venerdì, 22 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Venezuela lascia l’Organizzazione Stati Americani
Pubblicato il 27-04-2017


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Venezuelani in fila per il pane

Il caos regna sovrano nel Paese del Sud America governato da Maduro che ieri ha annunciato di voler avviare le pratiche per ritirarsi dall’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), un’organizzazione internazionale che comprende 35 stati delle Americhe. Dal 19 aprile, ogni giorno, c’è una manifestazione diversa. Le più grandi sono a Caracas, centro del potere politico del Paese, ma anche in piccoli paesini rurali, altri due giovani sono morti negli scontri di piazza. Le due nuove vittime sono Christian Ochoa, un ventuduenne ferito da spari di arma da fuoco lunedì scorso a Valencia, capitale dello stato di Carabobo (nel centro-nord del Paese) e Juan Pablo Pernalete, un ventenne raggiunto in faccia da un lacrimogeno a Caracas. E mentre nelle strade continuano le proteste contro il Presidente, il capo della diplomazia venezuelana Delcy Rodriguez ha annunciato: “Domani presenteremo una protesta davanti l’Osa e lanceremo un processo che richiederà 24 mesi” per fare uscire il Paese da questo organismo regionale che ha base a Washington. L’Osa, il cui segretario generale Luis Almagro aveva definito Maduro “un dittatore”, si è riunita ieri per convocare un mini-summit dei ministri degli Affari esteri della regione sulla crisi regionale, senza precisarne la data. Rodriguez aveva già minacciato di portare il Venezuela fuori dall’organizzazione nel caso in cui il summit fosse stato convocato. “L’Osa ha insistito con le sue azioni intrusive contro la sovranità della nostra patria e dunque procederemo a ritirarci da questa organizzazione”, ha detto la ministra degli Esteri del Venezuela Delcy Rodriguez aggiungendo che “la nostra dottrina storica è segnata dalla diplomazia bolivariana della pace, e questo non c’entra niente con l’Osa”.
Ma il Paese è ormai al collasso, se dal punto di vista politico l’opposizione sta cercando di dimostrare la violazione della Costituzione e dei diritti civili, dal punto di vista economico la situazione è degenerata. Le rivolte della popolazione riguardano soprattutto la mancanza di cibo, primo fra tutti il pane e non c’è propaganda governativa che tenga. Per contenere l’inflazione, il governo aveva deciso di imporre un tetto al prezzo di alcuni alimenti di prima necessità, tra cui il pane, ma in questo modo ha messo in difficoltà i panettieri. Molti hanno chiuso e quelli ancora aperti sono stati letteralmente presi d’assalto con file di cinque, sei o sette ore per comprare un massimo di due forme di pane a persona. Ora per risolvere il problema delle code è stato chiuso il rifornimento della farina. Non c’è farina, non c’è pane e non ci sono code. E lo stesso è successo con il latte, con il riso e non solo.

Nel frattempo è arrivata la condanna del Parlamento europeo per la brutale oppressione esercitata dalle forze di sicurezza venezuelane e dai gruppi armati irregolari contro le proteste pacifiche in Venezuela. Circa 30 persone sono morte e molte altre sono state ferite e arrestate mentre protestavano contro il governo del presidente Nicolás Maduro.

In una risoluzione adottata oggi, gli eurodeputati hanno invitato le autorità venezuelane a risolvere urgentemente la questione degli aiuti umanitari nel Paese, carente di alimenti e medicine. “Vediamo giovani studenti uccisi per le strade mentre protestano, persone disperate in cerca di cibo, bambini che muoiono negli ospedali a causa della mancanza di medicine e gli oppositori politici che non possono candidarsi alle elezioni o che vengono mandati in prigione. Vediamo un popolo in ginocchio a causa di un regime che non rispetta la democrazia, lo stato di diritto e, allo stesso tempo, isola il paese dalle organizzazioni internazionali”, ha commentato il Presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani.

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