sabato, 18 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, possibile simulare online il calcolo
della pensione
Pubblicato il 18-04-2017


Possibile simulare il calcolo della pensione

AL VIA IL NUOVO SITO ONLINE DELL’INPS

Con la telematizzazione dei servizi, l’Inps ha sviluppato il proprio sistema di gestione dei rapporti con l’utenza (CustomerRelationship Management – CRM) per assicurare ai cittadini un supporto adeguato nell’utilizzo dei servizi online e la possibilità di monitorare l’iter delle proprie richieste di servizio o di fissare un appuntamento con un esperto di una Sede Inps.

In questo contesto, dopo una settimana di collaudo, e dopo due anni di lavoro, l’Istituto ha messo recentemente online il nuovo sito, molto più social e al passo coi tempi. Nuovi strumenti di ricerca infatti semplificheranno la vita degli utenti per accedere con più facilità ai servizi. In particolare, il portale presenta una veste grafica completamente rinnovata, semplice e moderna. Fin dalla homepage sono messi a disposizione strumenti di ricerca avanzata. Temi e categorie di utenza sono alcuni dei nuovi punti di ingresso messi a disposizione dell’utente. I contenuti, come news, prestazioni, schede di orientamento, sono protagonisti dell’homepage. In homepage e in tutto il portale sono presenti strumenti di supporto e feedback, per mettere l’utente al centro dell’esperienza, supportarlo e ascoltare i suoi bisogni e le sue esigenze. Tra le nuove opzioni, ci sarà anche quella di simulare indicativamente il costo dell’Ape: l’anticipo pensionistico che il governo sta perfezionando in questi giorni. Nella versione ‘volontaria’, questo strumento consiste infatti in un prestito da restituire in 20 anni, a partire dall’effettivo pensionamento: per valutare l’adesione, è quindi fondamentale capire quale potrà essere l’incidenza del rimborso sulle mensilità di pensione. Nel corso della presentazione del nuovo portale, il presidente dell’Istituto Tito Boeri ha rimarcato come sull’Ape volontaria “gli utenti devono essere messi nelle condizioni di fare una scelta consapevole”.

Inps

SONO OLTRE 18MLN LE PRESTAZIONI EROGATE NEL 2016

Sono oltre 18 milioni (per l’esattezza 18.029.590) le pensioni vigenti al 1° gennaio 2017. Lo comunica l’Inps in una nota, segnalando come l’importo complessivo annuo delle prestazioni erogate è pari a 197,4 miliardi di euro, di cui 176,8 a carico delle gestioni previdenziali. Degli oltre 18 milioni di pensioni vigenti – continua l’istituto – 14.114.464 sono di natura previdenziale, derivanti cioè da un effettivo versamento di contributi, mentre la differenza è costituita dalle prestazioni di natura assistenziale, vale a dire invalidità civile, pensioni sociali e assegni sociali, erogate a chi si trova in una situazione di invalidità o di basso reddito, spiega l’Inps nei dati aggiornati al 1° gennaio 2017 relativi all’Osservatorio sulle pensioni erogate, con l’esclusione delle gestioni dei dipendenti pubblici ed ex Enpals il cui aggiornamento è previsto per il prossimo mese di maggio. Il Fondo Pensioni Lavoratori Dipendenti gestisce il 48,6% del complesso delle pensioni erogate e il 61,4% degli importi in pagamento, le gestioni dei lavoratori autonomi il 27,3% delle pensioni e il 23,7% della spesa totale, mentre il rimanente 21,7% delle prestazioni e il 10% circa dell’importo è a carico delle gestioni assistenziali. Nel corso del 2016 sono state liquidate 1.048.096 nuove pensioni, il 53,2% delle quali di natura assistenziale, per un importo totale pari a 9,4 miliardi di euro. Per quanto riguarda le pensioni previdenziali, invece, il 47,8% è costituito dalla categoria Vecchiaia, l’11,8% dalle invalidità e il 40,4% dalle pensioni ai superstiti, prosegue l’Inps. Le prestazioni previdenziali sono costituite per il 66,3% da pensioni della categoria Vecchiaia, che comprende anche le sottocategorie anzianità e anticipate, per il 7,1% da pensioni della categoria Invalidità previdenziale e per il 26,6% da pensioni della categoria superstiti. Nella distribuzione di genere, gli uomini riscuotono circa il 77,9% delle pensioni di anzianità/anticipate, il 35,1% di quelle di vecchiaia (legate cioè alla sola età anagrafica), il 49,9% delle prestazioni di invalidità e il 12% di quelle ai superstiti. L’analisi della distribuzione territoriale evidenzia che la maggior parte delle pensioni, il 48%, è percepito nelle regioni dell’Italia settentrionale, il 19,2% al Centro e il 30,6% in Italia meridionale e Isole: il restante 2,2% è erogato a soggetti residenti all’estero, continua l’Inps. Al Nord si ha una maggiore concentrazione delle categorie vecchiaia e superstiti, seguito da Centro e Mezzogiorno, mentre l’ordine si inverte per le pensioni della categoria invalidità previdenziale e per le prestazioni assistenziali. L’età media dei pensionati è di 73,7 anni, con una differenza tra i due generi di 4,6 anni (75,7 anni per le donne e 71,1 anni per gli uomini). Il 21,8% delle pensioni di vecchiaia è erogato a persone di età compresa tra 65 e 69 anni, fascia che rappresenta la maggiore concentrazione; seguono la fascia 70-74, con il 21,4%, quella 75-79 con il 20,4% e quella 80-84 con il 14,7%, conclude la nota. I pensionati italiani sono fortemente concentrati nella classi basse, Infatti il 63,1% degli assegni ha un importo inferiore a 750 euro. Questa percentuale, che per le donne raggiunge il 76,5%, costituisce solo una misura indicativa della ‘povertà’, per il fatto – spiega l’Inps – che molti pensionati sono titolari di più prestazioni pensionistiche o comunque di altri redditi. L’Inps evidenzia inoltre che delle 11.374.619 pensioni con importo inferiore a 750 euro, solo il 44,9% (5.106.486) beneficia di prestazioni legate a requisiti reddituali bassi, quali integrazione al minimo, maggiorazioni sociali, pensioni e assegni sociali e pensioni di invalidità civile. In questo caso il divario tra i due generi è accentuato; infatti per gli uomini la percentuale di prestazioni con importo inferiore a 750 euro scende al 45,1% e se si analizza la situazione della categoria vecchiaia si osserva che questa percentuale scende al 23,7%, e di queste solo il 23,3% è costituito da pensioni in possesso dei requisiti a sostegno del reddito. Sempre per i maschi, si osserva che oltre un terzo delle pensioni di vecchiaia è di importo compreso fra 1.500 e 3.000 euro. L’importo complessivo annuo delle pensioni rispetto al PIL mostra per tale indicatore un andamento crescente fino al 2014 con valori che vanno dal 9,5% del 2004 all’11,8% del 2014; da tre anni si assiste ad un inversione di tendenza che ha visto il decrescere di questo indicatore all’attuale 11,3%.

