domenica, 30 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Aspettando Gabriele Del Grande dalla Turchia
Pubblicato il 13-04-2017


Gabriele-Del-GrandeSono stati giorni di apprensione per Gabriele Del Grande, giornalista e documentarista, ma adesso il padre, Massimo Del Grande, ha fatto sapere che il figlio sarà a casa entro oggi: “È stato fermato e verrà espulso nelle prossime ore”. Le autorità turche infatti hanno detto alla Farnesina e ai famigliari che verrà rispedito a casa entro oggi. “Ringraziamo le autorità locali, e in particolare il sindaco Alessandro Tambellini, per l’interessamento che hanno mostrato alla vicenda, interfacciandosi direttamente con la Farnesina”, ha detto il padre del giovane documentarista giunto in Turchia qualche giorno fa per realizzare alcune interviste.

Del Grande ha sempre fatto giornalismo d’inchiesta e di denuncia e scrive da anni di migrazioni e naufragi nel Mediterraneo sul suo blog Fortress Europe. Già nel 2007 il suo libro “Mamadou va a morire” raccontando la traversata dei profughi in arrivo sulle nostre coste, mentre nel 2013 si è occupato della crisi siriana in un reportage pubblicato da Internazionale e nel 2014 ha realizzato, insieme ad Antonio Augugliaro e Khaled Solimna Al Nassiry, “Io sto con la sposa”, documentario che racconta del viaggio di cinque migranti che attraversano l’Europa per raggiungere la Svezia. Il giornalista 35enne è stato fermato lunedì nella provincia sudorientale di Hatay, dove era stato bloccato dalla polizia locale per ragioni ancora non chiarite ufficialmente, probabilmente è stato trattenuto dalle autorità turche, perché privo del permesso stampa che si deve chiedere prima di arrivare in Turchia per poter svolgere il proprio lavoro nel Paese. Ma fonti della Farnesina affermano di non conoscere i motivi del fermo, ed è già il quinto giornalista espulso dall’inizio dell’anno.

Pronta la solidarietà della Federazione nazionale della stampa italiana che ha annunciato per il 2 maggio una manifestazione davanti all’ambasciata turca a Roma.
“Questo episodio – affermano il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti – conferma una volta di più le condizioni insostenibili in cui sono costretti i giornalisti e la libertà di stampa in Turchia. Per tornare a denunciare questa situazione, il 2 maggio la Federazione della Stampa, insieme con Articolo21, Amnesty International Italia, Usigrai, Ordine dei giornalisti del Lazio, Pressing NoBavaglio e altre associazioni, sarà davanti all’ambasciata turca a Roma per un sit-in nel corso del quale saranno letti i 149 nomi dei giornalisti rinchiusi nelle carceri del Paese”.
Del Grande di trovava lì perché a settembre 2016 aveva lanciato un nuovo progetto di crowfunding: “Un partigiano mi disse”. Si tratta di un libro sulla guerra in Siria e la nascita dell’Isis, fenomeni raccontati attraverso l’epica della gente comune in un intreccio di geopolitica e storytelling. Per il progetto Del Grande aveva avviato una raccolta fondi sulla piattaforma di crowfunding produzionidalbasso.com. Si era dato l’obiettivo di 38.000 euro ma ne ha ottenuti 47.918, con 1342 sostenitori e da novembre sta raccogliendo tutto il materiale necessario per questo suo nuovo progetto.

Al momento però ancora nessuna notizia del rilascio.
“Voglio ringraziare di cuore tutte le persone che mi hanno contattato in queste ore, siete stati moltissimi – ha scritto su Facebook la moglie di Del Grande, Alexandra D’Onofrio – Grazie dell’affetto, la stima, la preoccupazione, e quel prezioso senso di protezione fornitori da tutta la rete di famigliari, amici e colleghi. Gab, noi tutti ti aspettiamo. E siamo in tanti, più dei papaveri che ieri abbiamo colto pensando a te”.

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