giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Giorgio Del Ciondolo
L’apologia fascista di ‘Forza Nuova’ a Siena
Pubblicato il 20-04-2017


La globalizzazione che ha generato un nuovo corso economico internazionale, con la crescita di alcune aree mondiali fin ora sottosviluppate e l’impoverimento delle classi medie nei paesi economicamente avanzati sta determinando fenomeni di estremizzazione e radicalizzazione della politica con la nascita di movimenti che si rifanno a visioni violente della lotta politica.
Nel mondo esplodono i radicalismi terroristici e si affermano movimenti politici settari ed anche violenti.
In molti paesi europei la crisi di questi ultimi dieci anni sta favorendo movimenti politici non liberali che professano odio razziale nei confronti dei diversi di ogni genere, e osteggiano aprioristicamente le politiche di integrazione.
In Italia è nata e si sta ramificando in tutto il Paese una forza politica estremista: Forza Nuova.
Questa formazione politica aprirà sabato prossimo, 22 aprile, una nuova sede provinciale a Siena intitolandola ad un noto fascista e squadrista degli anni trenta certo “Duas”, che i nostri vecchi compagni ricordano bene per le sue “gesta punitive” ripetute verso gli oppositori del regime fascista.
La nostra Costituzione Repubblicana VIETA la ricostituzione del Partito Nazionale Fascista e organizzazioni che ne facciano l’apologia. Intitolare una sede ad un noto dirigente fascista senese è sicuramente un gesto che identifica questa organizzazione quale quello che è: fascista.
Il Partito Socialista Italiano RIVOLGE UN APPELLO a tutti i Partiti Politici Costituzionali e le organizzazioni ed associazioni democratiche, affinchè chiedano alla Corte Costituzionale, al Presidente della Repubblica ed in caso di reato contro la Costituzione, alla Magistratura, di verificare se Forza Nuova è un organizzazione anticostituzionale o democratica.

Giorgio Del Ciondolo
Psi Siena

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Commenti all'articolo
  1. Io non so se questa circostanza si configuri come un “reato”, ma restando sul piano delle idee e del confronto politico, e astraendo quindi dal caso specifico, rimango idealmente legato alla tesi che le opinioni debbano comunque venir espresse, anche quando non sono in linea con le nostre, e possono dunque non piacerci, o addirittura “ferirci”, salvo ovviamente il nostro diritto a ribatterle e contrastarle.

    E ciò per rispettare da un lato il principio della libera manifestazione del pensiero, costituzionalmente protetta, ma anche perché ogni qualvolta si cerca in qualche modo di limitare o inibire gli altrui punti di vista, questi assumono semmai un andamento “carsico” ma cercano nondimeno di trovare chi possa darvi socialmente e politicamente voce e rappresentanza (e prima o poi vi riescono).

    Paolo B. 22.04.2017

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