domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Bankitalia certifica il calo del debito pubblico
Pubblicato il 14-04-2017


Debito-pubblico-Bankitalia

Oggi Bankitalia ha comunicato i dati del debito pubblico relativi al mese di febbraio 2017 registrando una diminuzione. Rispetto al mese recedente, Bankitalia comunica un calo di 10,7 miliardi, totalizzando un debito pari a 2.240,1 miliardi di euro. Il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (9 miliardi), specifica l’Istituto Centrale nel fascicolo ‘Finanza pubblica, fabbisogno e debito’, è stato più che compensato dalla diminuzione di 20,7 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (erano 74,7 a febbraio 2016). Le entrate tributarie sono state contabilizzate per 28 miliardi in aumento dell’1,6% rispetto allo stessomese del 2016. Se le entrate aumentano e le disponibilità liquide diminuiscono, il calo del debito pubblico non vuol dire che il debito della pubblica amministrazione è entrato nel circolo virtuoso del risanamento.

Altre preoccupazioni arrivano dai dati dell’Istatsulla produttività del lavoro diminuita dell’1,2% nel 2016. La discesa della produttività del lavoro, calcolata come valore aggiunto per ora lavorata, accelera rispetto all’anno precedente (-0,2%). Guardando agli ultimi 20 anni, dal 1996 al 2016, arco di tempo per cui sono disponibili le serie storiche, si osserva come il ritmo di crescita non superi lo 0,3% annuo. Una produttività quindi quasi piatta. Nel 2015 la produttività del lavoro è diminuita in Italia dello 0,2%, mentre aumentava in media dell’1,6% nei 28 paesi dell’Unione europea e dell’1,1% nell’area Euro. Ad evidenziare questo divario che penalizza l’economia italiana è un report dell’Istat che, allargando lo sguardo al periodo 1995-2015 segnala come la produttività del lavoro (definita come valore aggiunto per ora lavorata) è cresciuta con una media annua dello 0,3%, derivante da incrementi medi del valore aggiunto e delle ore lavorate rispettivamente pari allo 0,5% e allo 0,2%. Utilizzando i dati di Eurostat, l’Istat mette in luce che nello stesso periodo l’Unione europea ha avuto un incremento molto più sostenuto (+1,6%), così come l’area Euro (+1,3%). E tassi di crescita in linea con la media europea hanno riguardato Germania (+1,5%), Francia (+1,6%) e Regno Unito (+1,5%), mentre la Spagna pur con un tasso di crescita più basso (+0,6%) della media europea è comunque andata meglio dell’Italia. Per favorire la crescita e la produttività il governo, nel Pnr, indica tra gli obiettivi quello di “dare continuità alla riduzione del carico fiscale su cittadini e imprese e proseguire con il taglio dei contributi sociali, iniziando dalle fasce più deboli (giovani e donne)”. Sempre nel Pnr si ricordano gli “effetti positivi” del Jobs Act e si sottolinea che “l’operatività delle nuove politiche attive, accompagnate da un importante sforzo d’incentivo mirato per giovani e donne, rafforzerà il processo d’inclusione nel mercato del lavoro”. Nel Def, tra le priorità del Governo, per far crescere produttività e investimenti, figura anche l’approvazione della Legge annuale per la concorrenza in tempi rapidi, per aprire maggiormente al mercato diversi settori. Agli ottimismi del Governo, purtroppo si contrappone l’amara realtà dei dati statistici.

Salvatore Rondello

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