domenica, 25 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

G7 IN SALITA
Pubblicato il 11-04-2017


Si è discusso anche di Siria a Lucca. I ministri degli Esteri del G7 concordano sul fatto che “non vi è una soluzione per la Siria con Assad al potere”. Lo ha detto oggi il ministro degli Esteri Jean Marc Ayrault, da Lucca. In precedenza il ministro degli esteri Angelino Alfano aveva affermato che il G7 ritiene che l’unica soluzione in Siria sia quella “politica”. Al termine della riunione straordinaria sulla Siria, a margine del G7 di Lucca, allargata ai Paesi del Golfo ed alla Turchia, Alfano ha indicato che “dopo l’intervento americano, si è aperta una finestra di opportunità per costruire una nuova condizione positiva per il processo politico in Siria, che riteniamo essere l’unica soluzione”. La Russia non va isolata, anzi nei limiti del possibile va coinvolta nel processo di transizione siriano, e su questo punto il G7 “la pensa in modo significativamente unito”, ha aggiunto Alfano. Quanto all’ipotesi di nuove sanzioni emersa nella discussione di ieri, Alfano ha affermato che “ognuno ha espresso la propria opinione, ma mi pare prevalente la linea di coinvolgimento della Russia al fine di una concreta collaborazione che eviti un conflitto militare e avvii un processo politico”.
“È chiaro a tutti noi che il regno di Assad sta arrivando alla fine”. Lo ha dichiarato il segretario di Stato Usa Rex Tillerson, al termine del G7 esteri di Lucca, aggiungendo che “la Russia deve scegliere se sulla Siria vuole stare con gli Usa e con i paesi che la pensano allo stesso modo o con Assad, l’Iran e Hezbollah”. Ma nonostante l’aut aut americano, nelle conclusioni del vertice dei ministeri degli Esteri a Lucca, non ci sono minacce a Putin.
E proprio in queste ore il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella è andato in visita a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin. Precisa la richiesta di Mattarella sulla Siria: “L’uso di armi chimiche è inaccettabile: auspichiamo che Mosca possa esercitare tutta la sua influenza”. L’Italia comunque è per “il principio dell’accertamento delle responsabilità ed è pronta a fare la sua parte sia nel quadro Europeo che in seno al Consiglio di Sicurezza dell’Onu”.


g7G7 ENERGIA: vanificato dagli U.S.A.
di Salvatore Rondello

Si è concluso, senza la firma di una dichiarazione congiunta, il G7 Energia presieduto dall’Italia. Sembrerebbe un nulla di fatto, in realtà si è aperto un nuovo scenario in un clima internazionale sempre più preoccupante e teso per la posizione assunta dagli Stati Uniti di Donald Trump.
Il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, presidente di turno ha spiegato: “La dichiarazione congiunta non è stata possibile perché gli Stati Uniti stanno rivedendo la propria politica energetica e climatica. Non è stato possibile firmare una dichiarazione congiunta che coprisse tutti i punti della discussione”.
Nel report della presidenza si evidenzia che l’Italia “è impegnata a trovare un terreno comune e a mettere in evidenza ciò che ci unisce. Abbiamo avuto un lungo e positivo dibattito su tutte le questioni. Come G7 siamo impegnati a continuare ad affrontare le sfide energetiche globali e a cogliere le opportunità che avremo davanti a noi: abbiamo discusso di sicurezza energetica di nuovi driver energetici e di come governare la transizione energetica”.
Tra i punti di consenso tra tutti gli altri paesi del G7, ci sono stati anche discorsi congiunti per sostenere la sicurezza energetica in Ucraina, il futuro ruolo del gas naturale inclusa l’importanza del gas naturale liquefatto e le interconnessioni da diverse fonti. Il ministro Calenda ha aggiunto: “Prendiamo nota che la nuova amministrazione degli Stati Uniti ha in corso una revisione di molte delle sue politiche, queste comprendono una revisione delle politiche relative al cambiamento climatico e agli accordi di Parigi. Mentre tale revisione è in corso, gli Stati Uniti si riservano la loro posizione su queste priorità chiave per gli altri paesi del G7 e per l’Unione europea. L’impegno per gli altri paesi del G7 e l’Unione europea ad implementare l’accordo di Parigi rimane forte e deciso”.
