mercoledì, 28 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Gabriele Del Grande è libero
Pubblicato il 24-04-2017


Gabriele-Del-GrandeGabriele Del Grande, il giornalista indipendente, blogger e autore di articoli anche per Pressenza, finalmente nella notte è stato liberato. Alle 10,15 è atterrato all’aeroporto di Bologna.

Per tutti noi è una bellissima notizia, saperlo di nuovo libero, sapere che questa volta le cose non hanno preso la via peggiore ci conforta e ci da speranza.

Una liberazione quella di Gabriele che va festeggiata a gran voce e che al tempo stesso deve darci la forza per alzare ancora di più la voce contro un repentino peggioramento delle libertà personali di tutti gli individui, libertà che purtroppo stanno subendo un netto arretramento.

Libertà di esprimere e di ricercare altre verità, altri punti di vista su ciò che accade nel mondo che non siano solo quelli espressi dai “Mainstream” e dai principali media e organi d’informazione, libertà di poter andare a verificare di persona lo stato dei diritti delle persone, libertà al diritto di essere informati, libertà a poter fare informazione senza necessariamente dovere rischiare la vita, la tortura, le ritorsioni, o nel migliore dei casi l’arresto e la detenzione illegale e ingiustificata come è stato per Gabriele.

Un vuoto di libertà per un diritto all’informazione, che in questo preciso momento storico, con molta fatica, i giornalisti indipendenti, i bloggers, i freelance inviati sul posto, stanno cercando di colmare, giornalisti che non sono a “libro paga” come Gabriele e come tanti altri colleghi, che a proprio rischio, si recano sui luoghi di guerra, nei posti dove avvengono i conflitti, oppure dove non vengano rispettati i diritti umani, dove ci sia da denunciare lo sfruttamento e le sofferenze degli “altri” spesso muovendoci a nostre a proprie spese, per amore e per passione di riportare un altro punto di vista su ciò che sta accadendo nel nostro mondo.

Vogliamo perciò ricordare una significativa frase di Gabriele Del Grande, contenuta in una sua lettera aperta inviata solo lo scorso 6 Febbraio al nostro Primo Ministro, Paolo Gentiloni “Ministro Gentiloni, fermate le guerre, non le persone”

E sono anche parole di Gabriele, quelle in cui ci riconosciamo totalmente, espresse il 14 aprile dello scorso anno :”Sarà domani o sarà tra vent’anni, ma un giorno tutto finirà. Solo allora, poco a poco, a milioni ritorneranno nelle loro case da tutto il mondo. E noi rimarremo qui intrappolati nelle nostre mappe e nei nostri egoismi. Stretti tra i muri che abbiamo costruito per tenerci al sicuro e di cui capiremo il significato profondo soltanto quando dall’altra parte del filo spinato ci saranno i nostri figli. Perché la storia è una ruota che gira e non sempre perdona”.

E a proposito di guerra, ormai alimentata in tutti i modi possibili, chiamata in così tanti modi che se ne è perso persino il vero significato della parola, chi l’ha vista, chi ne ha sentito l’odore, il rumore, gli effetti sulle persone, sulle case, sul mondo intorno, sa bene che non c’è niente di più vero a proposito della guerra di quanto detto da Gabriele: “Quando hai visto la guerra, non è facile convivere con quello che sai. Non parlo di segreti o di scoop. Parlo di storie, di emozioni, di dolore. Alla fine devi fare qualcosa, prendere posizione. Forse più per te stesso, per non rimanere schiacciato dal peso di quel dolore. A maggior ragione se la guerra che hai conosciuto esce dai suoi confini e ti arriva in casa”.

Gabriele che si era recato in Siria e al confine con la Turchia, proprio per raccogliere testimonianze dal vero di tutte le persone che stanno soffrendo la guerra, per poter scrivere un libro non sul sentito dire da altri, ma ben documentato su questa sporca maledetta guerra, sugli enormi interessi che ci sono dietro, su chi finanzia chi e che cosa.

Ecco perché, almeno oggi festeggiamo con forza la liberazione del nostro amico e collega.

Bentornato Gabriele!

Pressenza

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