Boom di caretelle rottamate

EQUITALIA APRE DI POMERIGGIO

Boom di adesioni alla rottamazione delle cartelle Equitalia, prorogata fino al 21 aprile. Gli sportelli della società di riscossione, per rispondere alle richieste dei contribuenti, resteranno aperti anche di pomeriggio fino al nuovo termine. L’amministratore delegato, Ernesto Maria Ruffini, si legge in una nota, ha disposto di prolungare l’apertura fino alle 15.15 nelle 15 sedi che registrano una più alta affluenza di contribuenti. Secondo i dati diffusi la scorsa settimana sono circa 600.000 le istanze di definizione agevolata presentate al 23 marzo.

Oltre i 7 sportelli che dal 2016 sono già aperti il pomeriggio, Roma (via Colombo, via Benigni e via Aurelia), Napoli (corso Meridionale), Milano (viale dell’Innovazione e via Lario) e Torino (via Alfieri), sono 15 gli altri sportelli coinvolti, dove l’orario di apertura è stato esteso fino alle 15.15 già da lunedì 6 marzo, Padova, Bologna, Firenze e, con operazioni di cassa fino alle 13.15, Bari (via Marin), Perugia, Napoli (viale Kennedy e via San Gennaro al Vomero), Caserta, Salerno, Cagliari (via Giorgio Asproni), Sassari, Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria e, ulteriori 7 sedi, dove sono stati previsti più giorni di apertura settimanale Fermo, Chioggia (Venezia), Montebelluna (Treviso), Tolmezzo (Udine), Empoli (Firenze), Ariano Irpino (Avellino) poi Torre del Greco (Napoli) e, infine, Lagonegro in provincia di Potenza.

Quasi +20% in 3 anni

CORRE L’EVEASIONE IRPEF

Corre l’evasione Irpef da lavoro dipendente e autonomo: in soli tre anni registra un incremento del 19,7%, passando da 29,5 miliardi di euro a 35,3 miliardi. La quota d’imposta non pagata che fa capo al lavoro autonomo e impresa passa da 25,5 miliardi a 30,2 miliardi (+18,2%); mentre la parte non versata dal lavoro dipendente (irregolare) da 3,9 miliardi sale a 5,1 miliardi (+30,4%). I dati contenuti nella relazione presentata dal Mef sull’economica non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva, elaborati dall’Adnkronos, mostrano che dal 2011 al 2014 c’è stata una crescita in quasi tutte le categorie osservate. L’Ivarappresenta da sempre il punto debole del fisco italiano, con l’evasione che ammonta a circa un terzo dell’imposta potenziale. Il totale non versato ammonta a 40,1 miliardi nel 2011, così suddiviso: 32,3 miliardi non dichiarato e 7,8 miliardi dichiarato e non versato. Nel 2014 il totale è arrivato a 40,5 miliardi (+1%), con la quota non dichiarata che scende a 32,1 miliardi e il dichiarato non versato che sale a 8,5 miliardi. Si riduce, invece, la quota di Ires che sfugge al fisco, da 17,3 a 10,9 miliardi (-37,2%). Le entrate contributive a carico del lavoratore dipendente non versate passano da 2,4 miliardi a 2,6 miliardi (+6,7%); crescono di più le entrate contributive a carico del lavoratore che passano da 8 miliardi a 8,9 miliardi (+8,4%). La somma delle entrate contributive non pagate passa da 10,4 miliardi a 11,3 miliardi (+8%). In controtendenza il trend dell’evasione Irap, che nello stesso periodo registra una riduzione, passando da 8,9 a 8,4 miliardi (-6,2). Il risultato viene ottenuto grazia a una contrazione sia della quota d’imposta non dichiarata, che passa da 7,2 miliardi a 6,8, sia della quota non versata, che da 1,7 scende a 1,6 miliardi.

Carlo Pareto

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