Sul tavolo del G7 energia ci sono stati temi importanti come la sicurezza degli approvvigionamenti in un contesto di grandi tensioni geopolitiche, il ruolo chiave del gas e della diversificazione delle rotte, dell’efficienza e dell’impegno per colmare il ritardo dell’Africa. Ma l’attenzione e la curiosità degli addetti ai lavori non poteva che essere tutta rivolta al nuovo segretario di Stato Usa Rick Perry, da cui si attendevano risposte in merito alla virata pro-carbone annunciata dal neo presidente Donald Trump. Qualche settimana fa, Trump ha annunciato: “Con me si mette fine alla guerra al carbone, rimetteremo i minatori al lavoro”.
Al di là della svolta americana, i temi sul tavolo non sono mancati. Sul tavolo l’Italia ha portato il progetto Eastmed, il nuovo corridoio che potrebbe portare in Italia il gas del Mediterraneo orientale. Il Ministro dello Sviluppo Economico ha ribadito che l’approdo non può essere cambiato: ”Adesso, equivarrebbe a dire che non lo facciamo, invece è fondamentale farlo”. Grande spazio è stato dato anche al Gnl, alla cybersicurezza delle reti e all’efficienza. Un capitolo specifico è stato quello sull’Africa. Con riferimento al continente che si sviluppa al sud del mare Mediterraneo, Calenda ha ricordato: “dove risiede il 13% della popolazione, ma dove si registra il 4% della domanda energetica. Un ritardo inaccettabile e su cui il governo italiano si impegna a lavorare”.
Tutti, a testimonianza dell’importanza rivolta al progetto dai singoli paesi e dalla Ue, hanno firmato una dichiarazione congiunta di impegno sul gasdotto, definito il più lungo del mondo. Il progetto EastMed prevede una porzione di 1.300 chilometri offshore e altri 600 onshore che porterà, secondo le previsioni entro il 2025, la commercializzazione delle riserve energetiche scoperte da Israele nell’est del Mediterraneo, attraverso Cipro e Grecia fino all’Italia. “Il gas – ha spiegato Calenda – è una risorsa sempre più cruciale per l’Italia”.
Gilberto Dialuce, direttore generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e per le infrastrutture energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ha spiegato: “Il gas è un elemento portante dello scenario energetico, che svolgerà sempre più un fondamentale ruolo di backup nello sviluppo delle rinnovabili, soprattutto se scenderà il carbone. È quindi molto importante mantenere una diversificazione delle rotte di approvvigionamento, non solo per ragioni di carattere geopolitico o tecnico, ma soprattutto mettere in concorrenza i vari fornitori e ottenere così gas a prezzi convenienti”. A questo proposito, Dialuce ha confermato l’importanza del Tap, malgrado le difficoltà che si vedono in questi giorni, ma anche della nuova rotta EastMed che, ha detto, “è una prospettiva di grande interesse per l’Italia, soprattutto in relazione all’incertezza derivante dall’Algeria, dove se ci sarà rinnovo dei contratti sarà su volumi inferiori, e all’instabilità della Libia”.
Non secondario, comunque, è anche il ruolo che può giocare il Gnl. Grande attenzione, con una sessione riservata ai soli ministri più uno, quindi senza delegazioni, è stata riservata anche al tema della cyber security. Per Dialuce “E’ importante che si lavori a standard comuni per agire contro gli attacchi cibernetici”. Al tema dovrebbe essere anche dedicato uno specifico workshop nella seconda parte dell’anno. Tra gli altri temi sul tavolo, l’Ucraina, lo sviluppo delle rinnovabili, ricerca e innovazione, efficienza energetica, mobilità alternativa (biocarburanti, auto elettrica, metano e Gnl da utilizzare anche nei trasporti). Invece non ha offerto spunti particolari, almeno per il momento, il tema Brexit. Su questo argomento Dialuce ha sottolineato: “Non immaginiamo che il Regno Unito possa mettere dazi sull’energia: certamente, però non sarà soggetto ai target europei previsti per il 2020 e il 2030, quindi nei calcoli bisognerà tenerne conto, perché la cosa avrà un’influenza sul dato complessivo”.
