venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Gaspare Nicotri, una vita per il Socialismo e la Libertà
Pubblicato il 24-04-2017


In una rapida panoramica sugli italo-americani impegnati nella politica apparsa nel lontano 1959 su “La Parola del Popolo” di Chicago, Domenico Saudino, accennando a Gaspare Nicotri, scriveva: ”anche lui avvocato, buon sociologo e buon propagandista; sempre focoso, sempre entusiasta del Socialismo, in cui egli vedeva come Garibaldi il Sole dell’Avvenire”. Poche parole, capaci tuttavia di riassumere ed evidenziare le qualità intellettuali e politiche di un siciliano che dagli anni della primissima giovinezza alla morte aveva saputo tener salda la propria fede nell’ideale socialista.
Nicotri nacque a Castellammare del Golfo il 25 maggio 1874. Conseguita a Palermo la laurea in Giurisprudenza, si avviò con successo alla professione forense. Al socialismo si avvicinò molto presto, a contatto di pescatori e braccianti agricoli gravati dal sottosalario e privi di ogni diritto, che costituivano l’ossatura sociale della città natale, di docenti come il Salvioli e lo Schiattarella, rappresentanti della scuola positivistica nel campo del diritto, dell’economia e della sociologia, e di colleghi orientati verso le dottrine progressiste, di politici radicali e socialisti.
All’inizio del nuovo secolo, nel clima di relativa libertà seguito all’avvento al governo di Giolitti, si inserì fortemente nell’attività politica e organizzativa, contribuendo col Montalto, il Cammareri Scurti e altri alla rinascita e allo sviluppo di un movimento di lavoratori che, investendo migliaia di ettari di terra, sotto la guida di Mariano Costa trovava nelle leghe contadine e nelle cooperative per le affittanze collettive la sua forma organizzativa e dava una connotazione particolare alla economia del trapanese.
Oltre che per la sua intensa attività politica, Nicotri in quegli anni si fece notare anche per le sue ricerche storiche, confluite in diverse opere, tra cui “Rivoluzioni e rivolte in Sicilia”,“Pasquale Calvi e il Risorgimento siciliano”, e altre, riguardanti la Sicilia, le rivolte a partire da Ducezio, Euno, ecc., il contributo dell’isola ai processi unitari, che rivelavano l’ incontenibile aspirazione alla libertà e alla giustizia del popolo siciliano.
L’inizio del secondo decennio del secolo apparve funestato, nel maggio del 1911, dalla uccisione per mano mafiosa di Lorenzo Panepinto, leader dei socialisti di Santo Stefano Quisquina, e cooperatore infaticabile, e nel ‘15 dalla uccisione di Bernardino Verro. I delitti erano un chiaro attacco al movimento contadino e socialista isolano, colti in un momento particolarmente difficile della loro vita per la rottura nel PSI, la nascita del PSRI, infine l’entrata in guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali.
L’indebolimento del movimento popolare, le limitazioni imposte dai governanti, l’assenza di migliaia di giovani richiamati alle armi fermarono fino al 1919 il movimento progressista. Gaspare Nicotri tornò all’impegno politico nel ’19, quando fu candidato alla Camera nel collegio di Trapani.
Alla fine del ’20 con il Costa e altri contribuì fortemente alla lotta amministrativa, che si concluse con il successo dei socialisti a Monte San Giuliano, Paceco, Partanna, Mazara del Vallo, Castelvetrano, Santa Ninfa….
Sempre fermo nelle sue posizioni riformiste, fu nettamente avverso al verboso rivoluzionarismo emergente qua e là sull’onda delle impazienze post-belliche, e si collocò tra i primi e più fieri oppositori del comunismo, del quale rifiutava i principi base: la violenza rivoluzionaria, la dittatura del proletariato, la cieca dipendenza da Mosca.
Quando vennero alla ribalta i primi gruppi di fascisti, in simbiosi con la mafia più violenta al servizio degli agrari, si rese conto dell’estremo pericolo che il sistema democratico correva, e criticò il cedimento di molti del vecchio mondo “liberale”.
