lunedì, 18 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Draghi: i salari crescono troppo poco
Pubblicato il 06-04-2017


Draghi-EurozonaA Francoforte, durante una conferenza, oggi, il Presidente della Bce, Mario Draghi, ha detto: “La bassa crescita dei salari, che sono ben al di sotto delle medie storiche, è uno degli elementi che rallentano l’inflazione nonostante l’azione della Bce”. Poi ha spiegato che sulla bassa crescita salariale pesa il sottoutilizzo di capacità produttiva e il fatto che in molti Paesi le contrattazioni si sono già concluse per l’anno in corso. Draghi ha puntualizzato: “è per questo che rimane essenziale continuare a sostenere la domanda”.

Poi ha aggiunto: “Nonostante i segni di miglioramento, è chiaramente troppo presto per dichiarare vittoria sul fronte dell’inflazione e anzi al momento c’è ragione per essere cauti nel valutare quanto le prospettive d’inflazione si siano stabilizzate. La continuazione del sostegno (monetario, ndr) è fondamentale per sostenere la dinamica dei prezzi”.

Il Presidente della Bce ha sottolineato che: “La ripresa sta migliorando e guadagnando forza. La ripresa sta traendo spinta da un circolo virtuoso fra consumi in rialzo, crescita dell’occupazione e redditi da lavoro.  La crescita nominale ora sta aiutando a ridurre il debito, e praticamente per la prima volta dall’introduzione dell’euro la spesa sale mentre l’indebitamento scende. Per il contributo della crescita nominale è sempre stato decisivo per il successo del deleveraging, cioè della necessaria riduzione di un debito eccessivo”.

In modo velato, Draghi ha fatto intendere che la ripresa economica potrebbe essere migliorata se si attua anche una politica di redistribuzione della ricchezza in cui la crescita dei salari reali assume una significativa importanza.

Subito dopo le dichiarazioni di Draghi, è arrivata la replica di qualche falco. Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, dopo il no di Draghi alle ipotesi di cambiare la linea espansiva della BCE sulla politica monetaria, ha ribattuto : “Posso assolutamente ipotizzare una politica monetaria meno espansiva”. Secondo quanto riporta Dow Jones, la dichiarazione è stata fatta a Berlino durante un convegno in palese contrapposizione alle dichiarazioni fatte alcune ore prima a Francoforte da Draghi.

Weidmann ha anche aggiunto: “L’inflazione è prevista tornare agli obiettivi della BCE sul medio termine. E’ legittimo discutere della potenziale conclusione degli stimoli della BCE e della revisione delle sue comunicazioni”.

Secondo Weidman, “più che schiacciare sul freno, bisogna valutare se togliere il piede dall’acceleratore”. Proseguendo ha detto: “La BCE deve stare attenta al fatto che le sue politiche non facciano più male che bene”. Poi sui tassi ha detto: “ E i tassi di interesse eccezionalmente bassi implicano crescenti rischi per il sistema finanziario dell’area euro”.

Il principale falco nel consiglio direttivo della Bce continua ad aggredire. Tutti sanno che la sua è una posizione strumentale dettata da mancate ambizioni personali e che quel cambiamento di rotta della politica monetaria della BCE, se venisse fatta come la vorrebbe la Bundesbank, peggiorerebbe la situazione congiunturale dell’Eurozona.

Salvatore Rondello

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