venerdì, 23 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

NODO SIRIANO
Pubblicato il 13-04-2017


siria fLa Siria continua ad essere il centro nevralgico nello scacchiere internazionale, soprattutto nella disputa tra Usa e Russia, ma stavolta a tuonare contro Washington è il presidente Bashar al-Assad. Nel corso di un’intervista esclusiva concessa all’agenzia Afp Assad accusa gli americani di aver inventato il raid chimico contro Khan Sheikhun, città nella provincia nord-occidentale di Idlib. L’attacco chimico che ha sconvolto l’opinione pubblica e in cui sono morte più di 80 persone fra cui 28 bambini, per Assad è la scusa, il motivo utile agli americani “per colpire” la Siria.
“L’attacco chimico che il regime siriano avrebbe compiuto a Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, è al 100 per 100 un’invenzione degli Usa. Damasco ha consegnato tutte le armi chimiche e il regime siriano autorizzerà soltanto inchieste imparziali sul presunto attacco”, afferma il presidente siriano. “La nostra impressione – ha spiegato – è che l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti, sia complice dei terroristi. Hanno inventato tutta la storia per avere un pretesto per l’attacco. Noi intendiamo lavorare (con i russi) in vista di un’inchiesta internazionale. Ma deve essere imparziale. Noi possiamo permettere un’inchiesta se, e soltanto se, sia imparziale e ci garantisca che Paesi imparziali prendano parte, per essere sicuri che non sia utilizzata a fini politici”, ha detto. Quanto al raid ordinato dal presidente americano Trump, Assad assicura che “la potenza di fuoco del nostro esercito, la nostra capacità di attaccare i terroristi non è stata intaccata da questo raid”.
Ma militari e intelligence Usa hanno intercettato comunicazioni di militari siriani ed esperti circa la preparazione per l’attacco con armi chimiche compiuto a Idlib la scorsa settimana. Lo ha riferito una fonte ufficiale americana alla Cnn. Gli Usa – precisa però l’emittente – non sapevano però che il gas sarebbe stato usato sui civili. Le intercettazioni erano parte del materiale di intelligence visionato nelle ore successive allo stesso attacco allo scopo di stabilirne la responsabilità. La stessa fonte ha sottolineato che gli Usa non erano al corrente in anticipo del raid. Gli Usa solitamente raccolgono vaste quantità di comunicazioni intercettate in zone come Siria e Iraq, materiale che spesso non viene analizzato se non in caso di un particolare evento che richiede la ricerca di analisti di relative informazioni di intelligence.
In queste stesse ore arriva poi la notizia che le forze armate americane avrebbero attaccato nel nord della Siria e in seguito ad un raid aereo sono rimasti uccisi per errore 18 combattenti alleati impegnati nella lotta all’Isis. Secondo il Comando centrale statunitense, martedì scorso gli aerei Usa si sono fidati delle coordinate errate date loro dalle Forze democratiche siriane (Sdf), composte soprattutto da miliziani curdi. L’obiettivo era una posizione dell’Isis a sud di Tabqa, roccaforte dello Stato Islamico: le bombe sono invece finite sulle linee delle Sdf, causando 18 vittime.
Nel frattempo gli americani, dopo giorni di tensione con il Cremlino, tentano un dialogo con Mosca. Il segretario di Stato Usa, Rex Tillerson, ha incontrato il presidente russo, Vladimir Putin, con il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. “Nessuna crisi è insormontabile”, hanno detto i due capi delle diplomazie in conferenza stampa, “ne’ quella ucraina, ne’ quella siriana”, ma nei fatti le divergenze continuano ad apparire insormontabili. Se non altro è stata ripristinata l’intesa per evitare incidenti tra i rispettivi aerei militari in manovra sui cieli siriani, sospesa dalla Russia all’indomani dell’attacco statunitense alla base siriana di al-Shayrat. Tillerson ha spiegato: “Abbiamo discusso francamente dell’attuale stato dei rapporti tra Stati Uniti e Russia: c’è un basso livello di fiducia tra i nostri due Paesi”. “Siamo d’accordo – ha aggiunto – sulla creazione di un gruppo di lavoro che affronti gli argomenti minori e faccia fare progressi nella stabilizzazione del rapporto”. D’altro canto “non è possibile che le due principali potenze nucleari abbiano un rapporto con un basso livello di fiducia”.
Un incontro che è andato “meglio di quanto ci attendessimo”, ha detto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sostenendo che nelle prossime ore farà un punto con il segretario di Stato. Parlando poi delle relazioni con Putin, Trump ha confermato le tensioni, ma ha detto che “vedrà” nei prossimi mesi come si svilupperanno, ricordando tuttavia di voler dialogare con la Russia. Questo, dopo aver di nuovo affermato che è “certamente possibile” che la Russia sapesse dell’attacco chimico in Siria, secondo gli Usa lanciato per ordine di Assad, che ha definito “un macellaio”.
Ma nonostante le buone intenzioni, restano le divergenze. Al Consiglio di sicurezza dell’Onu la Russia ha posto il veto per l’ottava volta. Matthew Rycroft, ambasciatore britannico all’Onu, commenta duramente il nuovo no di Mosca sulla bozza di risoluzione che condannava l’attacco chimico nella provincia di Idlib. “Questo doveva essere l’inizio della responsabilità per gli autori dell’attacco chimico in Siria – dice -, e invece abbiamo un veto della Russia: è una vergognosa scelta di proteggere il tossico regime di Assad”.

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