venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Alzheimer, l’origine del morbo che divora la memoria
Pubblicato il 03-04-2017


alzheimerUno studio tutto italiano fa luce sui meccanismi all’origine della malattia che divora i ricordi, aprendo una nuova via alla ricerca di una cura per l’Alzheimer. Per il gruppo di ricercatori dell’Università Campus-Biomedico di Roma, guidato da Marcello D’Amelio, la causa della malattia sarebbe infatti la morte di un gruppo di neuroni, situati in una zona molto profonda del cervello, che producono dopamina, una neurotrasmettitore che ha che fare con la memoria. E, infatti, la perdita di quest’ultima è il sintomo tipico della malattia, fin dal suo inizio. All’origine della malattia ci sarebbe, invece, la morte dei neuroni nell’area collegata anche ai disturbi d’umore.
“Questo lavoro getta nuova luce sui meccanismi all’origine della malattia, spiega perché le sperimentazioni di terapie mirate alle placche beta-amiloidi hanno fallito e offre una nuova direzione alla ricerca per trattare l’Alzheimer”, ha spiegato il Professore D’Amelio.
Negli ultimi 20 anni i ricercatori si sono focalizzati sull’area da cui dipendono i meccanismi del ricordo, ritenendo che fosse la progressiva degenerazione delle cellule dell’ippocampo a causare l’Alzheimer. Le analisi sperimentali, tuttavia, non hanno mai fatto registrare al suo interno significativi processi di morte cellulare. Nessuno aveva finora pensato che potessero essere coinvolte altre aree del cervello nell’insorgenza della patologia. La teoria più accreditata dava per scontato che la malattia fosse in relazione con l’accumulo di beta amiloide nel cervello (una proteina prodotta dalle stesse cellule cerebrali).
“È vero che nelle forme genetiche di Alzheimer è alterato il gene dell’amiloide – precisa D’Amelio – ma queste rappresentano soltanto il 5 per cento del totale. L’altro 95 per cento è costituito da forme sporadiche. La placca nell’Alzheimer non può spiegare tutto e la produzione dell’amiloide spesso avviene come conseguenza di un danno al cervello: sarebbe l’effetto di un danno, non la causa”.
Invece come in un effetto domino, la morte di neuroni deputati alla produzione di dopamina provoca il mancato arrivo di questa sostanza nell’ippocampo, causandone il ‘tilt’ che genera la perdita dei ricordi. L’ipotesi è stata confermata in laboratorio, somministrando su modelli animali due diverse terapie mirate a ripristinare i livelli di dopamina. Si è così osservato che, in questo modo, si recuperava il ricordo, ma anche la motivazione.

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