venerdì, 28 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il socialismo europeo tra crisi, svolte e divisioni
Pubblicato il 03-04-2017


In Francia l’esperienza di governo ha spaccato il partito socialista, oltre a portarlo al suo minimo storico. Oggi Vals e la Royal, pare lo stesso Hollande, si sono schierati a sostegno di Macron, ex Psf e oggi a capo di una aggregazione che potremmo definire in italiano liberalsocialista. Il vetero socialista Hamon che ha vinto le primarie non andrà nemmeno al ballottaggio. Il laburista di sinistra Corbyn, leader del Labour dal 2015, a seguito della posizione assunta a favore del Leave è stato oggetto di una mozione di sfiducia non vincolante approvata da 172 parlamentari del suo Partito, pari all’81% del totale.

Perfino Tsipras aveva preferito sacrifici nemmeno lievi e contestati dal suo Varoufakis, che però non ha assunto mai, contrariamente a Corbyn, una posizione antieuropea, piuttosto che staccarsi dall’Unione. Un conto son le cose che si dicono, altro che quelle che si fanno. E il popolo greco ha testimoniato la sua solidarietà col suo governo rivotando per Tsipras. Ma restiamo ai socialisti. In Spagna Sanchez, il socialista più intransigente, ha preferito il ricorso alle elezioni, ottenendo il minimo storico del Psoe, piuttosto che allearsi coi popolari. Poi é stato costretto a fare ciò che non voleva e adesso contro di lui emerge la nuova stella della Diaz.

In Germania l’Spd di Schulz e ieri di Schroeder, non dimentichiamo il cancelliere che con i suoi provvedimenti economici ha gettato le basi per lo sviluppo del suo paese, è oggi competitiva con la Cdu di Angela Merkel. Vedremo chi vincerà, ma non v’é dubbio che la socialdemocrazia tedesca é in piedi. Senza ricorrere agli Hamon e ai Corbyn. Non credo che la socialdemocrazia europea sia esente da necessarie e anche profonde revisioni. Penso che un’analisi della nuova situazione, sui mercati finanziari, sulle regole europee, sui rapporti coi sovranismi, non ultimo quello di Trump, ma anche quello di Putin, e coi populismi, soprattutto dove paiono prevalere come in Francia e in Italia, non può spingere a rispolverare il vecchio dogmatismo socialista e comunista, i libri sacri del marxismo più o meno ortodosso, la scuola di Francoforte e altre scuole post sessantottesche.

Questo affrontare problemi nuovi con ricette vecchie porta alla sconfitta ovunque, anzi al disastro. lo provano Francia e Inghilterra, lo confermano Spagna e Germania. Restando all’Italia leggo sondaggi poco edificanti sui nuovi partiti collocati a sinistra del Pd. Dp viene data al 3,3 e Sinistra italiana al 2. Un consenso da pesi piuma. Aggiungo che collocare i Cinque stelle a sinistra è un clamoroso falso. Si tratta del più trasversale movimento esistente in Italia dal tempo del primo fascismo, che metteva insieme i rivoluzionari del Psi cogli agrari. Tra il passato di Di Maio e quello di Di Battista c’è più dell’intero arco costituzionale. O riusciremo a ragionare senza i paraocchi dell’ideologia e ad affrontare i temi più gravi da cui prende origine questo poderoso movimento di protesta, su tutti la disoccupazione giovanile, oppure continueremo ad alimentarlo. Mi pare che l’unica ricetta per un rinnovamento anche del socialismo europeo sia un moderno pragmatismo. Non un ritorno a Marx.

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Commenti all'articolo
  1. Le righe del Direttore si chiudono richiamando “un moderno pragmatismo” – quale unica ricetta per affrontare i problemi che abbiamo oggi di fronte – il che mi sembra molto sensato e lungimirante, ma il principio andrebbe allora applicato a tutto campo, ossia anche nel prefigurare le alleanze, essendo pure queste parte non secondaria di quegli strumenti che permettono giustappunto di dar corpo ad “un moderno pragmatismo”.

    Paolo B. 03.04.2017

  2. Il pragmatismo sta sui problemi e con essi si misura , col fine di risolverli, nella prassi. Senza linee? Non credo.
    Ecco: tra i tassisti e Uber dove porta il pragmatismo? Tra l’e-commerce, il supermarket e il bottegaio di quartiere, dove andare? Tra la delocalizzazione e la difesa dei licenziandi, su quali basi si decide?
    Marx è “antico”, moderno era Keynes, e oggi?

