lunedì, 11 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Corte dei Conti: l’obiettivo è abbassare il deficit
Pubblicato il 20-04-2017


Corte dei conti-8xmilleTra le audizioni fatte dalle Commissioni congiunte Bilancio del Senato e della Camera, non poteva mancare quella della Corte dei Conti. Il presidente, Arturo Martucci di Scarfizzi, nel corso dell’audizione ha detto: “Opportunamente il governo conferma l’obiettivo del deficit all’1,2% nel 2018, un punto inferiore al 2017; un obiettivo da perseguire con fermezza ricercando la più efficace composizione tra una disattivazione anche parziale della clausola (o un ricorso ad altre misure fiscali), misure di contenimento della spesa che riducano il perimetro dell’intervento pubblico e un più esteso ricorso ad una diversificazione negli accessi alle prestazioni. E’ necessaria una ferma determinazione nel taglio del debito. Il costo che, in ragione dei suoi effetti immediati, può derivare da un rinvio del percorso di aggiustamento si rivelerebbe oneroso e permanente, difficilmente il ricorso a nuovo deficit o ad entrate di incerta realizzabilità potrebbe convincere i mercati circa l’effettiva volontà del Paese di ridurre il proprio debito, tenuto anche conto del contesto internazionale e della attenuazione del sostegno finora fornito dalla politica monetaria. Come rilevato dallo stesso documento governativo, gli acquisti di titoli pubblici da parte della Banca Centrale Europea non potranno proseguire all’infinito e l’aumento dei tassi d’interesse è solo questione di tempo”.

Concludendo, il Presidente della Corte dei Conti ha affermato: “E’ essenziale che il nostro Paese mostri una ferma determinazione a ottenere una duratura riduzione del debito pubblico, garantendo il pieno rispetto dei vincoli costituzionali di equilibrio di bilancio introdotti nel 2012”.

Le parole del Presidente, Arturo Martucci di Scarfizzi, hanno accompagnato la presentazione di una relazione scritta in 61 pagine elaborate dalla Corte dei Conti per la stessa audizione.

Nella relazione scritta si legge anche: “Nel confronto europeo, tuttavia, l’economia italiana continua a caratterizzarsi per saggi di crescita inferiori alla media. Il DEF quantifica questa differenza in circa mezzo punto, tanto con riferimento all’anno in corso, quanto nella proiezione di medio periodo: l’1per cento, a fronte dell’1,5 per cento medio indicato per l’Eurozona e di tassi significativamente superiori previsti per i maggiori Paesi dell’area”.

Leggendo la relazione, troviamo scritto: “Nelle valutazioni del DEF, la previsione di crescita per il 2017 è ritenuta prudenziale. Sottostimato, in particolare, potrebbe rivelarsi il contributo della domanda mondiale. Più in generale, le informazioni ad oggi disponibili sembrano andare in direzione di un ulteriore consolidamento della fase di espansione, a un ritmo non inferiore a quello dell’ultimo trimestre 2016. La spesa delle famiglie sembrerebbe mostrare una maggiore resilienza all’effetto indotto sul potere d’acquisto dall’aumento dei prezzi. In particolare, la ricostituzione dei margini di risparmio erosi durante la crisi potrebbe proseguire con passo più lento di quanto osservato nel 2016 (quando la propensione al consumo è diminuita di quasi un punto). Dal lato degli investimenti strumentali, sembra al contempo possibile la prosecuzione del ciclo espansivo appena avviato, considerato il rafforzamento dell’attività economica globale e il miglioramento delle condizioni delle imprese in termini di profittabilità e di accesso al credito. Dovrebbe, in particolare, proseguire, nell’anno, la forte crescita degli investimenti in mezzi di trasporto, da qualche anno la componente più dinamica della domanda aggregata italiana. Nella proiezione di medio periodo, il Def non prevede alcuna accelerazione dei saggi di crescita del Pil. Consistenti sono anzi i rallentamenti attesi per i consumi delle famiglie – sui quali peserebbe la manovra di aumento delle imposte indirette – e degli investimenti in mezzi di trasporto, il cui ciclo tenderebbe fisiologicamente a smorzarsi. L’espansione dell’economia resterebbe quindi affidata alla crescita congiunta delle esportazioni (3,2 per cento nella media 2018-20) e degli investimenti in macchinari (3,7 per cento in media). Una scelta di cautela che, del resto, è in linea con la maggiore incertezza che riguarda la prosecuzione della fase espansiva dell’economia mondiale lungo tutto il periodo di previsione. Il ciclo dell’economia mondiale è, infatti, già entrato in una fase di maturità”.

Salvatore Rondello

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