giovedì, 29 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Cuneo fiscale. L’Italia 10 punti sopra la media Ue
Pubblicato il 05-04-2017


corte-dei-contiLa Corte dei Conti ha presentato oggi a Roma il Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica. Il Presidente Arturo Martucci di Scarfizzi ha sostenuto che l’esposizione tributaria in Italia è più alta della media del resto d’Europa. Questa situazione non aiuterebbe il contrasto all’economia sommersa e la lotta all’evasione.

Secondo i magistrati contabili, il cuneo fiscale riferito alla situazione media di un dipendente dell’industria, colloca al livello più alto la differenza fra il costo del lavoro a carico dell’imprenditore ed il reddito netto che rimane in busta paga al lavoratore: il 49% prelevato a titolo di contributi (su entrambi) e di imposte (a carico del lavoratore) eccede di ben 10 punti l’onere che si registra mediamente nel resto d’Europa.

Inoltre, anche i costi di adempimento degli obblighi tributari, che il medio imprenditore italiano è chiamato ad affrontare, sono significativi: 269 ore lavorative, il 55% in più di quanto richiesto al suo competitore europeo, si legge ancora nel rapporto.

cuneo fiscaleLa Corte dei Conti ha elaborato il sotto indicato confronto analizzando i dati forniti da Mef, Ocse, Equitalia e Banca Mondiale.

La Corte dei Conti ha commentato : “Guardando poi alla tenuta del sistema tributario, se è indubbio che la politica fiscale ha impresso forti accelerazioni alla dinamica delle entrate, non sembra che essa si sia mostrata efficace nel rafforzarlo strutturalmente in modo da sottrarlo ai vincoli che spingono a ricercare nuove fonti di gettito e, al contempo, porre i presupposti per una redistribuzione del prelievo nel quadro di una riduzione della pressione fiscale complessiva”.

Nel rapporto si legge anche che “nonostante le incertezze iniziali, l’andamento dell’economia sembrerebbe aver segnato un’inversione di marcia verso un’espansione meno fragile e più qualitativa ”.

Dalla lettura della relazione, si nota: “Il Pil nel corso del 2016 è cresciuto dello 0,9% a fronte di un negativo e non anticipato contributo delle scorte e di un andamento superiore alle attese degli investimenti (+2,9%), sia nelle costruzioni che in macchinari ed attrezzature. Nel primo caso si è finalmente usciti da una fase di recessione protrattasi per otto anni; nel secondo caso, si ha evidenza di una ripresa del processo di accumulazione non prevista in queste dimensioni e la cui assenza era stata comunemente indicata come il principale fattore di debolezza italiana. Al contempo, il rallentamento delle componenti estere della domanda si è rivelato meno pronunciato di quanto temuto e ciò con riguardo soprattutto alle esportazioni”.

Ancora dalla lettura del rapporto altre spiegazioni : “Proprio nella prospettiva di medio termine vanno evidenziate le sorprese positive nella dinamica di tali voci. Con riferimento agli investimenti, vi sono segnali che il combinato disposto delle favorevoli condizioni finanziarie e degli incentivi messi a disposizione dal governo stia finalmente sospingendo il recupero del saggio di accumulazione, gravemente deterioratosi durante gli anni della recessione”.

Sempre nella relazione si legge: “Il sentiero del risanamento finanziario per l’Italia è reso più faticoso da una dinamica del prodotto interno lordo meno pronunciata degli altri Paesi dell’area euro. Ma considerando il maggior livello del debito questo sentiero è necessario. Nella prospettiva storica e nel confronto con gli altri Paesi europei, lo sforzo di risanamento finanziario perseguito dall’Italia, reso necessario da un livello del debito elevato, prosegue o si attenua? Guardando al periodo intercorso dalla decisione di aderire alla moneta unica ad oggi, il saldo primario rimane sempre positivo, ma si riduce progressivamente”.

Con riferimento al costo del debito pubblico, il documento recita : “La riduzione degli oneri per interessi ne compensa gli effetti sull’indebitamento, che rimane in prossimità del 3% del prodotto, la soglia fissata nel Trattato di Maastricht. Nel contesto di bassa crescita che ha caratterizzato gli anni più recenti e di un’inflazione ben al di sotto degli obiettivi delle Autorità monetarie, livelli del saldo primario più contenuti, uniti ad un costo medio che si mantiene comunque vicino al 3%, generano un ulteriore aumento del debito che, a fine 2016, arriva al 132,6% del Pil”.

Il Ministro Padoan, intervenendo alla presentazione del rapporto, ha commentato: “Nel 2016 la crescita ha ripreso vigore e i primi segnali dell’anno in corso sono molto incoraggianti. Siamo in una fase di transizione verso una crescita più robusta e sostenuta”.

Salvatore Rondello

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