venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Europe: turn left!
Una generazione si aggira per l’Europa
Pubblicato il 11-04-2017


turn left“Europe: turn left!”: è questo lo slogan con cui più di mille giovani socialisti, provenienti da tutta Europa, si sono ritrovati in questi giorni (7-9 Aprile) a Duisburg. L’evento è stato organizzato dai giovani della SPD: precisamente dalla JUSOS, l’organizzazione giovanile dei socialisti tedeschi, e dai Die Falken (“I Falchi”; una bella scoperta: praticamente degli “scout socialisti”).
Duisburg è una vecchia città operaia, popolata una volta dal proletariato che lavorava nei vicini complessi industriali, gran parte dei quali ora non ci sono più; uno di questi è stato trasformato in un parco, e precisamente è qui – al “Landschaftspark”, dentro alla fabbrica, all’ombra delle ciminiere – che si è svolto l’evento, in concomitanza con il congresso della YES (l’organizzazione dei giovani socialisti europei).
Gli obiettivi sono stati sostanzialmente due: quello di lanciare un forte messaggio a questa Europa che oggettivamente così non funziona, e quello di una dimostrazione di forza – direi riuscitissima – da parte dei socialisti tedeschi in occasione delle loro elezioni nazionali; elezioni che, per la prima volta dopo tempo, vedono un testa a testa tra la democristiana Angela Merkel e il socialdemocratico Martin Schulz.
Partiamo dal secondo. Martin Schulz è stato sicuramente l’ospite più atteso e più acclamato tra gli altri intervenuti nel corso della tre giorni. Il suo è stato un comizio appassionato che la sera del venerdì ha infiammato i giovani tedeschi che per lui stravedono; era infatti frequentissimo vedere in giro magliette e gadget con la sua faccia, sfoggiati con orgoglio da questi giovani alti e biondi. In particolare, l’atteggiamento e gli argomenti che come tali sono piaciuti al giovane pubblico, sono quelli che in Italia – abituati ultimamente a fare politica più con la bussola che con le idee – definiremmo decisamente “a sinistra”.
La SPD infatti – ora più che mai, e di più le sue organizzazioni giovanili – non solo sfoggia con orgoglio il proprio passato proletario e marxista, ma di fronte ad esso si pone in decisa continuità: l’uso dei pugni chiusi, dell’Internazionale, di certe parole d’ordine che qualcuno potrebbe definire antiche, non sono solo un retaggio della tradizione, ma ancora sono funzionali alla comunicazione e ancora servono. La forma è sostanza in politica, e non è difficile notare come ci sia qualcosa di diverso rispetto per esempio ad uno Stanishev – il presidente del PSE – che esordisce il suo discorso con un democristianissimo “cari amici”.
Certo, stiamo parlando della stessa SPD delle larghe intese, e dalle mille altre cose politicamente ambigue, ma stiamo anche parlando di un partito che mantiene forte la sua identità e che ora più che mai cerca di rilanciarsi. Da questo, nel bene o nel male, dipende anche il nostro destino.
Sarà con le elezioni tedesche che si deciderà, forse, un decisivo cambio di marcia non solo in Germania ma in tutta Europa: se Schulz diventerà cancelliere, il paese più influente dell’Unione Europea sarà a guida socialista, e ciò – si spera – porterà ad un cambiamento radicale. Questo è sostanzialmente quello che si è auspicato a Duisburg, e qui veniamo al primo degli obiettivi che dicevo: il messaggio all’Europa.
C’è stata una presa di coscienza, finalmente, di quanto l’UE si sia recentemente fatta promotrice dell’ingiustizia. “Questa non è la nostra Europa”, si è detto senza retorica. L’austerità economica, il neoliberismo dilagante, le privatizzazioni selvagge (queste, ancora tanto care ad un PD da sempre intimamente “liberal”), la distruzione del welfare state e la conseguente creazione dello “Stato minimo” sempre più con le mani legate: questa è l’Europa ora; ridotta così – secondo loro – dalla crisi del 2008, ma io direi da molto prima. Tutto questo poi, se aggiungiamo il fenomeno massiccio dell’immigrazione, ha posto l’UE sotto uno stato di assedio, e avanzano i movimenti “populisti” e di estrema destra, mentre gli stati si dividono.
Riguardo a questi ultimi; ho assistito ad un dibattito molto interessante sulla loro natura e su come fare per “sconfiggerli”, ed ho notato con mio immenso piacere come si sia capito che i cosiddetti “populisti” non fanno altro che occupare uno spazio politico che è in realtà nostro. Se leggiamo alcuni programmi di questi partiti, e togliamo ciò che è pericolosamente nazionalista (attenzione: nazionalista, non patriottico), pare di leggere un manifesto socialista. Gli esclusi dalla globalizzazione sono i proletari di un tempo, che hanno trovato solo nei populisti i loro rappresentanti. Operai, contadini, gente dalle periferie, gente nella povertà assoluta: chi si occupa di loro? Non gli “yesman” che si riempiono la bocca di parole mediocri, ma pericolosi individui che portano avanti l’irrazionalità, e che però parlano una lingua che queste persone conoscono bene: quella della rabbia. La rabbia contro un sistema che i socialisti erano nati per combattere; questo prima che tra di loro si chiamassero “amici” invece che “compagni”.
Morale della favola? Quella che c’è una generazione, attualmente in Europa, che non si arrende a questo stato di assedio. L’ora non è mai stata così buia, anche a vedere cosa succede geopoliticamente nel mondo, ma forse per questo il momento è propizio. Anche in Germania si sente il problema del disinteresse dei giovani verso la politica – un disinteresse che è l’arma usata da chi vuole indebolire la politica per rendere inutile lo stato – ma se ancora si fanno eventi come questo vuol dire che i pochi che rimangono si uniscono e non si arrendono. E’ un bel mondo il nostro, e questi scambi sono la maniera migliore per unire le generazioni dei vari paesi e farle conoscere tra loro, creando una classe dirigente nuova e unica: altroché l’Erasmus! Ho per esempio conosciuto, tra gli altri, un ragazzo afghano e tre ragazzi siriani (fuggiti dalla guerra, proprio da Aleppo): le conversazioni che abbiamo avuto con queste persone, in un contesto non qualunque, sono un bagaglio politico inestimabile che vale da solo il biglietto aereo.
Ho scritto quello che è solo un veloce resoconto di cos’è stato “Europe: turn left!”; e non mi piace l’idea di aver raccontato un panorama di rose e fiori. Però quello che ci tenevo a sottolineare, e da qui questo mio breve pezzo, è che c’è una speranza per il movimento socialista mondiale, e questa speranza è la sua giovanile.

Torno da Duisburg non proprio ottimista, ma sicuramente più motivato.

Enrico Maria Pedrelli

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