venerdì, 21 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

Istat, migliora il rapporto deficit/Pil
Pubblicato il 04-04-2017


Bankitalia-debito pubblicoNel 2016 il rapporto deficit/pil è sceso al 2,4%, in miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2015. Lo rende noto l’Istat in un comunicato odierno. La notizia arriva in tempo per consentire al Governo una più attenta valutazione nella stesura del DEF.

“L’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil nel quarto trimestre del 2016 è stato pari al 2,3%, stabile rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Complessivamente, nel 2016, si è registrato un indebitamento netto pari al 2,4% del Pil, in riduzione di 0,3 punti percentuali rispetto al 2015.

Il saldo primario (indebitamento/accreditamento al netto degli interessi passivi), nel quarto trimestre 2016, è risultato positivo per 7.312 milioni di euro (7.315 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2015). La relativa incidenza sul Pil è stata pari a 1,7%, invariata rispetto al quarto del 2015. Nel 2016, in termini di incidenza sul Pil, il saldo primario è stato positivo e pari all’1,5% del Pil, invariato rispetto al 2015.

Il saldo corrente (risparmio) nel IV trimestre del 2016 è risultato positivo per 3.915 mln di euro (10.808 mln nel corrispondente trimestre dell’anno precedente). L’incidenza sul Pil è stata dello 0,9%, a fronte del 2,5% nel IV trimestre del 2015. Complessivamente, nel 2016 il saldo corrente in rapporto al Pil è stato positivo e pari allo 0,6% (1,1% nel 2015). Le uscite totali nel IV trimestre sono calate dello 0,9% rispetto al corrispondente trimestre del 2015. La loro incidenza sul Pil si è ridotta in termini tendenziali di 1,2 punti percentuali, scendendo al 56%. Nel 2016 l’incidenza delle uscite totali sul Pil è stata pari al 49,6%, in riduzione di 0,9 punti percentuali rispetto al 2015.

Le uscite correnti hanno registrato, nel IV trimestre, un aumento tendenziale del 2,4% risultante da una crescita dei redditi da lavoro dipendente (+0,9%), dei consumi intermedi (+2,5%), delle prestazioni sociali in denaro (+0,6%) e delle altre uscite correnti (+11,8%). Nel trimestre gli interessi passivi sono risultati stabili. Le uscite in conto capitale sono diminuite in termini tendenziali del 30,7%; in particolare, gli investimenti fissi lordi sono scesi del 5,7% e le altre uscite in conto capitale del 50,4% Su quest’ultima dinamica influisce, tra l’altro, il venir meno degli interventi connessi alla risoluzione della crisi delle quattro banche registrati nel quarto trimestre del 2015.

Le entrate totali nel IV trimestre sono diminuite in termini tendenziali dello 0,9% e la loro incidenza sul Pil è stata del 53,7%, in calo di 1,1 punti rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Complessivamente nel 2016, l’incidenza delle entrate totali sul Pil è stata del 47,1%, inferiore di 0,7 punti percentuali rispetto al 2015. Le entrate correnti nel IV trimestre sono calate in termini tendenziali dello 0,7%; in particolare, si sono registrati incrementi delle imposte dirette (+1,9%), dei contributi sociali (+0,4%) e delle altre entrate correnti (+0,6%) e una riduzione delle imposte indirette (-5,6%). Le entrate in conto capitale hanno segnato un calo del 16,7%.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è diminuito nel quarto trimestre del 2016 dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,5%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 1 punto percentuali rispetto al trimestre precedente, scendendo all’8%. A fronte di un aumento dello 0,2% del deflatore implicito dei consumi delle famiglie, il potere d’acquisto delle famiglie consumatrici è diminuito dello 0,9% rispetto al trimestre precedente.

Nel 2016 il reddito disponibile è aumentato dell’1,6% e la spesa per consumi finali dell’1,3%, dando luogo a un aumento della propensione al risparmio di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015. Il potere d’acquisto è aumentato dell’1,6%.

Nel quarto trimestre 2016, il tasso di investimento delle famiglie consumatrici (definito come rapporto tra investimenti fissi lordi delle famiglie consumatrici, che comprendono esclusivamente gli acquisti di abitazioni, e reddito disponibile lordo) è stato pari al 6,1%, invariato rispetto al trimestre precedente e in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al corrispondente trimestre del 2015. Tale dinamica congiunturale riflette un aumento degli investimenti fissi lordi dello 0,8% ed una flessione del reddito disponibile lordo (-0,6%). Nel 2016 il tasso di investimento delle famiglie consumatrici è stato pari al 6,1%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al 2015. Gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 3,7%.”

Il lieve miglioramento del Pil registrato nel 2016 non è ancora sufficiente per far uscire l’Italia dalla situazione di crisi in cui si trova. Restano esigui i margini per poter varare una politica economica di ampio respiro. Non si ravvisano ancora elementi necessari ad una inversione di tendenza per iniziare uno sviluppo economico durevole. Il quadro economico congiunturale permane ad un livello di “galleggiamento” senza intravedere ancora i tempi di “emersione” che non possono più essere rinviati. Le crescenti esasperazioni sociali dei ceti più deboli, la storia insegna, spesso finiscono per sfociare in reazioni incontrollate. Oggi, il rischio maggiore che si corre è il ricorso a forme autoritarie di governi postfascisti generati da facili affermazioni dei movimenti populisti.

Salvatore Rondello

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