lunedì, 26 giugno 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, arrivano le istruzioni applicative sul cumulo
dei periodi assicurativi
Pubblicato il 12-04-2017


Inps

CUMULO ASSICURATIVO

Con la circolare n. 60 del 16 marzo 2017 vengono fornite le prime istruzioni applicative sul cumulo dei periodi assicurativi non coincidenti da parte degli iscritti a due o più forme di assicurazione gestite dall’Inps (lavoratori dipendenti, autonomi, gestione separata e forme sostitutive ed esclusive), al fine del conseguimento di un’unica pensione, secondo quanto disposto dalla legge 232/2016, con la quale si è provveduto a modificare quanto già previsto in materia dalla legge 228/2012. Con una successiva circolare, a seguito delle istruzioni che saranno emanate dalle casse professionali coerentemente con gli indirizzi ministeriali, saranno fornite le istruzioni applicative per i casi di cumulo di periodi assicurativi non coincidenti anche presso le Casse professionali. Si riportano di seguito alcuni punti della circolare, rimandando alla stessa per ogni ulteriore approfondimento. In base a quanto previsto dalla legge 232/2016, dal 1° gennaio 2017 la facoltà di cumulo può essere esercitata per conseguire la pensione di vecchiaia anche da coloro che sono già in possesso dei requisiti per il diritto autonomo al trattamento pensionistico in una delle gestioni interessate oppure per conseguire la pensione anticipata con i requisiti previsti dalle norme in vigore, compreso l’adeguamento agli incrementi della speranza di vita. La facoltà di cumulo può essere esercitata dai superstiti di un lavoratore per conseguire la pensione indiretta, anche nel caso in cui quest’ultimo abbia già maturato i requisiti per il diritto autonomo alla pensione in una delle gestioni di cui sopra. Anche la contribuzione estera sarà oggetto di valutazione, nei limiti delle norme previste dai regolamenti comunitari e dalle convenzioni bilaterali: il cumulo è possibile soltanto se risulta perfezionato in Italia il minimale di contribuzione richiesto per la totalizzazione internazionale. In caso di domande di pensione in totalizzazione presentate anteriormente al 1° gennaio 2017 ed il cui procedimento amministrativo non sia ancora concluso, è possibile rinunciare a tale domanda e accedere al trattamento pensionistico in cumulo. Tale rinuncia può essere effettuata anche dai superstiti di assicurato. Allo stesso modo, la rinuncia può essere utilizzata anche da coloro i quali, pur avendo in corso un provvedimento di ricongiunzione onerosa, non hanno ancora perfezionato il pagamento integrale dell’importo dovuto, sempre che abbiano già perfezionato un diritto a pensione in cumulo. In tal caso, previa rinuncia alla domanda di ricongiunzione effettuata entro il 1° gennaio 2018, è prevista la restituzione delle quote versate in quattro rate annuali.

Piccioni (Inps)

SPESA PREVIDENZIALE TRA COSTI INDIRETTI MALATTIE CUORE

“I costi indiretti delle malattie cardiovascolari per il Sistema sanitario nazionale, in Italia, non comprendono solo la produttività, ma anche le spese sostenute dal sistema previdenziale che è responsabile di fornire prestazioni assistenziali e previdenziali a tutte le persone affette da patologie e che eroga pensioni di inabilità ed assegni di invalidità”. A dirlo è stato Massimo Piccioni, coordinatore generale Medico Legale dell’Inps Roma, intervenendo al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante il recente incontro ‘Insieme al mondo del lavoro per ridurre la mortalità delle malattie cardiovascolari’, promosso dalla Fondazione Italiana per il Cuore. “Le malattie del sistema cardiocircolatorio – ha ricordato – sono, infatti, al secondo posto tra le cause di invalidità previdenziale, dopo le malattie oncologiche. Sul versante assistenziale, che riguarda invece i cittadini di tutte le età e non solo in età lavorativa, le malattie cardiovascolari rappresentano la quarta causa di morte”. “La spesa annuale complessiva in Italia – ha aggiunto Piccioni – per invalidità previdenziale ammonta a circa 10 miliardi di euro che sale a 16 miliardi per invalidità assistenziali, voci di costo per lo Stato che sono molto impegnative e comunque non esaustive in considerazione del fatto che non tengono conto dei lavoratori del settore pubblico e che mancano informazioni e dati riguardanti le assenze da lavoro per malattia. In questo contesto è fondamentale considerare che, a costi invariati, è possibile una redistribuzione delle risorse a favore di una maggiore allocazione sul versante della prevenzione, come investimento volto ad evitare l’invalidità. Redistribuzione che noi, come Istituto, auspichiamo fortemente”. E da un’analisi condotta dal Ceis Sanità, Centre for health economics and management, dell’Università Tor Vergata di Roma, in collaborazione con la banca dati Inps, emerge che le malattie del sistema cardiocircolatorio rappresentano la prima voce di costo, rispetto agli altri gruppi patologici, considerando le singole prestazioni previdenziali (gli assegni ordinari di invalidità e le pensioni di invalidità previdenziali) con una spesa dal 2009 al 2015 rispettivamente di 4,7 miliardi di euro (669 milioni di euro in media all’anno) corrispondente al 23%, su un totale di spesa complessiva per assegni ordinari di invalidità, e 8,8 miliardi di euro (1,2 miliardi di euro in media all’anno) pari al 19%, su un totale di spesa per pensioni di invalidità. “E la prevenzione – ha sostenuto Francesco Saverio Mennini, direttore del Ceis e del Centre for Economic Evaluation and Hta dell’Università Tor Vergata di Roma – gioca un ruolo cruciale in questo quadro. In uno studio sull’impatto di una corretta adesione terapeutica per la cura nello studio della sola ipertensione ho dimostrato come, all’interno di una analisi su 5 Paesi europei, un’adeguata aderenza alla terapia si associa a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti e può far risparmiare risorse al sistema sanitario”. Infatti, “in una proiezione a 10 anni è stato calcolato che il raggiungimento di un livello di aderenza alla terapia del 70% in Italia (contro il solo 40-41% attualmente registrato nel nostro paese), determinerebbe un risparmio pari a circa 100 milioni di euro; il tutto, ovviamente, accompagnato da un miglioramento dello stato di salute dei pazienti”. “Prevenzione – ha assicurato – corretta gestione del paziente e corretta somministrazione delle tecnologie e delle terapie possono dunque incidere positivamente innanzitutto sul miglioramento dell’efficacia dell’intervento e della qualità di vita del paziente e garantire, nel medio-lungo periodo, anche una riduzione importante della spesa sanitaria, previdenziale e dei costi sostenuti direttamente dalle famiglie”. “In Italia – ha sottolineato – solo il 14% del totale della spesa pubblica è dedicato alla salute. Siamo un Paese, dunque, che non spende molto in questo ambito (ben al di sotto della media dei Paesi Ocse), un segno anche questo della necessità di incrementare le politiche di prevenzione”.

