venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

OPERAZIONE VERITA’
Pubblicato il 23-04-2017


craxi-1A molti di noi sarà capitato di restare basiti nell’ascoltare personaggi importanti sciorinare cifre e pronunciare giudizi ridicolmente infondati su presunti e negativi comportamenti di Craxi nel campo della Finanza Pubblica. Io ricordo un articolo di Salvatore Bragantini sul Corriere della Sera di 7 anni fa in cui Craxi veniva accusato di aver raddoppiato il rapporto debito/PIL(dal 60 al 120%). In un’altra occasione in TV Corrado Augias imputava a Craxi di essere il responsabile del nostro pesante debito pubblico. In un convegno sulla politica degli anni 80 lo stesso Bruno Vespa che “moderava” un dibattito di esperti pur riconoscendo a Craxi grandi meriti di statista non mancava tuttavia di rimproverare al leader socialista una eccessiva permissività sui conti pubblici e sostanzialmente un controllo blando sulla spesa pubblica. Invece Il rigore e la durezza con cui il Governo Craxi affrontò il prorompente dilagare della spesa e gli stessi dati della finanza pubblica di quel periodo, raccontano una storia completamente diversa e mi piace sottolinearlo con le parole di un aspro nemico di Bettino Craxi, Eugenio Scalfari che nonostante l’avversione profonda nei riguardi del leader socialista non mancò di riconoscerne i meriti in campo economico. Scriveva dunque l’allora direttore de La Repubblica il primo marzo del 1987, alla imminente conclusione del governo Craxi in carica dal 4 agosto dell’83. “La legislatura volge al termine ed è possibile tentarne un primo consuntivo…L’inflazione è discesa dal 16 al 4% e questo è stato il risultato più apprezzabile e più vistoso dei quatto anni che ci stanno alle spalle. Hanno concorso robustamente a raggiungerlo le condizioni della congiuntura internazionale…Sarebbe nondimeno ingiusto negare che non ci sia stato un qualche contributo specifico da parte italiana:per esempio il livello della spesa pubblica non solo non è aumentato, ma anzi è lievemente diminuito rispetto al Prodotto Interno; nel frattempo la pressione fiscale è rimasta complessivamente invariata.. Di questi risultati va dato atto alle autorità monetarie,ai titolari del Tesoro e delle Finanze e al Governo nel suo complesso. Il favorevole andamento dei prezzi internazionali ha liberato risorse che sono state in discreta parte utilizzate per non far peggiorare i conti dello Stato. Questo il merito che va riconosciuto al Governo e per questo merita la lode. Le imprese sono tornate al profitto… il costo del lavoro a livelli accettabili ha preservato la nostra competitività..”
I risultati appaiono ancora più brillanti di quanto a detti stretti il Direttore di Repubblica descrive. L’Italia viene indicata dagli osservatori internazionali come esempio da seguire. Le società di rating assegnano al nostro paese la tripla A, l’Italia è al quinto posto nella graduatoria dei paesi industrializzati ed entra nel gruppo dei sette paesi più forti, i G7.
Ma torniamo alle false notizie. L’amico Stefano Carluccio mi accennò ad uno studio di un certo Sandro Brusco che io lessi e trovai cosi assurdamente inattendibile che non lo reputai degno di considerazione. Col passare del tempo tuttavia alcune affermazioni e alcuni dati messi senza alcun criterio nel pretenzioso e inattendibile studio(“Le conseguenze economiche di Bettino Craxi”) venivano spiattellati in varie occasioni attraverso il meccanismo del passaparola e a pappagallo replicati da molti noti personaggi. Ma allora è lecito porsi una domanda. Come mai una persona che dovrebbe masticare un po’ di economia afferma che Craxi ”ha condotto una politica economica disastrosa e tale disastrosa azione ha giocato un ruolo fondamentale nel porre l’Italia su un sentiero di regresso economico e sociale”, mentre tutto il mondo ne ha lodato la capacità eccezionale nel prendere un paese in fallimento e riportarlo all’avanguardia dei paesi industrializzati in soli 4 anni? Come mai le società di rating assegnarono a quel Governo il massimo di valutazione? La risposta è nello stesso tempo semplice e sconcertante. Il Brusco considera Craxi responsabile dei Governi dal 1980 al 1990 e non già dall’agosto dell’83 all’aprile dell’87. Gli attribuisce la responsabilità politica di governi che avevano effettivamente sperperato, potenziato le indicizzazioni e costretto Bankitalia a frequenti svalutazioni. Questo agli inizi degli anni ottanta. Ma Brusco attribuisce a Craxi anche la guida politica dei governi successivi al suo ignorando del tutto che ad esempio De Mita,segretario della DC e uno dei suoi successori, era un suo acerrimo nemico e non “un suo complice”. Così ad es. se nell’80 il debito era intorno al 60% e nel 90 al 120%, fa dire al nostro che Craxi raddoppiò il debito pubblico. Da qui le citazioni dei vari giornalisti sopra ricordati. Se si pensa che alla fine del suo governo lasciò un debito di 417 milioni di euro, è difficile sostenere che possa essere accusato di aver creato l’attuale debito che ha superato 2200 miliardi. Anche a chi osserva che il debito non vada valutato in valore assoluto, ma in rapporto al Prodotto Lordo si può precisare che durante il Governo Craxi il rapporto debito/PIL aumentò di circa 20 punti, da circa il 70% all’89%(oggi è il 132 %) valore che attualmente è all’incirca quello medio europeo. Quell’aumento, sia pure non virulento, presentava qualche attenuante. In primo luogo fu impossibile far scendere le spesa pubblica in rapporto al PIL perché totalmente indicizzata all’inflazione di periodi precedenti e paradossalmente sospinta dalla forte riduzione dell’inflazione stessa. Inoltre il costo del debito subì un’impennata in conseguenza de divorzio tra la Banca d’Italia e il Tesoro deciso due anni prima dal Ministro Andreatta che qualche anno dopo scriverà”i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grande problema della politica economica aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al Prodotto Nazionale. Infine non si fece ricorso all’aumento della pressione fiscale perché la priorità assoluta era la ripresa economica. Essa avrebbe reso più facile anche la stabilizzazione del debito rispetto al PIL. Ma come si vedrà più avanti, la legislatura venne interrotta, né i governi futuri approfittarono della forte crescita per completare l’operazione di risanamento della finanza pubblica.