  3. Nelle sue considerazioni Moreno va diritto alla radice del problema, per dire, se non ne ho frainteso le parole, che occorre avere comunque, fin dall’inizio, una linea di pensiero o filo conduttore, che faccia in qualche modo da guida anche al “pragmatismo”.

    Sul piano del principio il discorso non fa una piega, senonché in tale maniera si rischia di veder prevalere una posizione di fatto “ideologica”, che ci fa affrontare le questioni con la logica e lo schema di sempre, ossia da un lato, per semplificare, una visione “statalista”, e dall’altro quella “liberista”.

    Dal ragionamento del Direttore mi pare invece di poter dedurre che una eccessiva rigidità, che non tenga conto dell’evolversi delle situazioni, delle nuove architetture socio economiche, e anche del sentire comune, cioè degli “umori” e aspettative del corpo elettorale – una rigidità per così dire autoreferenziale – può non incontrare il favore delle urne.

    Se dunque non vi sono particolari “punti fermi” da cui partire, ma il pragmatismo va costruito mano a mano – in modo per così dire dinamico, proprio al fine di dare la risposta più idonea ed efficace ai problemi che via via si pongono – anche le alleanze e collaborazioni politiche rivestono una indubbia importanza, specie se tornassero le coalizioni, e andrebbero dunque stipulate con quei partiti che hanno una mentalità altrettanto pragmatica.

    Paolo B. 03.04.2017

  4. Questo si perde quando si perde la propria autonomia.
    Allearsi e cosa lecita e perseguibile quando non si è maggioranza.
    Appiattirsi sul forte (contro ciò che affermava ancora Machiavelli nel ‘500) vicino di casa, significa confondersi ed essere assorbiti. E’ la legge del più forte ed io non ci sto.

  5. Carissimo Mauro
    Assisto ad una molteplicità di ANALISI da cui è possibile estrarre dei dati e caratteristiche comuni, ma quando si tratta di aprire la pagina che da l’avvio al ventaglio delle SOLUZIONI queste trovano i freni rappresentati ora dalle ideologie, ora dalla loro fattibilità a seconda di come si collocano nelle varie Aree del Pianeta, ora della disponibilità delle Risorse da impegnare per la loro messa in opera.
    Uno dei punti comuni che scaturisce da queste analisi è che stiamo per passare dall’era industriale tradizionale a quella delle nuove tecnologie e della conoscenza e che queste faranno scomparire diverse professioni tradizionali e in generale ridurranno i posti di lavoro se quelli legati al vecchio sistema di sviluppo non verranno sostituiti con quelli derivanti da attività innovative. In generale si dice che occorre progettare un Nuovo Modello di Sviluppo.
    Anche nell’800 il passaggio dall’era Rurale a quella Industriale provocò delle grandi sofferenze sociali.
    La situazione inumana di quelle masse disagiate non lasciò indifferenti diversi economisti, filosofi, sociologi e persino imprenditori come il socialista Owen, che dedicarono tutta la loro intelligenza e la loro passione al riscatto degli sfruttati, rimettendoci sempre la tranquillità, spesso la libertà, a volte la vita.
    In quel contesto di un Socialismo nascente teso a modificare le ingiustizie sociali in senso egualitario e di superamento del conflitto tra le classi sociali si affermano anche le teorie di Marx ed Engels i cui meriti, rispetto alle varie teorie e soluzioni proposte dagli “utopisti” Socialisti, sono quelli di avere analizzato in maniera scientifica ed organica i fattori economici che determinano le disuguaglianze sociali, la composizione e la definizione delle classi sociali.
    Io, e non solo, sono convinto che parte di quelle teorie siano superate ma che altre non vadano abbandonate ma aggiornate, e quello che oggi preferiamo definire liberal Socialismo rimane ancora la Cultura politica con cui intelligenze ed esperienze possono essere selezionate a livello europeo per elaborare un Progetto Socialista che serva come Guida nell’ispirare le politiche sociali ed economiche del nostro Continente. Questo compito dovrebbe essere affidato al PSE e il nostro Partito, piccolo nei numeri ma grande nel suo bagaglio culturale, potrebbe assumerne l’iniziativa anziché dedicarsi al piccolo cabotaggio della sopravvivenza e di qualche sgabello, che alla fine, per i vari personalismi e le circoscritte ambizioni non fanno altro che rinnovare divisioni al nostro interno. Sono convinto che da questo impegno ne deriverebbe anche un rilancio del PSI e di quella Sinistra moderna che potrebbe unirsi a Noi in questo Progetto.
    Tu caro Mauro per la tua cultura e le diverse esperienze che hai accumulate potresti renderti promotore di questa iniziativa. Spero che tu la possa avviare.
    Un abbraccio da Nicola Olanda

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