martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Je suis chrétien
Pubblicato il 10-04-2017


Mentre Trump, con un’azione in stile celodurista, sgancia qualche bomba sull’aeroporto siriano, l’Isis sferra uno dei suoi più brutali e vergognosi attacchi al mondo civile. Dopo la strage di Stoccolma, di stampo terroristico e in modalità islamiche, i due strazianti attentati in due chiese cristiane copte d’Egitto. Tra loro collegate e insieme concepite e preparate. Due kamikaze si sono fatti esplodere prendendo di mira le chiese di Tanta, nel Delta del Nilo, e di Alessandria, mentre i fedeli erano riuniti per celebrare la domenica delle Palme, uccidendo 45 persone e ferendone almeno 118. Un bilancio destinato a salire. I due attentati sono stati subito rivendicati dallo Stato islamico, attraverso l’agenzia Amaq che ha scritto: «Gruppi dell’Is hanno condotto gli attacchi contro due chiese a Tanta e Alessandria».

In quella di Alessandria l’obiettivo era il Papa copto Teodoro II, scampato fortuitamente all’attentato, e questo a venti giorni dall’arrivo in Egitto di Papa Bergoglio, che ha confermato la visita nonostante i drammatici avvenimenti e rischi conseguenti. Solidarietà al popolo cristiano, alla Chiesa copta e grande apprezzamento per la scelta di Papa Bergoglio che ancora una volta ha voluto confermare la sua tendenza al dialogo interreligioso e non soltanto verso le chiese cristiane. Il punto che emerge oggi non è però solo quello del nuovo attacco dell’Isis alle altre religioni, in particolare a quella cristiana. L’orrore delle due stragi concomitanti rimanda alla radice della guerra proclamata dal cosiddetto stato islamico e al comportamento che tutto il mondo civile deve assumere.

Dopo la strage di Parigi l’Avanti ebbe modo di sottolineare, in dissenso dal comportamento del governo, che anche l’Italia doveva sentirsi in guerra. E’ vero che in Italia, in Grecia e in Spagna, l’attacco dell’Isis non ha consumato vittime. E dunque un atteggiamento prudente, fatto anche di singolari bonus culturali per i diciottenni (“Ogni euro speso in armi sarà speso in cultura”, proclamò l’ex presidente Renzi), può avere influito sull’esenzione da terrorismo, un po’ sulla scorta degli effetti del cosiddetto lodo Moro degli anni settanta. Resta il fatto che un attacco alla cristianità, lo dico io che come Prampolini mi sento cristiano ma non credente, é anche un attacco alla nostra civiltà. Lo sarebbe se fosse stato compiuto all’incontrario. Ma siccome oggi, e non solo da oggi, sono i cristiani al centro del barbaro attacco, vale la pena, come ai tempi di Charlie Ebdo, di parafrasare”: “Je suis chrétien”. La nostra civiltà laica e tollerante deve reagire a questa barbarie. E le giravolte di Trump le fermi chi può. Il nostro nemico è l’Isis. Dev’essere chiaro anche a chi continua a non capire, a non sentire, a non parlare e a bombardare di qua e e di là…

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Commenti all'articolo
  1. A prima vista le parole del Direttore “mi sento cristiano ma non credente” sembrano avere il sapore di un ossimoro, ma potremmo anche interpretarle col disgiungere i due concetti, nel senso di tener distinti gli aspetti spirituali – che sono propri del “credente”, o comunque a lui più consoni e familiari – da quelli per così dire materiali, e allora l’apparente antinomia andrebbe verosimilmente a sfumare, non poco, fino a scomparire o quasi.

    I primi appartengono infatti alla sfera individuale di ciascuno, che li vive “intimamente” secondo il proprio grado di fede e devozione, difficilmente misurabile da altri, mentre i secondi si traducono nei nostri costumi, regole e comportamenti, che sono ben evidenti e stimabili, al punto da darci una identità, e risentono altresì – verrebbe da dire inevitabilmente – della storia e cultura religiosa di ogni comunità, anche quando il Paese di appartenenza si dichiara insistentemente laico.

    La contraddizione può essere semmai quella di Stati che nel voler sembrare fortemente laici, tendono a dimenticare, e a far dimenticare, o quantomeno “annacquare”, il proprio retroterra “sacro”, come se i principi civici non si siano sovente ispirati, nel corso del tempo, a quelli religiosi, mescolandosi e amalgamandosi in un tutt’uno, nel quale è poi difficile distinguere l’una o altra componente (il negarlo mi sembrerebbe francamente poco laico, come se qualcuno volesse cancellare, od oscurare, un pezzo di storia che gli appartiene ma non gli torna però gradito).

    Paolo B. 14.04.2017

  2. Dal commento del Direttore sembra di capire che la Costituzione europea avrebbe potuto comunque includere un riferimento alle proprie radici cristiane, giustappunto come patrimonio valoriale, e mi par di ricordare che fossero d’accordo in tal senso anche talune personalità laiche, pur se ebbe poi a prevalere un’altra logica.

    Paolo B. 14.04.2017

  3. Penso che le radici dell’Europa siano nei valori liberali della rivoluzione francese e nel messaggio del cristianesimo. Non penso che ci sia incompatibilità. Che cos’é in fondo il primo socialismo se non un cristianesimo di stampo liberale. Altro é il marxisimo. Altro è il cattlcesimo e la Chiesa, che non sempre ha saputo interpretare le migliori istanze della storia europea.

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