Quanto alla spesa pubblica che Craxi riuscì a bloccare nel rapporto al PIL, nonostante l’operazione come è stato accennato fosse molto difficile in presenza di una estesa indicizzazione e della discesa veloce dell’inflazione. Ma queste considerazioni sono completamente assenti nei violenti e gratuiti attacchi che il Brusco rivolge a Craxi. Ignora completamente la difficile guerra alle indicizzazioni che portò il leader socialista ad un duello quasi solitario, affiancato dai sindacalisti filo socialisti, con la corazzata del PCI. Non fa cenno alla finanziaria per l’84 che operò tagli impietosi alla spesa sociale con l’applicazione della regola secondo cui le varie provvidenze(assegni familiari,adeguamenti delle pensioni al minimo, indicizzazioni delle pensioni,etc) assegnate senza considerare il livello di reddito dei percettori, venivano accordate per intero solo alla fascia di reddito bassa, parzialmente ai redditi intermedi e cancellate o fortemente ridotte per i redditi elevati. E proprio sulla finanza pubblica cui il nostro dichiara di concentrare la sua analisi spara le sue bordate più assurde e violente. Ma la storia è, come abbiamo visto, completamente diversa. I fatti e i giudizi dell’epoca ci danno un quadro simmetricamente opposto. Quando nacque il Governo Craxi la finanza pubblica era completamente fuori controllo, il fabbisogno era arrivato alla vertiginosa cifra del 16,9%, la spesa correva ad una velocità impressionante e irrefrenabile. Essa nel quadriennio 79-83 era triplicata in valore assoluto e cresciuta di ben 8 punti in percentuale del PIL. Dinamica quasi analoga per la pressione fiscale che era aumentata nello stesso periodo di 7 punti. Molti osservatori e numerosi esponenti del PSI ritenevano che la DC voleva tendere una trappola politicamente mortale all’allora emergente leader socialista,data la situazione disperata in cui si trovava il paese. Ma a Craxi non mancava il coraggio né la fiducia sulle potenzialità del Paese. Compose un Governo fortemente rappresentativo(Visentini, Andreotti,Spadolini,Amato, Scalfaro, Martinazzoli, Forlani, Fortuna,De Michelis,Pandolfi, Zanone Zamberletti etc) chiamò i sindacati per organizzare una politica dei redditi con lo scopo di sconfiggere l’inflazione, risanare la finanza pubblica, riavviare lo sviluppo e l’occupazione riequilibrare i conti esterni. E i risultati,come vedremo, gli daranno ragione.
Quando nel 1986 la politica rigorosa del triennio precedente incrociò la fortunata circostanza del calo del dollaro e del petrolio e gli indicatori accelerarono la corsa in positivo, alla DC di De Mita salì improvvisamente la febbre da paura per la popolarità crescente dei socialisti e la loro possibile candidatura a porsi come alternativa al potere democristiano. De Mita si affrettò a inviare un avviso di sfratto a Palazzo Chigi. Craxi cercò di resistere per completare la legislatura ma dovette cedere e concordò che si sarebbe dimesso in primavera. La finanziaria per l’87 che avrebbe potuto finire il lavoro di risanamento finanziario, con la stabilizzazione del rapporto debito/PIL, si trasformò in un documento blando anche perché il taglio della legislatura avrebbe condotto alle elezioni anticipate peraltro affidate ad un governo elettorale di minoranza presieduto da Fanfani.
I risultati di quel governo risultano eccellenti. L’inflazione scende al 4% dal 16,5 , ma ancora più significativo è il calo del differenziale con gli altri paesi che scende dal 9 al 2%. Il numero delle imprese è triplicato, i profitti ricostituiti,le esportazioni in forte incremento, i conti esterni risanati,il PIL in forte crescita insieme agli investimenti, ai salari reali e all’occupazione.
Dopo le elezioni si formò il governo Goria che in Parlamento venne più volte messo in minoranza con ammucchiate trasversali volte a saccheggiare nuovamente la finanza pubblica finalmente priva del guardiano(chi non ricorda l’On Lodi del Pci capo manipolo degli assalitori?). Ma anche il sindacato si sentì sciolto dal patto con il Governo. C’era un’euforia da guerra finita e vinta. L’alta crescita copriva i costi della rinata instabilità, con forti aumenti della spesa e della pressione fiscale. Ovviamente anche la politica economica di quegli anni e dei governi De Mita e Andreotti Il Brusco che non avrà letto nulla delle vicende di quel periodo, l’attribuisce a Craxi facendo un’operazione di grande disonestà intellettuale.
Se si riuscisse a fare una operazione verità senza pregiudizi e tentazioni demagogiche scopriremmo uno dei momenti migliori della nostra storia che vide una forte coesione tra Governo, Sindacato e Banca d’Italia con il risultato di costruire un capolavoro di politica economica tanto raro nel nostro paese e che fa onore a coloro che ne furono i protagonisti, a cominciare da colui che tenne le redini dell’operazione, Bettino Craxi.

