martedì, 24 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Fed Cup: L’Italia non retrocede grazie alla coppia Trevisan-Errani
Pubblicato il 26-04-2017


tennis-sara-errani-fed-cup-costantini-federtennis1Puglia d’oro per la nazionale femminile di tennis. Barletta si tinge d’azzurro e incorona l’Italia di Federation Cup capitanata da Tathiana Garbin. La squadra guidata da Sara Errani regala forti emozioni e guadagna tre punti. Si porta subito sul 3-0 dopo i primi tre singolari. Se fossimo a calcio potremmo dire che vince ai rigori nel primo dei tre incontri diretti. Protagonista una giovanissima Martina Trevisan. Toscana, classe 1993, la tennista trionfa per 12 games a 10 al terzo set: la somma fa 22, più il punto guadagnato 23, quanti sono i suoi anni; l’atleta ne compirà, infatti, 24 il prossimo 3 novembre. 2-6 6-312-10 il punteggio con cui la tennista italiana ha battuto Lee Ya-hsuan, n. 298 Wta. Un match durissimo durato quasi tre ore di gioco (due ore e 53’ per la precisione). Stanchissime le due atlete. Una rimonta miracolosa quella dell’azzurra, che parte malissimo e tesissima, come ha poi confessato. La Lee domina per più di un’ora e nessuno avrebbe creduto nel recupero eccezionale da parte della tennista nostrana, che ha mostrato soprattutto una tenuta di nervi eccellente. La nuova Garbin di Fed Cup, potremmo ribattezzarla. E se l’Italia non retrocede così in serie C, ma rimane nel World Group II, la nazionale azzurra di tennis ha trovato una neo Camila Giorgi con maggiore capacità di variare il gioco. Buona struttura fisica e muscolare, valido servizio, colpi potenti da fondo come quelli della marchigiana, ostinata, determinata, stessa grinta e tenacia, dopo essere stata all’inizio molto nervosa ha saputo individuare la tattica giusta e vincente. Mancina, ha aggredito la tennista di Taipei con il suo dritto mancino ad uscire (anche a sventaglio) su quello dell’avversaria. Non ha avuto paura a venire avanti a rete, ha rischiato, ma con moderazione, non mancando di lobare qualche palla sul rovescio dell’avversaria. Un gioco non meno aggressivo rispetto a quello di Camila, ma meno monocorde e monotono: ha cercato di lavorare più i colpi e non giocare solamente piatto di forza. Ha mostrato ogni tipologia di colpi, ma soprattutto gran carattere: si è incitata più volte con un entusiastico “forza, dai!”, che sapeva di una passione ritrovata. Per lei il punto guadagnato, dopo aver mancato diverse occasioni per chiudere prima, vale doppio e sa di un successo personale. Vittoria che sa di rivincita e riscatto. Seguendo le orme del fratello Matteo, aveva iniziato a giocare e vincere a tennis sin da piccola. Poi il ritiro per problemi fisici e privati nel 2008. Da allora aveva abbandonato il tennis, per poi decidere di riprendere dopo quasi cinque anni. A distanza di quattro anni e mezzo ritorna a disputare incontri di tennis e scende in campo proprio in Fed Cup. Qui agli esordi contro il Taiwan, fa la sua partita e dimostra a tutti di non essere affatto un’esordiente e di essere tornata più forte e matura di prima, soprattutto più convinta che mai del suo legame con il tennis. Da vera campionessa esperta sul 5-4 nel terzo per la Lee si prende i punti con due vincenti di dritto straordinari, attaccando con il massimo del rischio. Non ha paura, non ha neppure mai tremato, ha esitato un poco nella fase finale del match, ma l’emozione era davvero tanta e forte. Non era facile resistere nell’ultimo parziale soprattutto, dove è stata in particolare una gara di tenuta mentale poiché c’è stato un alternarsi infinito di break e contro-break che avrebbe messo a dura prova chiunque, ma non lei. Era convinta e determinata a dovercela/volercela fare e ce l’ha fatta: molti i match point che si sono annullate a vicenda. Una sfida generazionale vinta dalla Trevisan.
Il resto lo ha fatto Sara Errani, icona veterana della Fed Cup dopo l’assenza di altre tenniste quali Vinci o la Giorgi stessa (convocabile, ma non convocata, dopo aver vinto il ricorso per la condanna alla squalifica di nove mesi e a una multa di 30mila euro). La tennista di Bologna prima, nella giornata d’apertura e nel primo singolare, batte facilmente Hsu Chieh-yu con un netto 6-0 6-2 in un match senza storia. Un’avversaria molto debole, ma domina e controlla bene anche la partita della seconda giornata nel secondo singolare, proprio contro la Lee: deve andare al terzo set, ma alla fine strappa la vittoria comunque. In difficoltà all’inizio, complice anche un po’ di sfortuna, Sara si trova sotto di un set, ma subito rimonta. 3-6 6-2 6-3 il punteggio, ottenuto con palle corte, smorzate che interrompono il ritmo di gioco; lo stesso per quanto riguarda la regolarità dei colpi, che varia e alterna con lob sul rovescio della tennista di Taipei. La giocatrice del Taiwan si ostina a voler passare con il suo rovescio bimane sul lungolinea di dritto della Errani, ma commette più errori gratuiti che punti vincenti. Una Lee un po’ sfiancata cede leggermente nel terzo set.