Nel maggio del ’21 sostenne le candidature, riuscite vittoriose, di Mariano Costa a Trapani e Domenico S. Cigna a Girgenti, mentre cresceva la violenza delle “squadracce” e divenivano frequenti le uccisioni e i ferimenti di quadri dirigenti, gli assalti alle sezioni e ai circoli dei lavoratori.
Nell’ottobre del ’22 fu tra quanti assieme a Matteotti, Turati, Treves diedero vita al PSU (Partito Socialista Italiano). Con lui era la maggioranza della base siciliana del vecchio partito e numerosi quadri, tra i quali Costa, Vacirca, i fratelli Napoli.
Nel 1924 accetto la candidatura alla Camera nella lista del PSU per la Sicilia, capeggiata da Turati, e nelle condizioni impossibili in cui si svolgeva la campagna elettorale raccolse 3.326 preferenze sui 14.736 voti di lista che permisero l’elezione dell’amato leader.
Durante la crisi seguita alla uccisione di Matteotti fu tra i più attivi nella denunzia degli assassini e dei mandanti. Nel capoluogo isolano lavorò con quanti rappresentavano le residue forze dell’opposizione al fascismo e cercavano di fermare l’azione sempre più soffocante delle forze reazionarie.
Quando il 5 aprile si tenne a Palermo una riunione delle opposizioni costituzionali con l’intervento di Alcide De Gasperi, Alberto Cianca, G. Colonna di Cesarò, G. Guarino Amella, Nicotri relazionò sulla politica liberticida del governo Mussolini, ormai scopertamente sostenuto dalla monarchia, dall’esercito e dalla chiesa. Di lì a poco, in occasione delle elezioni amministrative indette nel capoluogo isolano, concorse quale candidato della “Unione palermitana per la libertà” al tentativo di fermare la “lista nazionale” fatta di fascisti e trasformisti. I fascisti ricorsero a tutti gli strumenti di intimidazione e di corruzione, e la vittoria, con 26.428 voti contro 16.616, non potè che essere dei “nazionali”.
Diversi rappresentanti del vecchio mondo sconfitto, tra i quali Don Luigi Sturzo, Vincenzo Vacirca, Carlo Sforza, decisero allora di varcare l’Oceano per cercare rifugio in terre di libertà. Gaspare Nicotri ne seguì l’esempio. Approfittando di un invito a tenere un ciclo di conferenze negli USA, si imbarcò per quel lontano paese, dove esistevano folte colonie di immigrati. Tenne conferenze a New York, Chicago, Detroit, San Francisco e in altre grandi città, dove evidenziò l’anelito alla libertà e alla giustizia che nei secoli attraversava le vicende del popolo, e a Detroit fondò una Società di M.S. Alla fine decise di fermarsi stabilmente a New York.
Il Governo fascista provvide allora a farne scrivere il nome nella “rubrica di frontiera”, in aggiunta alle annotazioni comprese nella scheda del Casellario Politico Centrale.
Negli USA assieme all’attività di conferenziere Nicotri riprese quella dello storico e del sociologo. Collaborò con interviste e articoli alla stampa italo-americana, e firmò nuovi lavori di storia, arte, ecc., tra cui una “Storia della Sicilia nelle rivoluzioni e rivolte” e col figlio Franco “Freedom for Italy”. Quando scoppiò la nuova Guerra mondiale fu con Vincenzo Vacirca, Girolamo Valenti, Max Corvo e altri vicino all’ OSS (Office of Strategic Service) e, pieno di fiducia nella liberazione della sua terra dal fascismo, partecipò a riunioni preparatorie della Operazione Husky.
Si spense nel 1950, a 75 anni, compianto negli USA e in Sicilia da storici che avevano cominciato a ricostruire le vicende del movimento socialista, e dai vecchi lavoratori che ne ricordavano l’impegno appassionato per l’affermazione del socialismo e il riscatto dell’isola.
Grazie a loro e ad amministratori comunali non dimentichi delle glorie patrie, Castellammare del Golfo gli dedicò una Piazza.

Giuseppe Miccichè

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