Nicola Scalzini

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Commenti all'articolo
  1. La percezione che la stagione craxiana sia stata molto positiva per il nostro Paese riaffiora anche in persone che hanno poca dimestichezza con indici, numeri e percentuali, ossia coi “misuratori” dell’economia nazionale, ma ricordano, molto più semplicemente, la crescita e la “prosperità” di quegli anni, in una col clima di sostanziale fiducia verso il futuro, mentre godevamo nel contempo di notevole prestigio e considerazione sul piano internazionale.

    Poi ci hanno provato in tanti a screditare e “oscurare” quel periodo, ma ora sembra quasi che una sorta di “nemesi” storica stia rendendo un po’ di giustizia alla figura che con la sua personalità ne fu di fatto il protagonista, il che deve essere motivo di non poca soddisfazione per tutti i socialisti, e andrebbe rammentato in particolare da quanti, fra questi, teorizzano che per “rinascere” bisogna guardare in avanti, senza “voltarsi indietro”, e disancorandoci quindi dal nostro passato.

    Paolo B. 23.04.2017

  2. Carissimo Nicola
    Mi ha fatto molto piacere leggere quest’operazione VERITA’ a cui si collegano in parte anche le mie riflessioni pubblicate su Agorà. Tento di dare alcune spiegazioni sulle falsità con cui in questa Seconda Repubblica si vogliono occultare i contributi che i Socialisti hanno recato all’Italia con i loro valori, le riforme e gli uomini che le hanno interpretate e attuate.
    La Prima spiegazione è dovuta al dominio e all’influenza nei vari settori della Cultura con cui l’apparato comunista è riuscito a esercitare, e il cui contraltare avversario era stato individuato nei Socialisti che rappresentavano l’ostacolo alla conquista della loro egemonia sulla Sinistra. L’antisocialismo è stato praticato a pieni mani sia dai Quadri del Partito Comunista che da tutti gli operatori culturali e dei vari settori delle istituzioni, della magistratura e del mondo economico e finanziario che volevano avvantaggiarsi e si sono avvantaggiati da questa sostegno al disegno di egemonia dei comunisti.
    La Seconda deriva dalla mancanza di reazione del PSI in questi oltre vent’anni della Seconda Repubblica.
    Vecchi dirigenti che avevano ancora carisma e capacità di lottare a difesa della Verità hanno scelto la strada o di commentatori occasionali o di inclusione in Forza Italia o nella galassia cattocomunista che nelle sue varie evoluzioni è arrivata a fondare il PD quale rappresentazione di un mini compromesso storico rispetto a quello vero, contro il quale i Socialisti si erano battuti affinchè la nostra Democrazia non fosse soggiogata a due Chiese dal pensiero unico.
    E’ quindi naturale che tutti quei protagonisti ed operatori citati condannati dalla Storia, per sopravvivere abbiano continuato a scegliere l’antisocialismo ed ora, in una forma più bieca, ad impegnarsi per farne scomparire la Storia dal panorama italiano. Per tutto questo Mondo, dovere esprimere la Verità sulla Storia Socialista rappresenterebbe il rinnegare la loro vecchia storia e operato e un suicidio attuale sotto il profilo professionale e politico.
    Da questo Mondo non potremo mai attenderci la Verità mentre è gravemente colpevole l’insufficienza con cui i vecchi e nuovi Dirigenti Socialisti stiano continuando a venire meno ad una seria, compatta e organizzata lotta per fare emergere l’Operazione Verità di cui per una parte su queste colonne dell’Avanti hai portato con lucidità ed incontrovertibile quantità di dati statistici ed internazionali alla luce.
    Un forte abbraccio da Nicola Olanda

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