venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Intervento del Presidente del gruppo del Psi Pia Locatelli nel dibattito generale sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in vista del Consiglio europeo sulla Brexit
Pubblicato il 27-04-2017


Il giorno in cui il Consiglio europeo ha ricevuto dalla Prima Ministra britannica la notifica dell’intenzione di uscita del Regno Unito dall’Unione europea noi europeisti lo abbiamo sentito come un lutto. Qualcuno ha parlato di 8 settembre britannico, altri di ponte levatoio sulla Manica; noi lo abbiamo sentito come mutilazione sia dell’Unione come entità sia del progetto europeo. Era evidente che la Brexit avrebbe comportato conseguenze sugli altri Stati membri e, per quanto possa apparire paradossale, aveva ragione Emma Bonino quando diceva che non dovevano essere solo i cittadini britannici a decidere della loro uscita dalla UE, perché è chiaro che l’esito del referendum pesa e peserà su tutti noi.

È stato detto che affronteremo le trattative in modo costruttivo, adoperandoci per trovare un accordo e augurandoci che in futuro il Regno Unito resti un partner stretto. I primi segnali di difficoltà, però, vengono dalla richiesta britannica di doppio negoziato per un nuovo accordo di partnership e, insieme, per l’uscita dalla UE.

Non è possibile fare due negoziati in parallelo, lo ha detto il sottosegretario Sandro Gozi; sono già difficili e complessi anche se li facciamo in successione. E poi alcune regole ineludibili, pur nel rapporto di amicizia e alleanza. Ad esempio, come ha già detto il Presidente del Consiglio, la Gran Bretagna non può pensare di scegliersi del mercato unico solo la parte che preferisce, perché l’accesso al mercato unico europeo implica l’accettazione delle quattro libertà della UE: libera circolazione di beni, di capitali, di servizi e pure delle persone, la parte di cui Theresa May farebbe volentieri a meno. Negoziati difficili e in più elezioni in arrivo, perché saranno le prossime elezioni nei tre principali Paesi UE, Francia, Germania ed Italia, a determinare il futuro della UE. Fortunatamente, i primi segnali che ci sono venuti dall’Olanda e che ci stanno venendo dalle elezioni francesi sono nella direzione positiva.

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