lunedì, 24 luglio 2017
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Opinioni e commenti
 

La frontiera d’Europa
Pubblicato il 23-04-2017


Con Brexit alle spalle, la Francia è la frontiera dell’Europa. Il voto delle presidenziali avrà un doppio effetto: decidere chi governerà la Francia, stabilire se l’Europa dell’Unione dovrà o meno vivere. Diciamolo in chiaro: senza l’Unione, l’Europa non esiste. Nella globalizzazione e al tempo della rivoluzione tecnologica soltanto solide piattaforme istituzionali ed economiche possono incidere sui destini del mondo. Senza l’Unione, l’Europa verrebbe spinta ai margini, relegata al ruolo di ancella. Niente più. Eppure, con questa Unione Europea, sedersi al tavolo dei Grandi è impossibile. Tenere in vita la cornice per cambiarla in profondità, questa deve essere la meta. Se vince la Le Pen, le spinte antieuropeiste prenderanno vigore anche in Italia. Ritorno alla lira, fuoriuscita dalle alleanze internazionali, superamento di Schengen – con grave danno per il nostro portafoglio e per la nostra economia – occuperanno il centro del dibattito. Scelte vendute come salvifiche e invece partoriranno solo disperazione.

Prima del ballottaggio francese tocca a socialisti e democratici europei farsi pionieri di un’altra Europa. Prevedere la revisione dei Trattati di Maastricht per favorire investimenti e Eurobond, lanciare l’elezione diretta dei vertici dell’U.E., gettare in un cestino il Trattato di Dublino per organizzare diversamente accoglienza e rimpatrio, dotarsi di un unico ministro del Tesoro e di politiche fiscali condivise. Insomma, o si torna a essere pionieri di una missione ideale o sarà il Pacifico la scacchiera del nuovo ordine mondiale. Ascoltami bene: nemmeno la grande Germania reggerà l’urto delle superpotenze. Figuriamoci il ‘sovranismo’ promesso da Salvini e dintorni.

Riccardo Nencini

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Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. L’ultimo capoverso di questo articolo prevede e propone di “farsi pionieri di un’altra Europa”, il che dovrebbe avvenire in un intervallo di tempo che, se non erro, è di due settimane, ossia piuttosto ristretto, stando perlomeno al comune metro di giudizio, tanto da sembrare quasi “una corsa”.

    Viene quindi abbastanza spontaneo il chiedersi perché mai non lo si sia già fatto prima, avendo a disposizione ben altro lasso di tempo, così da poter procedere senza accelerazioni, ma andando invece “di passo”, anche perché le cose dettate dalla “fretta” non sempre riescono al meglio (secondo un usuale modo di dire).

    Paolo B. 23.04.2017

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