mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

AUMENTA LA CRESCITA
Pubblicato il 18-04-2017


fondomonetarioLa Commissione Ue non ha ancora ricevuto il programma di stabilità, quello di riforme e la manovra correttiva dell’Italia. La data limite per presentarli è in ogni caso il 30 aprile. Per ora a Bruxelles sono arrivati i piani della Germania, di Malta e dell’Irlanda. Da domani il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker, il vicepresidente, Dombrovskis, e il commissario, Moscovici, saranno a Washington per gli Spring meeting del Fmi, dove avranno modo di incontrare anche il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. Il dibattito sulla manovra è ancora tutto interno ai confini nazionali. Sia per quanto riguarda la monovrina per la correzione dei conti, sia per quanto riguarda il def.

Dai sindacati i primi commenti non sono di grande entusiasmo. Un Def “generico” e “poco coraggioso”, in cui “non si delinea un quadro preciso programmatico degli interventi da assumere in Legge di Bilancio, ma si tracciano soltanto i titoli e si fanno solo annunci di principio”, dice il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, commenta in audizione alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato il Documento, a cui manca “un carattere espansivo necessario, invece, in una fase contrassegnata da una ripresa troppo debole dell’economia”.

Barbagallo parla di un Def “molto deludente in quanto non lancia, con maggior tenacia, quella sfida all’Europa per un progetto di sviluppo. Noi, soprattutto in questo momento, sosteniamo la necessità di mettere al centro delle priorità delle politiche europee e nazionali la crescita, il rilancio degli investimenti e il benessere sociale e occupazionale”.

Il sindacato apprezza il sostegno all’inclusione sociale previsto dal governo ma chiede impegni precisi per il pubblico impiego, per gli ammortizzatori sociali e per il taglio del cuneo fiscale. “Le misure da predisporre per realizzare questo obiettivo dovranno tener conto delle esigenze e delle necessità dei lavoratori. – spiega Barbagallo – L’introduzione di forme di decontribuzione, ad esempio, deve essere supportata da una piena fiscalizzazione che assicuri l’invarianza della copertura ai fini pensionistici e previdenziali. E, inoltre, questa modalità deve andare a vantaggio dei lavoratori e non solo delle imprese”.

Per la Cisl Maurizio Petriccioli afferma che “pure nell’attuale situazione che costringe l’Italia a fare i conti con i rigidi paramenti del fiscal compact, imposti da Bruxelles, è possibile adottare una strategia di politica economica e sociale maggiormenteespansiva, in grado di rafforzare la domanda interna per consumi ed investimenti, con misure che incentivino la produttività, nel settore pubblico ed in quello privato e che riducano il costo del lavoro in modo selettivo, a beneficio delle sole imprese che incrementano la base occupazionale per sconfiggere la disoccupazione e migliorare l’organizzazione del lavoro”.

Intanto per Servizio bilancio del Senato in merito al Def “sembrano permanere quegli elementi di incertezza circa le modalità, i tempi e l’entità finanziaria degli interventi” di tutela del sistema bancario. I tecnici ricordano, infatti, che il rapporto di inizio anno del Governo consegnato alla Commissione indica un valore del rapporto debito/Pil pari al 132% per il 2017, al netto del supporto al sistema bancario. “Atteso che la stima per il presente anno non dovrebbe aver subito modificazioni per altre motivazioni, si può presumere che l’indicazione per l’omologo dato del valore del 132,5% nel presente Def derivi dall’ipotesi di un impatto per mezzo punto percentuale sul fabbisogno delle misure precauzionali predisposte a tutela del settore bancario. Si tratterebbe di uno sforzo, a fronte di uno stanziamento per 20 miliardi di euro tramite la costituzione di un fondo ad hoc nello stato di previsione del Mef, pari a circa 8,5 miliardi di euro”, si legge nel dossier.

Tra i sindacalisti anche per la leader della Cgil Susanna Camusso il Def “descrive una programmazione economica per i prossimi anni senza alcuna ambizione di recuperare i livelli di crescita e occupazione pre-crisi”. Il governo si pone sulla strada della continuità, mentre è “urgente una politica economica espansiva, che dia uno shock all’economia per creare lavoro, crescita e un nuovo modello di sviluppo”.

Anche il fondo Fmi si occupa del nostro Paese. E lo fa ritoccando leggermente al rialzo la crescita dell’Italia. Dopo il +0,9% del 2016, il pil è previsto crescere dello 0,8% nel 2017, ovvero 0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime di gennaio. Invariata sempre a +0,8% la previsione per il 2018. ”L’output dell’Italia resta decisamente al di sotto del potenziale”, così come quello di altri paesi europei. Però le stime del Fmi sono più basse di quelle contenute nel Def, dove viene stimato un pil in crescita dell’1,1% nel 2017 e dell’1,0% il prossimo anno.
Anche per il debito pubblico italiano le previsioni sono positive. Anche se continua a restare sopra il 130% ma in via miglioramento. Infatti dopo al 132,6% del 2016, il Fmi lo prevede al 132,8% del pil nel 2017 e al 131,6% nel 2018, in deciso calo rispetto alle stime di ottobre, quando aveva previsto un debito al 133,4% per quest’anno e al 132% nel 2018.

Nonostante il miglioramento, le stime del Fmi restano superiori di qualche decimale rispetto a quelle contenute nel Def, dove è previsto un debito al 132,5% nel 2017 e al 131,0% nel 2018. Per quanto riguarda il deficit si attesterà al 2,4% del pil nel 2017, per poi scendere all’1,4% nel 2018.

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