lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

“Il coraggio di vincere” di Marco Pontecorvo: pugilato a colpi di rap
Pubblicato il 11-04-2017


coraggio_di_vincere_thumb660x453Marco Pontecorvo torna alla regia con “Il coraggio di vincere”. Già, perché per trionfare nella vita, come nello sport in una competizione, non ci vuole solo talento, ma anche tanto coraggio e forza di volontà. Capacità di rialzarsi dopo una sconfitta. Come nel pugilato dopo che si è caduti a terra. Così il regista ci racconta questo sport, ma anche l’immigrazione in modo diverso. L’importante non è vincere, ma combattete e lottare sempre. Il film ha perso la gara di ascolti contro “L’onore e il rispetto” su Canale Cinque: 11,8% di share (e 2.774.000 spettatori) contro il 15,4% (3. 513.000 spettatori) per la fiction con Gabriel Garko. Eppure ha lasciato una traccia importante, per una storia di solidarietà ed amicizia, di rinunce e conquiste.
La vicenda di chi, come Rocco (Adriano Giannini), messo ko dalla vita, spalle al muro, prova a risalire sul ring per riscattarsi. A tappeto, riesce a trovare una speranza per rialzarsi in Ben (Yann Gael), un giovane senegalese che gli insegna un pugilato “nuovo” con passi a ritmo di musica rap: la sua. Rocco, infatti, è un ex campione di pugilato che vede se stesso nel ragazzo, in cui non solo si riconosce nel carattere irriverente e provocatorio, ma trova in lui quel talento che può fare la fortuna di entrambi (e non solo economica di business). Decide di allenarlo, di dargli e darsi una seconda possibilità, opportunità di riscatto che viene dall’essere simili. Per lui (e per il suo ex allenatore Marcello, alias Nino Frassica) è un po’ come guardarsi allo specchio e vedere una chance di rivalsa. Un’impresa un po’ alla Rocky Balboa, che ricorda anche “L’oro di Scampia” interpretato da Beppe Fiorello, ma che rivisita il soggetto in maniera originale aggiungendo una venatura nuova e diversa: quella dell’immigrazione.
Ben è un ragazzo venuto in Italia a cercare un futuro migliore; sogna una famiglia, una casa, un lavoro e di poter essere felice. Anche Rocco ricerca la serenità e l’equilibrio, la pace dopo la delusione della fine del matrimonio con la ex moglie, da cui si è separato sentendosi un fallito e sprofondando nella rassegnazione. Ma non è solo questo ad accomunarli. Ben in Senegal ha lasciato una situazione atroce, fuggendo da una condizione di povertà, miseria, dolore, sofferenza, di sfruttamento e di fatica di chi chi è costretto a lavorare in miniere, di sogni infranti, di illusioni che si cerca di superare con l’inseguimento di speranze nuove. In uno stato paragonabile si trova Rocco, che viene da un mondo in cui dominano violenza, microcriminalità e corruzione, in cui il pugilato è un mezzo di profitto: come nell’equitazione si scommette sui cavalli, qui si scommette sugli uomini per pagare debiti con malavitosi ricattatori. Allora ecco che ne nasce un connubio vincente per cui è Ben che mostra a Rocco come si fa pugilato come fosse una danza rap, diventando il pugile “the dancer”, soprannome che evidenzia la capacità di destreggiarsi tra le difficoltà. Se “il segreto è tirare, colpire senza pensare troppo”, come gli dice il suo neo allenatore-talent scout, ancor più prezioso il suo gesto d’umanità e di umiltà. Oltre all’importante insegnamento, infatti, Rocco gli darà un monito: “non puoi rinunciare al tuo sogno per colpa mia; vai sul ring, vinci e prenditi quel titolo che meriti”. Credere nei propri sogni e ottenere il giusto riconoscimento per le proprie fatiche: un messaggio di universalità che unisce al contempo immigrati e italiani.
In questo il ruolo di Adriano Giannini è significativo: da doppiatore ad attore, sembra quasi doppiare la vita del suo personaggio e quella di Ben nel film; quella di chi prende a pugni la vita con rabbia e voglia di arrivare per non soccombere, ma riuscire e riaffiorare quando tutti credono sia finito. E forse è proprio per questo che gli infonde coraggio, quel coraggio di vincere così forte e pregnante del titolo. Quasi “stridente” come il pugilato: così violento eppure così ricco di umanità.

Barbara Conti

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