Morti sul lavoro

32 IN PIU’ NEI PRIMI DUE MESI DEL 2017

Nel bimestre gennaio-febbraio c’è stato un aumento pari a 32 persone in più morte sul posto di lavoro rispetto al 2016. Lo rende noto l’Inail, che precisa come “sul dato pesino i tragici eventi che si sono verificati in Abruzzo“. Per quanto riguarda le denunce di infortunio, le stime ancora provvisorie indicano un incremento, nei due mesi presi in esame, pari a +1,9% annuo. “A seguito della valanga che ha travolto l’hotel di Rigopiano e della caduta dell’elicottero di soccorso presso Campo Felice – precisa l’Inail – sono state registrate 15 denunce di infortunio mortale di lavoratori, quasi la metà dell’incremento dei casi rilevati rispetto ai primi due mesi del 2016”. Inoltre, sottolinea ancora l’istituto “la stima corretta del fenomeno infortunistico necessita di un’analisi di periodo più ampia per consentire l’adeguato consolidamento dei dati”. Infine, l’Inail segnala che le “denunce di infortunio presentate all’Istituto sono ancora oggetto di istruttoria e, dunque, non rappresentano casi effettivamente accertati”.

Colf, badanti e baby sitter

COME SCARICARE LE SPESE DALLE TASSE

I contributi Inps per gli addetti ai servizi domestici e all’assistenza personale o familiare (come ad esempio colf, baby sitter, badanti) possono essere dedotti dal proprio reddito, in sede di dichiarazione dei redditi 2017. I contributi colf 2017 deducibili sono quella parte di contribuzione Inps previdenziale e assistenziale che il contribuente, in qualità di datore di lavoro, ha corrisposto nel corso dell’anno precedente per aver assunto alle sue dipendenze, un addetto ai servizi domestici, all’assistenza personale o familiare. Il contribuente, attraverso la presentazione della dichiarazione dei redditi 2016 (730 o Unico che sia), può portare a deduzione dal proprio reddito, una quota degli oneri contributivi Inps versati per la colf, badante, baby sitter ecc. per un importo massimo di 1.549,37 euro anche quando i suddetti contributi, siano stati versati per il familiare non fiscalmente a carico. Ciò che il contribuente può scaricare dalla tasse non è tutto l’importo della contribuzione previdenziale ed assistenziale pagata, ma solo la quota a carico del datore di lavoro, al netto della quota a carico del collaboratore domestico-familiare. E’ fondamentale che il contribuente-datore di lavoro conservi tutte le ricevute di pagamento (Mav o bollettini) dei contributi. Ma, dal momento che la contribuzione è corrisposta trimestralmente, occorre fare molta attenzione ad individuare solo quelli pagati nel corso del 2016 in base al principio di cassa. Ciò significa che la deducibilità contributi colf badanti 730 2017 o Unico 2017 può essere fatta valere solo per i seguenti pagamenti:

– Contributi Inps versati a gennaio 2016 e relativi al quarto trimestre 2015;

– Contributi Inps corrisposti ad aprile, luglio e ottobre 2016 e relativi ai primi 3 trimestri del 2016.

– Contributi Inps colf e badanti relativi al 4° trimestre, pagati quindi a gennaio 2017, possono essere portati in deduzione dal reddito con il 730 2018 e Unico 2018.

Pure i voucher Inps colf e badanti sono deducibili. Usati dalle famiglie per pagare il lavoro accessorio degli addetti ai servizi domestici, ciò che si può dedurre è la quota a carico del datore di lavoro-committente. Tale quota, è pari al 13% del valore nominale del buono lavoro. Ai fini della deduzione, il contribuente deve conservare: ricevute di pagamento dell’acquisto dei buoni lavoro; copia dei buoni lavoro consegnati al prestatore-colf, badante, baby sitter ecc in caso di procedura cartacea; documentazione che attesta l’avvenuta comunicazione all’Inps dell’effettivo utilizzo dei buoni lavoro, procedura telematica; dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui si dichiara che la documentazione è relativa solo alle prestazioni di lavoro rese da addetti ai servizi domestici.

Carlo Pareto

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