Una soddisfazione enorme per la capitana Tathiana Garbin, che poteva contare su tenniste non espertissime (ad eccezione della tennista bolognese). Una scelta coraggiosa quella di convocare “esordienti”, anche se di livello. Soprattutto contro un avversario da non sottovalutare e in condizioni non semplicissime: oltre al vento il fatto di giocarsi in casa (con una carica, ma anche con un senso di responsabilità che pesa maggiormente) un posto importante. Alla fine il risultato è stato un buon 3-1. Le nostre ragazze, infatti, hanno perso il doppio. Camilla Rosatello e Jasmine Paolini sono state battute, con un doppio 6/4 in poco più di un’ora di gioco, dal duo cinese Chia-Jung Chuang e Ching-Wen Hsu. Chi ben comincia è a metà dell’opera: dunque un avvio incoraggiante che infonde una folata di ottimismo in quella che si potrebbe ribattezzare l’era Garbin della Fed Cup. A questo punto, forse, occorre spostare le prospettive in avanti ai prossimi impegni e porsi due obiettivi: riuscire a portare la Giorgi in Federation Cup per il singolare e creare il nuovo doppio Trevisan-Errani, che si preannuncia di altissimo livello. Alla Garbin si aprono diversi scenari possibili e positivi: fare lo stesso ottimo lavoro effettuato con la Trevisan con l’altra Martina italiana, ovvero Martina Caregaro (già schierata in passato nella Fed Cup). Poi puntare sul ritrovato momento positivo di Francesca Schiavone (dopo la vittoria al Wta di Bogotà) per portarla in squadra (anche da schierare solamente in doppio). E cercare di riavvicinare, alla luce di questo risultato promettente, la valida Roberta Vinci (sia per il singolare che, soprattutto, per il doppio). Se venissero buone notizie da Karin Knapp non sarebbe male, ma il suo periodo buio e difficile non sembra arrestarsi. La veste ideale per la Garbin sembrerebbe essere proprio quella di talent scout. Per lei creare una sorta di scuola alla Nick Bollettieri significherebbe far crescere e poter contare su tanti giovani talenti inesplosi, ma preziosi, per il tennis italiano. Stiamo parlando di giocatrici che vivono nell’ombra e che vediamo come comparse alle pre-qualificazioni o qualificazioni degli Internazionali e in poche altre occasioni. Pensiamo ad esempio, giusto per citare un caso, a Claudia Giovine: cugina di Flavia Pennetta e vincitrice delle pre-qualificazioni degli Internazionali Bnl d’Italia lo scorso anno, potrebbe raccogliere l’eredità lasciata con una grande impronta dalla neo moglie di Fabio Fognini e futura neo mamma. Oppure alla romana Nastassja Burnett: classe 1992, ha vinto proprio lo scorso anno il torneo di Heraklion, per 6/4 7/6 su Diana Marcinkevika. Oppure ancora ad Alberta Brinati, che con Sara Errani ha già giocato in doppio nel 2010 agli Internazionali Femminili di Palermo. Tutte giovanissime, hanno tutto il tempo davanti per poter fare bene e meglio. Possono solo crescere e il tennis italiano non può restare una palestra considerata discreta, ma non di prestigio, ma deve diventare ed essere una fucina di talenti rinomata, che tutto il mondo ci invidi (come i nostri monumenti e le bellezze artistiche ed architettoniche), senza la necessità di quella fuga di campioni che vanno ad allenarsi all’estero, magari in Spagna o in altre scuole fuori del nostro Paese (come è stato per la stessa Pennetta, ai tempi in cui era legata a Carlos Moya). L’Italia deve essere una terra dove chi sogna di diventare un campione di tennis possa trovare la sua strada; infatti, un’operazione speculare ed identica a quella proposta per la Fed Cup della Garbin, dovrebbe avvenire per la Coppa Davis di Barazzutti; perché anche nel maschile abbiamo tennisti molto interessanti da rivalutare e valorizzare dando loro maggiore spazio: basti pensare ad Andrea Arnaboldi, a Thomas Fabbiano, Marco Cecchinato, Luca Vanni sulle orme di quanto già visto in Coppa Davis con l’ottimo Alessandro Giannessi. Così anche gli Internazionali Bnl di tennis faranno quel salto di qualità tanto ricercato ed auspicato, tanto da volerlo far diventare una sorta di Grand Slam italiano. Se i giovani sono il futuro, il futuro del tennis è nei giovani. Non è uno scioglilingua, ma un modo per dire che investire in loro non è mai troppo poco o troppo tardi. Sono molte, poi, del resto le tenniste ritiratasi o che hanno annunciato un prossimo ritiro venturo. Occorre rinnovare e un ricambio generazionale per proseguire un cammino faticoso, faticato, difficoltoso, ma anche soddisfacente, che tante emozioni ha regalato.
Del resto sembra una via giusta che già altre nazioni hanno seguito o stanno incominciando ad intraprendere. Pensiamo a quando la Svizzera schierò la giovanissima Belinda Bencic (rinominandola la nuova Martina Hingis), oppure alla squadra ceca di recente che ha visto esordire l’emergente Marketa Vondrousova (astro nascente uscente dal successo della vittoria al Wta di Biel, proprio in Svizzera tra l’altro).

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento