lunedì, 23 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Caos al Senato. Cilecca sulle Commissioni
Pubblicato il 05-04-2017


senatoTerremoto nella maggioranza al Senato: l’elezione a presidente della Commissione Affari Costituzionali di Salvatore Torrisi, senatore di Alleanza Popolare, è suonata come uno schiaffo al Partito Democratico che aveva avanzato il nome di Pier Giorgio Pagliari e come un avvertimento al governo guidato da Paolo Gentiloni. Immediata la reazione del Nazareno i cui vertici si apprestano a chiedere un incontro con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, e con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. In Commissione Affari Costituzionali del Senato dovrà passare la nuova legge elettorale e questo avvicendamento sfuggito al controllo, evidenzia il momento di tensione che vive la maggioranza. La seconda conseguenza di quanto accaduto in Senato è lo scambio di accuse tra le forze politiche alla ricerca del responsabile di quello che i dem chiamano già un “tradimento”. Il Movimento 5 Stelle sottolinea che Pagliari è stato “impallinato” da un terzo dei voti della maggioranza, 5 su 16. “Noi non abbiamo rotto nessun patto”, avvertono alcuni senatori di Alleanza Popolare: “Non c’è stato alcun accordo, e anche con la presenza di Ala, Pagliari non sarebbe passato. E’ una questione interna al Pd e a quella parte della maggioranza che non ha voluto votare Pagliari”, aggiungono.

Dagli studi di Porta a Porta il Guardasigilli Andrea Orlando parla di un “fatto grave” che non va minimizzato. “Abbiamo avuto – afferma – una saldatura tra forze politiche di maggioranza e opposizione molto diverse. Serve un chiarimento, altrimenti si rischia lo sgretolamento del nostro sistema di alleanze”. “Spero – conclude – non ci sia la crisi. Lo sbocco sarebbero o il voto anticipato o le larghe intese, entrambi pericolose per il Paese e il Pd”. Per Orlando il sospetto è che “ci sia la volontà di andare a votare con la legge elettorale attuale, uscita dalla Consulta, perché ci sono i capilista bloccati”.

Fonti parlamentari dem sottolineano che “con questa mossa, nei fatti, si blocca la legge elettorale”, il più importante dei temi su cui il governo Gentiloni ha ottenuto la fiducia in Parlamento. Le stesse fonti sottolineano come ci si trovi davanti a un “grande accordo di Movimento 5 Stelle, Forza Italia, Ncd e scissionisti” che ha “fatto a pezzi l’accordo di maggioranza eleggendo Torrisi, uomo di Alfano, contro il candidato Pagliari. Secondo fonti parlamentari, oltre a due senatori di Ala che non hanno partecipato al voto e ad una scheda bianca, sarebbero stati due senatori dem a votare contro l’indicazione del partito. “Oggi sono nate larghe intese in Senato per non fare la legge elettorale”, conferma il senatore renziano Andrea Marcucci: “Mdp, Forza Italia, M5S ed i centristi hanno eletto il loro presidente nella commissione affari costituzionali, con l’obiettivo di consegnare l’Italia al proporzionale”. A tirare direttamente in ballo gli scissionisti di Mdp è la senatrice dem Francesca Puglisi: “Erano talmente contrari al Patto del Nazareno che al Senato hanno votato il candidato di Alfano, a braccetto con Berlusconi e Grillo”.

Accuse che Bersani respinge al mittente: “Basta guardare i numeri e vedere chi ha votato…” dice parlando in Transatlantico. “Non mi piace che il Pd se la prenda con tutto il mondo… Il Pd guardi in casa, piuttosto”, aggiunge l’ex segretario Dem. Il deputato Pd Dario Ginefra sostenitore di Michele Emiliano nella corsa alla Segreteria, parla di “incidente di percorso”. “Ritorniamo a proporre una riunione di maggioranza che verifichi la possibilità di rendere omogenee le leggi elettorali di Camera e Senato per poi andare ad un confronto con le minoranze. L’obiettivo – prosegue Ginefra – deve essere quello di rispondere positivamente all’appello del Presidente della Repubblica e non di approfittare di ogni circostanza utile per tentare di dare una spallata al Governo Gentiloni”.

E mentre i 5 Stelle parlano di un Pd allo sbando, per Quagliariello “il voto per Torrisi non è espressione di alcuna anomala maggioranza, bensì la libera espressione di una Commissione che, lasciata per un tempo troppo lungo senza guida a causa delle controversie interne al partito di maggioranza relativa, ha individuato nella persona che ha riempito una sede vacante elementi di saggezza, equilibrio e rispetto”. “L’alzata di scudi odierna, che è arrivata addirittura a tirare in ballo il governo e persino il capo dello Stato, appare perciò strumentale e puerile. Nel migliore dei casi, palesa un riflesso partitocratico odioso. Nel peggiore – conclude Quagliariello -, una vena di antiparlamentarismo che avrebbe però bisogno di migliori interpreti e soprattutto di più solidi argomenti”.

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