente possibile per la compagnia aerea beneficiare di nuovo di aiuti di stato. Se si tratta di sostegno per una ristrutturazione, per ricevere l’ok di Bruxelles serve anche un piano credibile che assicuri la sostenibilità finanziaria dell’azienda a lungo termine, con un contributo sufficiente da parte dell’impresa in modo da ridurre al minimo il costo per i contribuenti e misure compensative per minimizzare gli effetti distorsivi sulla concorrenza. In ogni caso qualunque operazione che comporti un intervento pubblico, incluso prestito ponte o liquidazione, deve essere notificata a Bruxelles e sottoposta a condizionalità.

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