In conclusione, al G7 Energia non c’è stato un bel clima. Gli Stati Uniti si sono messi contro il documento che facesse riferimento ad impegni di riduzione delle emissioni di gas serra in armonia con gli impegni sul clima firmati a Parigi.  Sembrerebbe questo il motivo che non ha consentito di sottoscrivere un documento comune.
La presidenza italiana ha quindi optato per una propria dichiarazione, nella quale ci si limita a registrare la spaccatura. Il segretario dell’Energia degli Stati Uniti d’America ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno rivedendo molte delle loro politiche e si riservano la loro posizione su questo tema, posizione che sarà comunicata successivamente. Gli altri capi di delegazione hanno riaffermato il loro impegno per l’implementazione dell’accordo di Parigi affinché si possa limitare l’aumento delle temperature ben sotto i 2° rispetto al livello preindustriale e di fare ogni forzo per limitare l’aumento della temperatura a 1.5°, hanno incoraggiato tutte le Parti a ratificare l’accordo di Parigi e riaffermato il loro impegno ad accelerare la decarbonizzazione del settore energetico.
Adesso toccherà al presidente Trump decidere la politica degli Stati Uniti sul clima: se uscire dall’accordo di Parigi, limitarsi a non applicarlo o magari uscire dalla Convenzione quadro sul clima, e quindi dall’intero processo generato dagli accordi di Kyoto e di Parigi. Una decisione è attesa prima di giugno.
Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha fatto buon viso a cattivo gioco parlando di dialogo molto costruttivo con gli Usa, che si è svolto senza alcuna frizione: rispettiamo il fatto che gli Stati Uniti stiano riesaminando le politiche energetiche. Calenda ha detto:  “Perciò abbiamo ritenuto di procedere con un report alla Presidenza che metta insieme la discussione, ma senza una dichiarazione conclusiva”.  L’atteggiamento italiano è stato quello dell’assolvimento ad un compito notarile.
Il presidente francese Francois Hollande ha commentato: “L’accordo di Parigi è irreversibile e va attuato, però ci sono ancora reticenze, lo abbiamo visto al G7 dei ministri dell’energia dove non è stato possibile arrivare a un accordo comune sugli impegni di Parigi”.
Una delegazione dell’associazione ambientalista Greenpeace Italia è stata ricevuta  dal ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, presidente di turno del G7 energia. Greenpeace ha informato: “Gli attivisti dell’organizzazione hanno ricordato al Ministro quanto sia importante rispettare gli impegni presi alla Conferenza sul Clima di Parigi, chiedendo inoltre di isolare le posizioni negazioniste e anti-scientifiche della nuova amministrazione Trump”.
Luca Iacoboni, responsabile della campagna clima e energia di Greenpeace Italia, ha detto: “Il ministro Calenda ci ha confermato che c’è la volontà di rispettare gli impegni presi alla COP21 e che l’Italia farà la sua parte, ma questo non basta. Se davvero vogliamo mantenere l’aumento di temperatura entro i 2°C, o ancor meglio sotto la soglia di 1,5°C  bisogna fare molto di più”.
Mariagrazia Midulla, responsabile Wwf per il clima, ha osservato: “La politica di Trump è preoccupante,  ma è importante il fatto che gli altri governi non abbiano cercato un compromesso con gli Stati Uniti, ma siano rimasti fermi sulle loro posizioni sul clima e l’energia”.
Ermete Realacci (Pd), presidente della Commissione Ambiente  della Camera, ha commentato: “Anche se dalla Cina arrivano segnali positivi, non è una buona notizia la mancanza di una dichiarazione comune dal G7 sull’Energia. Il governo degli Stati Uniti sta cambiando direzione di marcia nel contrasto ai mutamenti climatici, ma la dichiarata spinta su carbone e petrolio non può frenare il mondo, né tantomeno l’Europa. L’impegno per il clima non è solo un dovere verso l’ambiente e le nuove generazioni, ma anche una importante opportunità di crescita e sviluppo sostenibile, basato su energie rinnovabili, innovazione, green economy. Ora l’Europa deve accelerare e mantenere la leadership che l’ha vista, da Kyoto a Parigi, protagonista della principale sfida del futuro”.
