giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Continua la perversione del Porcellum
Pubblicato il 11-04-2017


E’ incredibile di come il Porcellum continui ad avvelenare il confronto democratico. Non si passa, senza pagare un prezzo anche alto, dai nominati agli eletti con tutto quello che comporta per i singoli, per i partiti e per l’elettorato. Il Porcellum è stato devastante su più versanti: 1) l’aver divaricato il sistema elettorale tra Camera e Senato per rendere ingovernabile il Paese nel momento in cui si dava per scontata la vittoria dell’Ulivo; 2) l’aver creato le condizioni ideali per il successo dei grillini, una denominazione che sta per andare in pensione, meglio dire pentastellati.

Ancora non c’è consapevolezza della priorità di affrontare gli effetti devastanti provocati dal Porcellum: 1) l’aver reciso il rapporto costante e sinergico tra eletti ed elettori attraverso i nominati, la sottrazione dei parlamentari al rapporto diretto e simbiotico con gli elettori, sicchè a goderne sono stati i movimenti più integralisti che hanno avuto il bersaglio grosso ed indistinto di battersi contro la casta dei nominati a qualunque gruppo appartengano, ragione non ultima dei cambi di casacca in favore di chi pare assicurare la sopravvivenza. Così si spiega come un movimento di protesta raccolga adesioni in tutta la gamma dello schieramento politico e del perché gli ammiccamenti di un Bersani siano stati di nuovo respinti al mittente: perché rappresentano una minaccia al monolite (fino a quando?) del tenere insieme tutto e il contrario di tutto. Abbattere la rendita di posizione della casta interpartitica dei nominati è il nodo non sciolto per ridimensionare i grillini. Un ultimo episodio è lo scontro polemico tra Orlando che chiede la cancellazione dei capilista anch’essi nominati e Renzi che oppone l’indisponibilità di una maggioranza parlamentare per conseguire il risultato. Ammesso e non concesso che l’affermazione di Renzi sia attendibile e che non ci siano contropartite da offrire per trovare una maggioranza per vincere la rendita di posizione delle oligarchie dominanti in ogni partito, è lecito chiedersi se non ci siano altre modalità per aggirare almeno in parte l’ostacolo.

L’errore più volte da me denunziato è quello di aver fatto temere, attraverso i capilista, di poter cedere da parte di Renzi alla tentazione di un partito omologato a sua immagine e somiglianza. La garanzia per tutti è un ritorno allo spirito ed alla prassi aggiornata dell’Ulivo per un partito effettivamente plurale, che non concede alibi ai rigurgiti identitari. Basterebbe che nello statuto fosse stabilito che ogni indicazione di candidatura singola, specie se sottratta al voto popolare, come accadrebbe con i capilista o nei collegi uninominali, va rimessa alle primarie, insieme all’intera lista, risultando capolista il più votato. Il precedente della regione Toscana dovrebbe costituire una lezione preziosa. Nessun cedimento ma condizione essenziale per un riassorbimento graduale della base dei dissidenti e del possibile raggiungimento del 40% per ottenere il premio di maggioranza è dare voce e rappresentanza a quella base sempre più avvertita in quale vicolo cieco hanno cacciato il PD e l’intero Paese gli scissionisti. La ciliegina sulla torta sarebbe l’introduzione delle primarie per legge, ma facoltative ed in contemporanea, e ciò per limitare lo spostamento di truppe cammellate. L’effetto più rilevante sarebbe liberare i pentastellati dal burka della rete. Esigui i costi delle primarie limitati alle spese vive potendo contare sul volontariato. Ristabilite le condizioni per coalizioni anche alternative (il doppio forno di andreottiana memoria) che facciano perno sul PD, il confronto serrato sarebbe sulla scelta agibile e sul leader più idoneo a rappresentarla mettendo fine ad un uomo per tutte le stagioni.

Roca

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Commenti all'articolo
  1. Al di là dell’opinione che ciascuno di noi può avere sul PORCELLUM, io non riesco a vederne l’attinenza con le sorti dell’ULIVO, che peraltro, se non erro, vinse le elezioni nell’anno successivo, ossia il 2006, proprio con tale sistema elettorale, e negli anni immediatamente successivi, se ben ricordo, non vi furono iniziative o proposte per cambiarlo.

    Non mi riesce poi di comprendere cosa significhi “un partito effettivamente plurale”, dal momento che la pluralità è per solito un attributo delle coalizioni, per ragioni ben comprensibili, e non a caso, sempreché anche qui la memoria non mi tradisca, in quella circostanza l’ULIVO si coalizzò con altri soggetti politici così da formare L’UNIONE.

    Ne ricaverei pertanto che il PORCELLUM consentiva di dar vita alle coalizioni, ossia a qualcosa di effettivamente plurale – diversamente dalla norma attuale imperniata sulle LISTE di partito – e se possono generarsi in tal modo “rigurgiti identitari”, sempre prendendo a prestito le parole dell’Autore, ciò è forse preferibile rispetto alla eventualità che le spaccature vadano a crearsi all’interno dello stesso partito, con tensioni e ricadute sulla vita del Paese che già più di una volta abbiamo sperimentato.

    Paolo B. 15.04.2017

  2. La denominazione di porcellum fu fatta dal suo propositore.
    Forse perché non piaceva neanche a lui.
    Bisogna uscire dai personalismo e fare leggi elettorali. Non leggi a “partito”
    Giampaolo M.

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