martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

G8. L’Italia ammette i suoi torti a Strasburgo
Pubblicato il 06-04-2017


Quello che è avvenuto a Genova durante il G8 è stato definito “la più grave sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”. A quasi sedici anni da quei fatti che sconvolsero l’opinione pubblica di tutta Europa ora è l’Italia a riconoscersi colpevole.
g8 5A Strasburgo, di fronte alla Corte europea dei diritti umani, il Governo italiano si è riconosciuto colpevole nei confronti di sei dei 65 cittadini – tra italiani e stranieri – che avevano presentato ricorso: nei documenti si sostiene che lo Stato italiano ha violato il diritto dei sei a non essere sottoposti a maltrattamenti e tortura e si denuncia l’inefficacia dell’inchiesta penale sui fatti di Bolzaneto il 21 e 22 luglio 2001, ai margini del G8 di Genova. Inoltre l’Italia verserà a queste persone 45 mila euro ciascuno per danni morali e materiali e spese processuali. I sei ricorrenti che hanno accettato l’accordo sono Mauro Alfarano, Alessandra Battista, Marco Bistacchia, Anna De Florio, Gabriella Cinzia Grippaudo e Manuela Tangari. A renderlo noto è la Corte europea dei diritti umani in due decisioni in cui “prende atto della risoluzione amichevole tra le parti” e stabilisce di chiudere questi casi.
Il processo di appello per le violenze di Bolzaneto si era concluso, nel giugno 2013, con sette condanne e quattro assoluzioni. La quinta sezione penale della corte aveva assolto Oronzo Doria, all’epoca colonnello del corpo degli agenti di custodia, e gli agenti Franco, Trascio e Talu. Erano invece state confermate le 7 condanne che erano state inflitte dalla Corte d’Appello di Genova il 5 marzo 2010 nei confronti dell’assistente capo di Pubblica sicurezza Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi) – che divaricò le dita della mano di un detenuto fino a strappargli la carne – degli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e del medico Sonia Sciandra. Per quest’ultima la Cassazione aveva ridotto la pena, assolvendola solo dal reato di minaccia. Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione. La pene erano però quasi integralmente coperte da indulto. Più volte è stato contestato il reato di tortura che però non è previsto nel nostro Ordinamento e avrebbe evitato l’estinzione del reato.bolzaneto
Ma per momento almeno il governo afferma di aver “riconosciuto i casi di maltrattamenti simili a quelli subiti dagli interessati a Bolzaneto come anche l’assenza di leggi adeguate. E si impegna a adottare tutte le misure necessarie a garantire in futuro il rispetto di quanto stabilito dalla Convenzione europea dei diritti umani, compreso l’obbligo di condurre un’indagine efficace e l’esistenza di sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura”. Con l’accordo inoltre, si legge nelle decisioni della Corte, il governo si impegna anche “a predisporre corsi di formazione specifici sul rispetto dei diritti umani per gli appartenenti alle forze dell’ordine”.

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