Lia Quartapelle, capogruppo PD in Commissione Esteri alla Camera, e Chiara Braga, già responsabile Ambiente, hanno affermato: “Sul tema del contrasto ai cambiamenti climatici e della transizione energetica, l’amministrazione Trump impedisce agli Stati Uniti di assumersi le responsabilità proprie di una grande potenza. Il G7 Energia, tenutosi ieri ed oggi a Roma, aveva tra gli obiettivi di fronteggiare le emergenze globali, proseguendo nella riduzione della CO2 nel solco degli impegni assunti alla COP21. Tuttavia le nuove politiche di Trump giocano al ribasso, con posizioni isolazioniste e antistoriche, che hanno impedito l’adozione di una dichiarazione congiunta, condivisa invece da tutte le altre sei grandi potenze del G7. La miopia di Trump danneggia gli interessi globali e in particolare di chi abita le aree del pianeta più esposte ai cambiamenti climatici: milioni di donne, uomini e bambini costretti a fuggire in ragione delle sempre più imprevedibili e devastanti calamità naturali.   Secondo degli studi delle Nazioni Unite, se non saremo capaci di assicurare interventi e investimenti incisivi in ambito energetico ed ambientale, nel giro di alcuni decenni conteremo altre centinaia di milioni di profughi climatici. Trump continua a lanciare proclami per la costruzione di muri e a firmare decreti per i respingimenti. Noi crediamo che sarebbe meglio lavorare con determinazione per una strategia sullo sviluppo sostenibile”.
In una nota, i coordinatori dell’esecutivo dei Verdi, Angelo Bonelli e Fiorella Zabatta, hanno scritto: “Oggi Trump ha mantenuto la sua promessa: sarà ricordato come il Presidente Usa più legato alla lobby degli inquinatori e come il principale responsabile del fallimento della lotta contro i cambiamenti climatici.   Era fondamentale che al G7 sull’energia che si è svolto a Roma i partecipanti ribadissero all’unanimità il proseguimento degli impegni presi a Parigi alla Cop21 per mantenere l’aumento della temperatura del pianeta sotto i 2C entro il 2020. Ma così non è stato per colpa del veto degli Usa. Ora noi chiediamo all’Italia, che ha la presidenza di turno del G7 Energia, di rispondere dando per prima il buon esempio elaborando un Piano Energetico 100% rinnovabili che abbandoni le energie fossili puntando su efficienza energetica, sviluppo delle fonti rinnovabili, innovazione come stanno già facendo molti paesi europei. E’ paradossale che, invece, il ministro Carlo Calenda, da presidente di turno del G7 Energia, continui a sponsorizzare le energie fossili insistendo con l’impegno italiano per la Tap”.
Segolene Royal, Ministro francese all’energia, a margine dei lavori ha dichiarato : “Il nuovo segretario di stato all’energia americano, Rick Perry, ha mostrato una vera volontà di essere all’ascolto e non ha rilasciato nessuna dichiarazione che torna indietro sulla questione climatica”. Ai giornalisti che le chiedevano un commento su Perry e sulla nuova politica energetica dell’amministrazione Trump, Royal ha riferito che: “Perry ha detto che l’amministrazione sta riflettendo e che le nuove politiche si stanno elaborando. In ogni caso, quando era governatore del Texas ha fatto sforzi in particolare per sviluppare l’eolico: abbiamo parlato in particolare dei problemi di innovazione tecnologica in tutte le filiere della crescita green”. Alla domanda se si senta pessimista sulla politica Usa, il ministro francese ha detto di non esserlo affatto, anche perché “le cose si stanno elaborando in modo rispettoso nei confronti di tutti”. Quanto al G7 in corso, la Royal ha detto che “sta andando benissimo: c’è la vera convinzione comune di andare avanti sulla transizione energetica, di tenere conto delle specificità nazionali di ciascun paese, della questione delle interconnessioni in Europa e allo stesso tempo di andare avanti nell’applicazione dell’accordo di Parigi sul clima con la strategia low carbon”.
Il G7 Energia ha visto scendere in campo Donald Trump. Ormai appare chiaro, nella politica interna ed internazionale degli Stati Uniti, la volontà del neo presidente di cancellare tutti gli atti sottoscritti dal suo predecessore Obama. E’ emerso anche che il populismo di Trump non ha ancora elaborato i programmi politici per governare gli Stati Uniti, analogamente a quanto accade in Italia con il populismo di Beppe Grillo.

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