venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Garanzia giovani. Corte Conti Ue: “Stage inutili”
Pubblicato il 05-04-2017


neetLa Corte dei Conti europea afferma ciò che molti in Italia, soprattutto giovani, avevano capito da tempo: il programma «garanzia giovani» non funziona.
la Corte dei Conti europea ha bocciato il programma su cui l’Unione ha puntato per
alleviare l’enorme fardello della disoccupazione giovanile.
La critica è puntualizzata in un rapporto molto dettagliato che analizza l’attuazione dello schema di aiuto per i giovani in sette Paesi. Con risultati più o meno simili, che hanno portato la Corte alla conclusione che a tre anni dall’adozione del progetto “le aspettative non sono state rispettate”. Per quanto riguarda l’Italia non tutta la platea dei giovani ‘inattivi’ (NEET), cioè senza impiego e non occupati a studiare, è stata raggiunta. Alcuni Paesi, tra cui l’Italia, non hanno saputo mettere in piedi un sistema di classificazione adeguato. Il nostro Paese ha deciso di mettere in piedi un nuovo database, ignorando quelli già esistenti. I giovani devono dunque iscriversi su questa nuova piattaforma, una cosa che, osservano gli esperti, li ha scoraggiati, oltre a creare un “inutile” aggravio burocratico: secondo i dati dello studio, prima della Garanzia Giovani i Neet registrati nei database dei disoccupati erano 925mila, cioè il 38% dei totali, percentuale precipitata al 2% nel 2014 e risalita ad appena il 9% nel 2015. L’Italia non ha previsto nessuna forma di incentivo, aggiungono gli addetti ai lavori, come invece accaduto in Irlanda, che ha dato ai ragazzi un piccolo sussidio. Inoltre il programma punta tutto sui tirocini che vengono poi pagati in ritardo, avvenuti in media dopo 64 giorni. Infine non si è riusciti con Garanzia giovani a offrire una proposta di lavoro di buona qualità in tempi ragionevoli agli iscritti al programma, nel 54% dei casi solo tirocini per chi è riuscito a superare una selezione articolata in ben quattro fasi diverse. Va anche registrato che, dal punto di vista dei precari, si è rinunciato alla partecipazione ai progetti a causa della carenza delle prospettive lavorative.
Altra nota stonata è quella relativa al fattore economico: l’Italia non ha fatto una valutazione di quanto sarebbe costato far funzionare bene il progetto.
Irlanda, Spagna, Francia, Croazia e Portogallo sono gli Stati membri che, insieme all’Italia, sono stati oggetto dell’analisi della Corte dei conti. L’esito delle loro ricerche lo sintetizza Iliana Ivanova, una delle responsabili del report: “Al termine del primo semestre 2016, oltre quattro milioni di giovani europei sotto i 25 anni erano ancora disoccupati. I responsabili delle politiche dovrebbero fare in modo che i programmi volti ad aiutare i giovani non suscitino aspettative che non possono essere soddisfatte”.
E se per quanto riguarda il nostro Paese c’è chi sostiene che la disoccupazione giovanile sia diminuita ciò è dovuto all’invecchiamento della popolazione, ovvero quelli che erano considerati giovani disoccupati ora… non sono più giovani. Infatti dati alla mano: tra il marzo del 2013 e lo stesso mese del 2016, i giovani italiani senza lavoro né studi in corso sono diminuiti di 32mila unità (da 2 milioni e 289mila a 2 milioni e 258mila), a fronte, però, di una riduzione della popolazione giovanile di 120mila persone (da 9 milioni e 286mila a 9 milioni e 165mila).

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