domenica, 28 maggio 2017
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Opinioni e commenti
 

Anniversari, esagerazioni e strane dimenticanze
Pubblicato il 27-04-2017


Ricorrono oggi, 27 aprile, 80 anni dalla scomparsa di Antonio Gramsci, fondatore del Pci, avvenuta in una clinica romana dove era ricoverato.
È giusto e doveroso ricordare una figura che ha segnato la storia d’Italia del XX secolo; sarebbe però finalmente anche ora di togliergli quell’aura di sacralità che da anni i suoi eredi, anche a costo di grossolane mistificazioni, seguitano a tributargli.
Clamoroso il titolo di un giornale on line di oggi che lo definisce “padre nobile della sinistra italiana”!
Al netto di una valutazione rispettosa, articolata e necessariamente problematica nei riguardi un intellettuale di profondissima cultura è lecito, o si rischia per passare per iconoclasti, dubitare che sia giusto considerare chi promosse la scissione del Psi di Livorno nel 1921, come “padre nobile”?
Certo, in seguito, la sua insofferenza per il predominio sovietico nel Comintern e il sostanziale tradimento di Togliatti gli costarono la libertà e, a seguito della durissima detenzione, la vita, tuttavia la politica e la storia non possono fare sconti a meno che non si voglia travisarle entrambe, pavloviano esercizio che, come spiega efficacemente nel suo recente saggio, “Credere, tradire, vivere”, Ernesto Galli Della Loggia, è ancora molto diffuso in taluni ambienti.
Definire oggi Gramsci “padre nobile della sinistra italiana” rappresenta, al minimo, la durevole tendenza di non pochi storici e molti intellettuali “organici” ad affabulare la storia d’Italia del XX secolo.
Gramsci divise la sinistra, su questo non possono esserci dubbi. Lo si può definire e ricordare come si ritiene giusto e opportuno ma altro è se l’elevazione ad icona della sinistra viene fatta da tanti (ancora troppi) suoi inguaribili nipotini altro ancora è seguitare a raccontare all’opinione pubblica e purtroppo nella scuola e in non pochi Atenei la storia “ad usum delphini”.
All’indomani di un 25 aprile in cui alcuni tra gli eredi del mondo comunista si sono segnalati per inquietanti rigurgiti di antisemitismo occorre prendere atto che purtroppo i conti con la storia, dalle parti di certa sinistra antagonista da salotto, proprio non si vogliono fare.
Il volume e la quantità di ricordi e celebrazioni gramsciane sulla rete e altrove già non si contano, anche perché, a ben guardare, Gramsci fu forse l’unico tra i fondatori del Pcd’I a partire le persecuzioni fasciste: Togliatti, con lo stato maggiore del partito, riparò in Urss dove divenne il vicepresidente del Comintern e complice dei crimini staliniani perpetrati, per inciso, anche contro i comunisti italiani.
Bordiga, dopo un periodo di confino visse in Italia dove morì 81enne nel suo letto e Bombacci, il meno dotato di tutti, ma antico sodale di Mussolini, finì per diventare uno tra gli ideologi della repubblica di Salò.
Diverso fu il destino che toccò ai socialisti riformisti: Giacomo Matteotti assassinato nel 1924, l’anziano Filippo Turati morto esule in Francia, fino ad Eugenio Colorni assassinato dalla banda Koch a Roma nel 1944.
Il Presidente Mattarella ha ricordato, doverosamente, oggi la figura di Gramsci con una nota.
È lecito attendersi eguale trattamento il prossimo 9 giugno quando si compiranno gli 80 anni dall’assassinio di Carlo e Nello Rosselli, avvenuto a Bagnoles de l’Ome in Francia per mano di sicari assoldati dall’Ovra, la polizia segreta del regime.
Giova, per inciso, ricordare che poco più di un anno dopo il regime promulgò le infami leggi razziali.
L’auspicio è che Carlo Rosselli, ebreo, socialista riformista, teorico del socialismo liberale, tema quanto mai attuale in Italia e in Europa (e a suo fratello Nello) sia almeno dedicata un’attenzione pari a quella che si seguita fin troppo generosamente ad offrire al comunista Gramsci.
Non fosse altro perché il fondatore di Giustizia e Libertà, fu esule, attivo militante antifascista e combattente repubblicano nel corso della guerra civile spagnola, proprio mentre il capo dei comunisti italiani, alias Ercoli, trascorreva il suo esilio dorato all’Hotel Lux di Mosca o in vacanza premio con licenza di perseguitare e fare ammazzare i dissidenti in Spagna.
Staremo a vedere.
E, già che ci siamo, rammentare all’attuale terza carica dello Stato, che come Matteotti, anche Carlo e Nello Rosselli erano socialisti.
Sarebbe spiacevole assistere ad un’altra commemorazione in cui la Presidente della Camera evita accuratamente di pronunciare il vocabolo “socialista”.

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. Questo articolo fa il paio con quello del Direttore, dal titolo “25 aprile: festa di libertà”, e che ci dà l’idea di come venga troppo spesso dimenticato l’antifascismo socialista.

    Paolo B. 27.04.2017

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